Dio non uccide. Vita di Pérez Esquivel – Recensione di Enrico Peyretti

Arturo Zilli, Dio non uccide. Vita del premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel, Il Margine, Trento 2012, pp. 175, € 16.

«Dios no mata» (Dio non uccide) è scritto col sangue di un precedente prigioniero torturato sul muro della cella, un “tubo” oscuro in cui Pérez Esquivel è tenuto trentadue giorni. Siamo nell’Argentina della dittatura militare (dal 24 marzo 1976 al 1983) in difesa «della cristianità e della civiltà occidentale» contro i movimenti popolari di sinistra. La consegna dei militari, collegati alla P2 di Licio Gelli, è stata così espressa: «Prima ammazzeremo tutti i sovversivi, i fiancheggiatori e i simpatizzanti. Poi ammazzeremo gli indifferenti e infine gli indecisi». I desaparecidos argentini alla fine saranno 30.000.

Esquivel è stato arrestato il 4 aprile 1977 (anniversario di M. L. King). Per estremo tormento gli viene fatto provare il “volo della morte”: incatenato sull’aereo da cui tanti altri sono stati gettati in mare, viene risparmiato solo grazie alla forte pressione internazionale mossa dalle associazioni nonviolente – Pax Christi gli ha conferito il premio Giovanni XXIII per la pace – a riprova che questa forma di difesa può essere efficace. Sarà messo in libertà vigilata il 23 giugno 1978. Nel 1980 riceve il premio Nobel per la pace.

Il libro del giovane Autore Zilli segue la vita di Pérez Esquivel dall’infanzia nutrita di sapienza india, di dolore e povertà, agli impegni e ai vasti contatti internazionali per la pace e la giustizia nel Serpaj, Servicio Paz y Justicia, di cui è coordinatore. In questa realtà conosce e incontra testimoni mondiali della nonviolenza, come Lanza del Vasto, i coniugi Goss, Desmond Tutu. Noi sappiamo che in un viaggio in Italia fu ospitato a Torino in casa di Domenico Sereno Regis.

Il libro di Zilli è corredato di decine di testi dello stesso Esquivel, tra i quali il discorso a Oslo per l’accettazione del Nobel, di belle fotografie, ed è aggiornato all’anno in corso, il 2012. Documenta l’atteggiamento duplice della chiesa: la gerarchia osserva un «santo silenzio» sugli abusi della dittatura, ma ci sono laici e preti «testimoni e martiri di una chiesa profetica a fianco del popolo». Documenta anche la crisi del debito argentino (deuda externa, deuda eterna) causato dai governi liberisti e privatizzatori, dipendenti dagli Usa, debito che Esquivel dichiara «immorale e illegittimo». Il libro registra il movimento delle Madres, la memoria delle vittime, la vicenda dei territori Mapuche acquistati da Benetton, le faticose procedure giudiziarie contro i militari dittatori, i conflitti e diritti ambientali, la ricerca di democrazia partecipativa.

Possiamo affermare che il Nobel assegnato a Adolfo Pérez Esquivel non è “per la pace” in senso troppo generico, e in certi casi anche indebito, ma è precisamente per la nonviolenza attiva come la via adeguata alla pace.

 

22 settembre 2012

 

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