Come i cosiddetti guardiani della libertà di parola stanno mettendo a tacere il messaggero – John Pilger

Mentre Stati Uniti e Gran Bretagna stanno cercando pretesti per invadere un altro paese arabo ricco di petrolio, l’ipocrisia è di prammatica. Il colonnello Gheddafi è “deludente” e “grondante di sangue” mentre gli autori di un’invasione che ha ucciso un milione d’irakeni, che hanno rapito e torturato a nome nostro, sono del tutto a posto, mai grondanti di sangue e ancora una volta gli arbitri della “stabilità”.

Ma qualcosa è cambiato. La realtà non è più quella che dicono i potenti. Di tutte le spettacolari rivolte al mondo, la più avvincente è l’insurrezione della conoscenza innescata da WikiLeaks. Non è un’idea nuova. Nel 1792, il rivoluzionario Tom Paine ammoniva i suoi lettori in Inghilterra che il loro governo credeva che “la gente dev’essere raggirata e tenuta nell’ignoranza superstiziosa da un qualche spauracchio”. I Diritti dell’uomo di Paine era considerato una tal minaccia per il controllo dell’élite che venne ordinato a una giuria d’accusa segreta d’imputarlo di “cospirazione pericolosa e traditrice”. Saggiamente, lui cercò rifugio in Francia.

Le traversie e il coraggio di Tom Paine sono citati dalla Sydney Peace Foundation (Fondazione per la Pace di Sydney) nel conferimento della medaglia d’oro australiana per i diritti umani a Julian Assange. Come Paine, Assange è un cane sciolto che non serve alcun sistema ed è minacciato da una giuria d’accusa segreta, dispositivo perfido abbandonato da tempo in Inghilterra ma non negli Stati Uniti. Se estradato negli USA, è probabile che sparisca nel mondo kafkiano che produsse l’incubo di Guantanamo Bay e ora accusa Bradley Manning, presunto autore degli allarmi di WikiLeaks, di un crimine per il quale è prevista la pena di morte.

Non dovesse riuscire l’attuale appello britannico di Assange contro la richiesta di estradizione in Svezia, una volta accusato gli sarà probabilmente negata la libertà su cauzione e sarà tenuto in isolamento fino al suo processo a porte chiuse. La pratica contro di lui è già stata archiviata da un autorevole pubblico ministero a Stoccolma ma riesumata quando un politico di destra, Claes Borgstrom, è intervenuto con asserzioni pubbliche sulla “colpa” di Assange. Borgstrom, avvocato, rappresenta ora le due donne coinvolte. Il socio del suo studio è Thomas Bodstrom, che da ministro della giustizia svedese nel 2001, fu implicato nella consegna di due profughi egiziani innocenti a una squadra rapimenti CIA all’aeroporto di Stoccolma. Successivamente la Svezia riconobbe loro indennizzi per la tortura subita.

Tali fatti furono documentati in una conferenza parlamentare australiana a Canberra il 2 marzo u.s.. Delineando un clamoroso errore giudiziario sulla testa di Assange, l’inchiesta sentì le testimonianze di esperti secondo i quali il comportamento di certi funzionari in Svezia alla luce dei criteri internazionali di giustizia sarebbero da considerare “altamente impropri e reprensibili [e] precluderebbero un processo equo”. Tony Kevin autorevole ex-diplomatico australiano, descrisse gli stretti legami fra il primo ministro svedese Frederic Reinheldt e la destra repubblicana USA. “Reinfeldt e [George W] Bush sono amici” disse. Reinhaldt ha attaccato pubblicamente Assange e assunto Karl Rove, l’ex-amico intimo di Bush, per consulenza. Le implicazioni di un’estradizione di Assange in USA sono fosche.

L’inchiesta australiana è stata ignorata nel Regno Unito, dove si preferisce attualmente la farsa nera. Il 3 marzo, il Guardian annunciava che Dream Works di Stephen Spielberg doveva fare “un giallo investigativo sullo stile di Tutti gli uomini del presidente” a partire dal libro WikiLeaks: Inside Julian Assange’s War on Secrecy [WL: dentro la guerra al segreto di J.A.]. Ho chiesto a David Leigh, che ha scritto il libro con Luke Harding, quanto Spielberg avesse pagato il Guardian per i diritti filmografici e che cosa s’aspettasse di fare personalmente. “Nessuna idea” è stata la criptica risposta del “redattore delle indagini” del Guardian. Che non ha pagato nulla a WikiLeaks per il suo scrigno di rivelazioni. Assange e WikiLeaks — non Leigh o Harding — sono responsabili di quanto il capo-redattore del Guardian, Alan Rusbridger, definisce “uno dei maggiori scoop giornalistici degli ultimi 30 anni”.

Il Guardian ha chiarito di non prevedere utilizzi ulteriori di Assange, un cannone in libertà che non si attagliava al mondo Guardian, che si è dimostrato un negoziatore tosto non facile da ingabbiare. E coraggioso. Nel libro auto-ossequioso del Guardian, l’audacia straordinaria di Assange viene soppressa; diventa una figura di meschino stupore, un “australiano insolito” con una madre “dai capelli crespi”, gratuitamente tacciato di “insensibilità” e di “personalità problematica” che rientrava nella “gamma dell’ autismo”. Come tratterà Spielberg quest’infantilizzazione del personaggio?

Nel programma Panorama della BBC, Leigh ha insistito pesantemente nel sostenere che Assange non si cura della vita di coloro che sono citati nelle notizie da lui divulgate. In quanto all’asserzione che Assange si sarebbe lamentato di una “cospirazione ebraica”, a seguito di un torrente di assurdità internet secondo cui egli sarebbe un maligno agente del Mossad, Assange l’ha respinta come “completamente falsa, in spirito e parole”.

È difficile descrivere, figuriamoci immaginare, il senso d’isolamento e lo stato d’assedio di Julian Assange, che in una forma o in un’altra sta pagando per aver mostrato la falsa facciata di un potere rapace. L’infezione ulcerosa qui non è l’estrema destra ma il liberalismo esangue dei guardiani dei limiti della libertà di parola. Il New York Times si è distinto nello spulciare e censurare il materiale di WikiLeaks. “Portiamo tutti i messaggi al governo” ha detto Bill Keller, il direttore responsabile; “ci hanno convinti che sia saggio confezionare certe informazioni”. In un articolo di Keller, Assange viene maltrattato personalmente. Alla Columbia School of Journalism il 3 febbraio scorso, Keller ha detto di fatto che non si poteva confidare nel pubblico per il rilascio di ulteriori messaggi. Potrebbe causare una “cacofonia”. Ha parlato il portinaio del borgo.

L’eroico Bradley Manning viene tenuto nudo sotto luci e cineprese 24 ore al giorno. Greg Barns, direttore dell’Alleanza Australiana degli Avvocati, dice che sono giustificati i timori che Julian Assange “finisca sotto tortura in un carcere americano di alta sicurezza”. Chi condividerà la responsabilità per un tale delitto?

15.03.2011

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: How the So-Called Guardians of Free Speech Are Silencing the Messenger

http://www.transcend.org/tms/2011/03/how-the-so-called-guardians-of-free-speech-are-silencing-the-messenger/

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