Sbilanciamo l’economia. Una via d’uscita dalla crisi – Recensione di Nanni Salio

Giulio Marcon, Mario Pianta, Sbilanciamo l’economia. Una via d’uscita dalla crisi, Laterza, Bari 2013, pp. 188

Da oltre un decennio, la Campagna Sbilanciamoci!, di cui i due autori sono tra i principali animatori, pubblica articoli e rapporti sull’economia italiana e suggerimenti per una transizione verso la sostenibilità. Il libro nasce dunque da una lunga e profonda riflessione.

Il primo capitolo passa in rassegna gli aspetti e le cause essenziali della grande crisi sistemica globale che ha colpito non solo l’Italia, ma l’Europa, gli USA (la crisi nasce a Wall Street!) e, si può ben dire, il mondo intero. Sviluppo insostenibile e predominio di una finanza da gioco d’azzardo sono due degli aspetti di questa crisi, sulla cui analisi sono molti a convergere, anche se le misure per affrontarla divergono.

E’ nel secondo capitolo che vengono indicate “sette strade per uscire dalla crisi”:

1. misure per uscire dalla recessione (riassunte nel bilancio di previsione di sbilanciamoci, riportato nella tabella a p. 66);

2. spesa pubblica intesa come “fa’ la spesa giusta” (welfare, diritti sociali, spesa militare, immigrazione);

3. una grande redistribuzione (tasse, redistribuzione della ricchezza, evasione fiscale);

4. sviluppo giusto e sostenibile (energia, mobilità sostenibile, piccole opere);

5. beni comuni (acqua, paesaggio);

6. saperi e saper fare (scuola, università, formazione);

7. lavoro (reddito di cittadinanza, democrazia).

Sono proposte di buon senso, presentate in forma essenziale, senza troppi tecnicismi. Tra i pochi lavori, inoltre, che mettono l’accento sulla spesa militare, non solo per questioni di principio, che qui non vengono discusse, ma per l’enorme spreco di risorse che comportano. La questione egli F35 insegna!

E infine, nel terzo capitolo, il convitato di pietra: “la politica che ci vorrebbe” e, tra le righe, direi: “i politici che ci vorrebbero”. Parafrasando una citazione di Norberto Bobbio (p. 133) ci si potrebbe chiedere se “il sistema economico capitalista sia compatibile con la democrazia”. La democrazia attuale è in crisi un po’ ovunque, oscillando tra tecnocrazia e populismo, con una disaffezione crescente della popolazione e una partecipazione elettorale che ormai, anche in Italia, scende sotto il 50%.

Gli autori discutono le possibili forme di “politica dal basso” e il ruolo che i movimenti possono avere per dare nuovo vigore alla partecipazione e a una democrazia non soltanto rappresentativa. Sappiamo bene come la speranza di costruire un “movimento dei movimenti” sia per il momento solo una bella e un po’ vaga teoria. L’ “internazionale del capitale finanziario” ha anticipato e realizzato ben prima dei movimenti una capacità organizzativa su scala mondiale, mentre i movimenti sono frammentati in mille rivoli.

Per riuscire concretamente a sbilanciare sia l’economia sia la politica, come propongono Giulio Marcon e Mario Pianta, occorre allora riprendere seriamente in considerazione anche quelle proposte e quelle esperienze che hanno tentato e continuano a tentare di costruire società nonviolente su piccola scala, secondo le visioni e gli insegnamenti di Gandhi, Illich, Schumacher, per limitarci alle personalità più note. E’ di questi ultimi tempi il “manifesto per una società conviviale” proposto da Alain Caillé e sottoscritto da varie personalità (Edgar Morin, Serge Latouche, Susan George…) che si richiama poprio all’idea di convivialità proposta da Ivan Illich sin dagli anni 1970 (Caillé: meglio conviviali che liberisti, http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/meglio-conviviali-che-liberisti.aspx)

Gandhi è riuscito a sbilanciare l’impero inglese. Spetta a noi sbilanciare l’impero USA del capitalismo militare e finanziario.

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