Le prime radici. La via alla cooperazione e al mercato – Recensione di Nanni Salio

Luigino Bruni, Le prime radici. La via alla cooperazione e al mercato. Prefazione di Stefano Zamagni, Il Margine, Trento 2012, pp. 240.

In questi tempi di crisi sistemica globale è importante interrogarci a tutto campo, sia sulle nostre radici (il titolo del libro richiama esplicitamente il noto lavoro di Simone Weil), sia sui fondamenti, a dir poco molto precari, delle dottrine economiche, sia infine sulle alternative possibili, necessarie, desiderabili.

Ecco allora che il lavoro di Luigino Bruni ci permette di esplorare una delle vie possibili, quella dell’ “economia civile di mercato”, a partire dalla ricostruzione storica delle esperienze cooperative, in particolare in Italia, ma più in generale in Europa, e ancor più in ogni parte del mondo. Intanto, perché l’aggiunta del termine civile? Evidentemente, perché la sola economia di mercato è “incivile”, come vediamo giorno dopo giorno, fondata sull’avidità senza limiti di quell’1%, e anche meno, che ha il controllo quasi totale dell’enorme massa di transazioni dell’economia finanziaria.

L’autore ci ricorda che anche le esperienze cooperative nacquero durante fasi di profondo cambiamento della società, prima rivoluzione industriale e persino in tempi precedenti. Oggi, tuttavia, pur in presenza di grandi sconvolgimenti, dobbiamo evidenziare il fatto che rispetto a quei tempi lontani c’è “qualcosa di nuovo sotto il sole” (John R. McNeill, Einaudi, Torino 2002). La grande crisi non è solo economico-finanziaria, generata dalla “distruzione creatrice” del capitalismo, secondo l’interpretazione di Schumpeter (p. 26), ma siamo in presenza della ancora più grande e pericolosa crisi ecologico-energetica, di cui il cambiamento climatico è la minaccia per eccellenza (si veda a questo proposito l’articolo di Chomsky, “Può la civiltà sopravvivere al capitalismo?”, http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.phpname=News&file=print&sid=11690).

La distruzione, più che creatrice, rischia di essere definitivamente distruttrice, portandoci al “collasso globale”.

Tuttavia, è sorprendente, e fonte di speranza, il fatto che “il movimento cooperativo fu un ‘movimento di movimenti’, una confluenza polifonica e meticcia di tante anime…” (p. 18). Ma non è proprio ciò di cui in molti parlano oggi, da Paul Hawken (Moltitudine inarrestabile, Edizioni Ambiente, Milano 2009) al progetto IOPS (International Organization for a Participatory Society, www.iopsociety.org ) ad altri ancora? Inoltre, quello che caratterizza ulteriormente queste esperienze è la “dinamica del carisma” (pp. 24-31). Carisma inteso come “dono” che evoca a sua volta l’economia del dono, e si traduce istituzionalmente, quando ciò avviene, in bene comune, anche in questo caso evocando l’economia dei beni comuni oggi al centro di un rinnovato interesse.

Nelle pagine conclusive, Bruni invita il movimento cooperativo ad allearsi “con tutta quella fioritura di esperienze di consumo solidale e critico quali i Gruppi di acquisto solidale (Gas)… e le tante forme di gestione cooperaiva dei beni comuni…” (p. 207).

Allargando ancora lo sguardo, possiamo dire che dall’esperienza di Mondragon nei Paesi Baschi a quelle ricordate da Gar Alperovitz negli USA (“Gar Alperovitz on Cooperative Economy”, http://www.yesmagazine.org/new-economy/gar-alperovitz-on-cooperative-economy-Ill-bet-my-life-on-it ), alle esperienze di economia gandhiana in India, a quelle dei Sem Terra e delle popolazioni indigene in America Latina, un po’ ovunque si stanno gettando i semi di un cambiamento indispensabile per uscire dalla “notte del nostro tempo” (p. 227).

Occorre completare questa “mappa” e il lavoro di Bruni è un primo importante tassello.

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