Cambiare la scuola si può | Recensione di Rita Vittori

Daniele Novara [1], Cambiare la scuola si può. Un nuovo metodo per insegnanti e genitori, per un’educazione finalmente efficace, BUR , Milano 2019, pp. 272, € 15,00

         Il libro rappresenta un interessante momento di riflessione sulla scuola odierna, che ha visto introdurre al suo interno una serie di riforme e tecnologie senza però trasformare il metodo di lavoro proposto.

         Daniele Novara, nella Prima parte del libro, mette in evidenza come una scuola oggi sia ancora una scuola basata sul controllo del «risultato, obiettivo,  competenze» ottenuto attraverso la «lezione frontale», cioè il trasferimento di una serie di contenuti disciplinari da parte dell’insegnante verso un contenitore passivo, l’alunno. Una metodologia questa dove l’allievo viene valutato in base alla fedeltà tra il contenuto proposto e quello restituito attraverso le verifiche o l’interrogazione, definite «pratiche inerziali».

         Anche l’introduzione della didattica digitale in realtà non ha modificato il modello di apprendimento sotteso, sempre basato sulla trasmissività dei contenuti: semplicemente si è sostituito il libro con i contenuti multimediali. Anzi in alcuni aspetti l’uso del digitale sembra aver reso più difficoltoso il processo di apprendimento: si pensi ad esempio alla frammentazione dei tempi di attenzione dovuti all’interazione continua con le immagini, al mancato sviluppo di schemi motori importanti nell’apprendimento – che venivano assicurati dallo scrivere a mano, oggi sostituito dal semplice digitare su una tastiera le lettere ecc.

         In alternativa a una scuola di tipo tradizionale Daniele Novara ne propone una  intesa come comunità di apprendimento, sperimentata in alcune scuole di ogni ordine e grado da insegnanti  che si sono formati nei suoi corsi in questi anni.

         Vediamo quali sono i principii su cui poggia la scuola dell’apprendimento:

  1. il punto di partenza sono le concrete capacità di ciascun alunno, su cui l’insegnante costruisce laboratori, attività, ambienti di apprendimento. Di conseguenza si parla non di verifica di raggiungimento di obiettivi predefiniti, ma di valutazione dei progressi personali;
  2. si impara attraverso l’esperienza di gruppo. L’insegnante diventa il regista che organizza gli spazi della classe come laboratori di ricerca, aiuta il gruppo a mantenere un buon clima relazionale e organizza le domande intorno alle quali il gruppo-classe costruisce un lavoro di ricerca collettivo;
  3. sono le domande ad essere importanti e non le risposte. Nel metodo maieutico l’apprendimento effettivo coinvolge l’intera personalità degli allievi; non solo la memoria, ma anche le capacità applicative. Negli esempi descritti nel libro vediamo come l’insegnante pone al gruppo «domande legittime» cioè non a risposta chiusa, ma che implicano risposte complesse. Non esistono allora risposte esatte o sbagliate, ma risposte provvisorie, legate a un’ipotesi di lavoro e che incidono sulla motivazione e sull’interesse, in quanto implicano capacità come l’immaginazione e la creatività;
  4. si impara sbagliando. Nella scuola tradizionale l’errore è considerato un fallimento e incide sull’autostima dell’allievo, insinuando in lui timori, ansie o rifiuto dell’esperienza. La nuova prospettiva vede l’errore come motore di cambiamento; da una parte sprona a chiedere aiuto agli altri, invece di isolarsi davanti a risultati scarsi o nulli; dall’altra induce a trovare nuove soluzioni o le correzioni adatte per arrivare al prodotto desiderato;
  5. la valutazione diventa l’osservazione dei progressi e dei cambiamenti, aumentando la consapevolezza del proprio percorso.

         Parallelamente nel libro troviamo sia esempi di percorsi scolastici, sia una parte dedicata ai genitori, collocata dopo ogni capitolo.

         Qui Daniele Novara propone una serie di riflessioni e consigli ai genitori  per correggere una serie di comportamenti che hanno prodotto molte confusioni educative in questi anni e recuperare il reale senso dell’autorità genitoriale.


Daniele Novara, fondatore (nel 1989) e direttore del CPP, pedagogista, ha pubblicato molti altri lavori (già recensiti in queste stesse «pagine»  dal Centro Studi Sereno Regis): Litigare fa bene (2013, https://serenoregis.org/2014/01/23/litigare-fa-bene-recensione-di-laura-tussi/); Urlare non serve a nulla (2014, https://serenoregis.org/2014/12/04/urlare-non-serve-a-nulla-recensione-di-cinzia-picchioni/ ); Meglio dirsele (2015); Punire non serve a nulla (2016); Non è colpa dei bambini (2017); I bulli non sanno litigare (2018); Organizzati e felici (2019, https://serenoregis.org/2020/02/06/organizzati-e-felici-recensione-di-angela-dogliotti/ ).

È ideatore del Metodo Maieutico nell’apprendimento e nella relazione d’aiuto. Ha inoltre ideato il metodo Litigare Bene, per gestire i conflitti dei bambini.

È docente del Master in Formazione interculturale presso l’Università Cattolica di Milano. Dirige gli studi di consulenza pedagogica, nelle sedi CPP di Milano, Piacenza e Brescia, per sostenere i genitori nel loro ruolo educativo.


[1] [NdR] L’autore, in tempi di coronavirus, ha pubblicato questa riflessione (nel suo sito www.cppp.it, del Centro PsicoPedagogico di Piacenza): «Anche nei momenti peggiori ci vuole metodo: cercare di imparare dalle difficoltà, saper fare le mosse giuste e continuare a condividere anche a distanza. L’apprendimento è sempre necessario e permette di ripartire con coraggio» (D. Novara).

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