Pillole alfabetiche. X come raggi, radiografie, radiofrequenze, onde, wireless, telefoni cellulari e portatili (sì, anche i cordless di casa) ecc.

Che ve lo scrivo a fare che non ho un telefono cellulare? Che ve lo ricordo a fare che la domanda-koan della semplicità volontaria è «mi serve davvero?»

Per quanto mi riguarda basterebbe il fatto che ogni anno nel mondo si producano 40 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici (1400 milioni di telefoni cellulari venduti nel 2010 – e facilmente buttati dopo pochi mesi per comprare un modello più nuovo…) o che per produrre «l’elettronica» servano materie prime estratte dalle miniere… «[…] i minerali destinati a produrre il coltan, un superconduttore utilizzato in videocamere, telefonini e in tutti gli apparecchi hi-tech, provengono per l’80% da miniere congolesi, dove il coltan rappresenta una redditizia fonte economica da parte di diversi movimenti di guerriglia – che ignorano i diritti dei minatori come la tutela dell’ambiente – e concorre, quindi, indirettamente ad alimentare la guerra civile nella regione del Congo».

E se volete saperne di più cercate anche «slavery footprint», cioè l’impronta di schiavitù, cioè «quanti schiavi lavorano per te? Nel sito risponderete a un questionario il cui risultato vi darà la vostra «impronta di schiavitù»: avete una t-shirt? 1,4 milioni di bambini costretti a lavorare ogni giorno nei campi di cotone dell’Uzbekistan; avete un tappeto? 200mila minori sono costretti a tessere nelle industrie dell’Uttar Pradesh; avete un telefonino? Sfruttamento nelle miniere del centrafrica per telefonini & c.; usate cosmetici? In India, minatori sfruttati per estrarre la mica, un minerale brillante richiestissimo dall’industria della bellezza…

Poi a me, per decidere di non usare il telefonino – basta sapere che funzioni con una batteria (e anche se si ricarica – consumando comunque energia elettrica – è sempre una batteria) e cerco di non utilizzare apparecchi a batteria in generale.

Ma poi in assoluto mi basterebbe sapere che le onde elettromagnetiche disorientano il volo delle api (e non possiamo dimenticare che non mangiamo telefonini, ma vegetali e che sono le api a garantirci il cibo, insieme con i contadini!).

Comunque, questo basterebbe a me (e infatti vivo benissimo senza un telefono cellulare), ma invece ci sono notizie che forse smuovono qualcuno che ha bisogno di dati più «scientifici» e meno «bucolici» per riflettere se davvero sia necessario avere, tutti, sempre un (o più d’uno) telefono cellulare:

 

Tratto da «La Stampa» del 20 marzo 2012

 Sette ore al giorno al cellulare. Si ammala di tumore al cervello. Guariniello indaga la relazione tra malattia e onde elettromagnetiche (Massimiliano Peggio)

Una vita al telefono. Sempre incollato al cellulare per lavoro. Sette ore al giorno per quasi vent’anni. Oggi si trova a combattere con un glioblastoma, tumore maligno al cervello: malattia insidiosa che in genere non lascia scampo. Si tratta di un uomo di 45 anni, imprenditore, in cura a Torino: il suo caso è stato segnalato alla Procura di Torino. Il procuratore Raffaele Guariniello ha aperto un fascicolo d’indagine per accertare eventuali correlazioni tra la malattia e la lunga esposizione alle onde elettromagnetiche sprigionate dagli apparecchi telefonici utilizzati dall’imprenditore.[…]. La forma tumorale riscontrata dai medici potrebbe essere compatibile con le valutazioni di uno studio presentato lo scorso anno dallo IARC (l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro), frutto del lavoro di un gruppo di 31 scienziati provenienti da 14 nazioni. La relazione, pur non essendo basata su convergenze scientifiche, lancia un allarme generico contro l’abuso dei dispositivi elettronici, indicando alcune precauzioni.

Gli scienziati hanno i ritenuto i campi elettromagnetici delle radiofrequenza come «possibilmente cancerogeni per l’uomo». Di fatto hanno segnalato una «evidenza limitata di cancerogenicità», cioè «situazione in cui viene osservata un’associazione positiva tra l’esposizione e il cancro, ritenendo quindi credibile il rapporto causale». Ma, aggiunge la relazione: «errori dovuti al caso o eventuali distorsioni, non possono essere esclusi con ragionevole certezza». Nessuna prova scientifica, dunque. Ma il rischio cancerogeno si concentra ai gliomi, tumori al cervello, e ai neurinomi dell’acustico, tumori all’apparato uditivo.

L’indagine è scaturita da un referto medico. L’uomo è stato sentito negli uffici della procura e ha confermato di aver usato per circa sette ore al giorno il telefonino, senza adottare nessun tipo di cautele. La relazione, in merito, suggerisce alcuni comportamenti precauzionali, come l’impiego di auricolari o delle funzioni vivavoce nel corso delle telefonate. E consiglia di limitare l’uso dei cellulari a non più di 30 minuti al giorno. «Tuttavia le conoscenze scientifiche – si legge negli atti del Ministero della Salute – oggi non consentono di escludere l’esistenza di causalità quando si fa un uso molto intenso del telefono cellulare. Va quindi applicato, soprattutto per quanto riguarda i bambini, il principio di precauzione, che significa anche l’educazione ad un utilizzo non indiscriminato, ma appropriato, limitato alle situazioni di vera necessità, del telefono cellulare».

Ma prima di questo recente articolo c’era già stato quest’altro (il 31 maggio 2011), che è un po’ lungo ma vale la pena leggerlo fino in fondo:

 

Oms, verdetto su cellulari e wireless «Potrebbero causare il cancro»

L’Agenzia internazionale per la ricerca sui tumori mette sotto accusa campi magnetici e radiofrequenze in quanto fattori di rischio per il glioma al cervello. Ma avverte: «È il risultato degli studi portati avanti finora, servono ancora accertamenti»

ROMA – L’uso dei telefoni cellulari e di altri apparati di comunicazioni wireless «potrebbe causare il cancro negli esseri umani». È il «verdetto» annunciato oggi dall’Agenzia internazionale per la ricerca contro i tumori, organismo di consulenza specializzato dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il rischio accertato, a parere dell’Agenzia, riguarda in generale i campi elettromagnetici di radiofrequenza e include i telefoni portatili. Il team, composto da 31 esperti dell’International agency for research on cancer (Iarc), si è incontrato nei giorni scorsi a Lione e, ha spiegato Jonathan Samet, presidente del gruppo di lavoro, «ha raggiunto questa conclusione basandosi sull’analisi degli studi epidemiologici effettuati sugli esseri umani», ma anche su test sugli animali.

«In entrambi i casi – ha spiegato Samet – le evidenze sono state giudicate ‘limitate’ per quanto riguarda il glioma e il neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo, NdR), mentre per altri tipi di tumore non ci sono dati sufficienti». Gli esperti hanno sottolineato che serviranno ulteriori ricerche prima di avere conclusioni definitive: «La nostra classificazione implica che ci può essere qualche rischio – ha aggiunto l’esperto – e che tuttavia dobbiamo continuare a monitorare con attenzione il link tra i cellulari e il rischio potenziale. Nel frattempo è importante prendere misure pragmatiche per ridurre l’esposizione, come l’uso di auricolari o il preferire i messaggi di testo alle telefonate ove possibile».

Un annuncio che inevitabilmente riapre il dibattito lungo 20 anni sulla sicurezza della telefonia mobile per la salute umana. Si contano 5 miliardi di telefonini in tutto il mondo, solo in Italia quasi due a testa, circa 100 milioni di cellulari. dal canto suo, il Codacons ha annunciato una class action: «Già da tempo il nostro ufficio legale, sulla base delle conoscenze finora acquisite ha avviato un studio sulla fattibilità di un class action in favore di tutti coloro che utilizzano telefonini cellulari in relazione ai danni alla salute da questi prodotti. Dopo l’allarme lanciato dall’Oms la nostra azione collettiva prende sempre più forma ed è destinata ad approdare a breve in tribunale», afferma il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi. «Dopo la notizia diffusa oggi – prosegue Rienzi – chiediamo al Ministero della Salute di obbligare i produttori di apparecchi telefonici ad apporre sui cellulari avvertenze circa possibili pericoli per la salute al pari di quanto già avviene per i pacchetti di sigarette».

Nella lunga polemica sulla tesi della pericolosità delle radiofrequenze, che l’industria ha sempre contestato, il verdetto odierno dell’Agenzia, che sarà sottoposto all’Oms, non mette dunque un punto fermo, ma si limita a rilanciare l’allarme: «Le prove, che continuano ad accumularsi – ha aggiunto Samet – , sono abbastanza da giustificare una classificazione al livello 2b», uno dei cinque livelli che definiscono i prodotti possibilmente cancerogeni. Il livello 2b identifica, nella fattispecie, il principio di pericolosità dovuto all’abuso, cioé ad un utilizzo intensivo – in questo caso – del telefono cellulare o del wi-fi in ambienti ristretti. Per fare un esempio, nella classificazione 2b c’è anche il caffè, il cui abuso può provocare danni fisici all’essere umano.

I produttori, che assicurano il finanziamento di studi indipendenti per conoscere l’effettivo rischio, sottolineano che la classificazione fissa il rischio ad un terzo livello su una scala di 5 livelli, un livello che «contiene altre sostanze di uso comune come ad esempio il caffè e i sottoaceti».

E anche dall’Istituto Superiore di Sanità si sottolinea la necessità di studi ulteriori: «Quello più importante si chiama Cosmos, e coinvolge 250 mila persone in tutta Europa – conferma Susanna Lagorio epidemiologa dell’Istituto scientifico del Ministero della Salute – e dovrebbe riuscire a superare tutte le limitazioni dei precedenti. Nel frattempo le raccomandazioni di limitare l’uso del telefonino sono più che altro a scopo precauzionale, perché solo l’Oms può dare indicazioni di salute pubblica, e lo farà probabilmente tra due anni in un volume apposito sulle radiofrequenze».

Quello che è certo è che sul rapporto tra cellulari e tumori la scienza in questi anni si è divisa: alcuni studi hanno ritenuti i telefonini potenzialmente cancerogeni, altri li hanno assolti e altri ancora, come la ricerca Interphone, finanziata dall’Organizzazione mondiale della sanità e i cui risultati erano stati diffusi lo scorso dicembre, non erano arrivati ad alcuna certezza che l’utilizzo dei cellulari, anche prolungato, potesse aumentare il rischio di tumori al cervello.

Ma oggi l’Oms, grazie al suo gruppo di 34 esperti che ha definito i campi elettromagnetici come ‘possibly carcinogenic’, cerca di aggiungere un tassello alle attuali conoscenze.

Rimangono perplessità che lo studio Interphone, il più grande mai effettuato sulla pericolosità dei telefoni cellulari, non era riuscito a dissipare nonostante 10 anni di lavoro, più di 19 milioni di euro e 10mila interviste condotte in 13 Paesi. Le cifre uscite dalla ricerca parlavano di un’assenza di rischio per gli utilizzatori, fatta eccezione per i più assidui, anche se erano gli stessi autori a mettere le mani avanti. «I risultati non ci permettono di dire che c’è qualche rischio associato all’uso dei telefonini – affermava Christopher Wild, direttore dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) dell’Oms, che ha finanziato lo studio – ma è anche prematuro affermare che il rischio non c’è». I risultati dello studio avevano mostrato una minore probabilità di sviluppare i tumori in chi utilizzava poco il telefonino rispetto anche ai soggetti sani, mentre per gli utilizzatori più assidui, che comunque non superavano la mezz’ora al giorno, è risultato un maggior rischio per il glioma pari quasi a un terzo.

In questi ultimi mesi non sono mancati altri studi sull’argomento, spesso con risultati contraddittori. Secondo una ricerca pubblicata lo scorso febbraio le telefonate lunghe modificano l’attività del cervello nelle zone limitrofe alla posizione dell’antenna, ma non è chiaro se questo cambiamento di attività abbia dei significati dal punto di vista della salute, e anzi per un’altra ricerca l’uso del telefonino aumenterebbe la memoria. Un altro studio aveva messo in luce invece alcuni effetti negativi sulla fertilità. Tuttavia, nonostante le poche certezze, lo scorso 27 maggio [del 2011, NdR] il Consiglio d’Europa ha deciso di dire no ai telefonini nelle scuole e far utilizzare nelle classi i collegamenti fissi per internet invece del wi-fi per ridurre i pericoli derivanti dell’esposizione ai campi elettromagnetici, sulla base del principio di precauzione.

31 maggio 2011

Mi serve davvero?

Produce schiavitù?

Causa inquinamento?

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