Comunità per liberare il futuro dal fascismo

Shane Burley

Autore Shane Burley


La sfida per gli antifascisti oggi è quella di attivare la capacità di agire da cuscinetto per le comunità emarginate e per i movimenti che lottano per un mondo nuovo, creare cioè comunità per liberare il futuro dal fascismo

Comunità per liberare il futuro dal fascismo
Photo by Michael Anfang on Unsplash

Il 17 agosto 2019, una coalizione di gruppi antifascisti e progressisti ha organizzato un raduno per protestare contro un evento di Proud Boy previsto a Portland, Oregon. Al raduno c’era un’atmosfera carnevalesca – creata dal PopMob, un gruppo antifascista di portlandesi preoccupati che cerca di “resistere all’alt-right con capriccio e creatività” – coinvolgendo un’ampia gamma di organizzazioni, da gruppi sindacali e religiosi, e gruppi di diritti civili come il NAACP, a organizzazioni più militanti come Rose City Antifa.

Durante la protesta, insieme agli organizzatori autonomi del black bloc, hanno agito come un cuscinetto tra la folla e le centinaia di Proud Boys, ammassati sull’altra riva del parco che entrambi i gruppi stavano occupando. Questo ha creato un ambiente collaborativo in cui gli antifascisti militanti e i gruppi civili hanno unito le forze per affrontare un nemico comune. La folla era più sicura grazie ai militanti e i militanti avevano le spalle coperte da centinaia di persone. Questo tipo di coalizione consente a ciascun gruppo di portare la propria strategia, le proprie tattiche e la propria identità, e di scoprire che, mantenendo la propria unicità, il progetto complessivo diventa più forte.

Negli ultimi cinque anni di scontri di estrema destra, abbiamo visto coalizioni e collaborazioni, e a volte anche una sovrapposizione, tra una vasta gamma di gruppi di sinistra – i gruppi religiosi progressisti, le organizzazioni Black Lives Matter, i gruppi di sostegno ai migranti e i gruppi tradizionali di sinistra radicale – e gruppi antifascisti più militanti. E insieme sono stati in grado di raggiungere importanti obiettivi. Il pubblico stesso si è abituato alla partecipazione congiunta in movimenti di massa come Black Lives Matter, Occupy e anche in eventi più liberali e conflittuali, come la Women’s March del 2017. Questo significa che i gruppi antifascisti hanno una base solida che gli consente di organizzare le loro comunità; una base che può adattarsi rapidamente ad azioni coordinate per contrastare le mobilitazioni di estrema destra.

L’antifascismo disegna le sue strategie a partire da ciò che frena l’opposizione. Nel fare questo, si instaura un rapporto speciale tra le organizzazioni antifasciste e i loro alleati nella società. Un membro di un’organizzazione antifascista militante assume un ruolo specifico: pianifica l’evento, si assume i rischi, e comunica con i sostenitori. Ma ciascun sostenitore è altrettanto importante, perché senza una partecipazione di massa è difficile contrastare un raduno fascista in uno spazio definito. Questo è il modello che ha funzionato negli Stati Uniti e nel mondo.

Siamo in un punto della storia in cui l’antifascismo deve rimanere sempre presente, non solo per respingere l’avanzata dell’estrema destra, ma anche per proteggere i movimenti sociali di sinistra che sono costantemente minacciati dalla violenza, il reindirizzamento e l’infiltrazione statale. Allo stesso tempo, c’è sempre il rischio che il contenuto rivoluzionario venga incanalato per sostenere l’elettoralismo o altre aspirazioni riformiste. La domanda, allora, è: cosa servirà per costruire un movimento antifascista che possa effettivamente affrontare questa sfida, piuttosto che collassare con il flusso e riflusso dell’opposizione?

Individuare i prossimi passi richiede uno sguardo critico su cosa è stato ottenuto, e cosa perso, negli anni passati. Ascoltare chi è stato in prima persona sul campo è fondamentale per comprendere cosa cambiare, per eradicare in modo permanente la minaccia del fascismo.

L’ANTIFASCISMO DEVE TENERE IL PASSO

Alcuni esponenti della sinistra tradizionale negli Stati Uniti hanno accusato Donald Trump dell’ascesa dell’estrema destra, senza però considerare il contesto internazionale e il modo in cui funzionano i movimenti sociali. C’è stato un ritorno al nazionalismo e al populismo sulla scena mondiale – l’ascesa dell’estrema destra non può essere attribuita ai soldati di un singolo individo o partito. L’estrema destra negli Stati Uniti non è controllata da una singola organizzazione. Al contrario, nella maggior parte dei raduni di estrema destra a ridosso delle elezioni presidenziali del 2020, sono stati proprio gli individui non allineati a costituire la maggioranza della folla.

Quando Trump non è stato rieletto, non c’era alcuna ragione per credere che questa tendenza sarebbe stata invertita e che, in effetti, sarebbe solo diventata più grave. Con i movimenti di estrema destra, è possibile disegnare un quadro più o meno prevedibile: dopo un periodo di crescita, il loro declino può essere fatale. Quello passato è stato un anno di radicalizzazione di massa per la destra americana, quando le teorie del complotto hanno scalzato la realtà del consenso, dalle elezioni “truccate” ai vaccini “demoniaci”. Tra le fila dell’estrema destra americana, il cospirazionismo è un motivatore centrale, una rottura con la realtà, che reindirizza l’angoscia della classe operaia lontano dai suoi tradizionali nemici – i ricchi – spostando il focus sulle minoranze e sui gruppi emarginati.

“Le condizioni affinché l’estrema destra cresca e si sviluppi sono lì, con o senza Trump.”

Non c’è motivo di credere che i gruppi dell’estrema destra siano ormai alla deriva: la loro violenza è il nuovo plateau e la crisi che li ha generati continua. Le conseguenze della pandemia, l’emergere delle nuove varianti e la loro diffusione nel mondo, la disponibilità dei vaccini solo per le nazioni ricche. L’instabilità economica si sta ulteriormente frammentando e il collasso climatico si manifesta in un tripudio di siccità, uragani e incendi. Le condizioni affinché l’estrema destra cresca e si sviluppi sono lì, con o senza Trump. Pertanto, gli antifascisti devono tenere il passo, rimanere vigili e agire come sistema immunitario per una nuova generazione di movimenti sociali contro un sistema fallimentare.

UN’IDEA, UNA CRITICA E UN APPROCCIO

L’antifascismo è diverso dagli altri movimenti sociali perché, sebbene abbia un orientamento radicale, si impegna solo a cercare lo stra-ordinario. Possiamo definire l’antifascismo come qualsiasi azione organizzata per resistere all’estrema destra che non si basa su interventi legali o statali, e invece usa le proprie strategie comunitarie – che vanno dalle tattiche dei black bloc per affrontare le marce dei nazionalisti bianchi, ai raduni di strada per obiettare contro i gruppi studenteschi di estrema destra nei campus, fino ai festival musicali per dissuadere un locale dall’ospitare uno speaker fascista. L’obiettivo finale è quello di rompere la catena di funzionamento dell’estrema destra, e le tattiche che sostengono questa strategia possono variare a seconda del contesto.

“L’antifascismo ha bisogno di basi solide per costruire istituzioni a doppio-potere basate sulla comunità, dato che lo Stato capitalista-coloniale diventa sempre più incapace di soddisfare i bisogni umani o di rispondere alle catastrofi ecologiche”, dice Michael Novick, un attivista che ha passato decenni nei movimenti sociali, come il Weather Underground, il John Brown Anti-Klan Committee e l’Anti-Racist Action. “Dobbiamo sviluppare la capacità dei lavoratori e dei popoli oppressi/colonizzati di sopravvivere e resistere, in modo da placare le paure che i fascisti sfruttano per accrescere e consolidare il loro potere”.

L’antifascismo è, come presuppone il nome, un ripudio del fascismo, ma non può essere ridotto a questo. L’antifascismo è un’idea, una critica e un approccio alle situazioni conflittuali: esiste al di là di una semplice risposta a un perfettamente definito fascismo. Piuttosto, si confronta attivamente con una varietà di movimenti di estrema destra che, a loro volta, si muovono dentro e fuori un fascismo ideologicamente coerente. Alcuni movimenti, come il cosiddetto alt-right, vengono affrontati perché il loro nazionalismo bianco è estremamente articolato e, quindi, minaccioso. Allo stesso tempo, gli antifascisti affrontano i Proud Boys, non perché parlano con una voce unitaria dei loro ideali fascisti – quando sono messi alle strette, la maggior parte di loro riproduce punti di conversazione repubblicani irrilevanti – ma perché la loro violenza li rende pone un pericolo concreto per la comunità antifascista.

David Renton, un affermato storico e attivista antifascista con decenni di esperienza nel Regno Unito, afferma che la scelta di denominare qualcosa come “fascista” non segue delle regole precise. Il “fascista di strada potrebbe essere di estrema destra e andare verso il fascismo, o di estrema destra e allontanarsi dal fascismo. Molti aspetti sono ancora piuttosto grigi”, spiega.

“L’antifascismo ha bisogno di basi solide per costruire istituzioni a doppio-potere basate sulla comunità”

L’attuale fase di rinascita dell’estrema destra americana è stata particolarmente intensa e persistente. Nonostante abbiano perso il loro totem nella presidenza Trump, c’è poca ragione di pensare che lo sviluppo delle idee e dei movimenti sociali di estrema destra possa regredire presto. I movimenti fascisti dirottano l’angoscia della classe operaia, trasformandola in una rabbia rivolta alle comunità emarginate anziché a coloro che detengono il potere. Il carburante per la crescita del fascismo, come la disuguaglianza e l’alienazione, è strutturale – e non se ne andrà presto.

Mentre la supremazia bianca, retaggio dell’imperialismo coloniale, è dolorosamente ordinaria, il fascismo dovrebbe essere inteso come straordinario: hanno basi comuni, ma le tattiche per affrontarle sono talvolta diverse. Il modo in cui una comunità affronta la violenza della polizia non è necessariamente il modo in cui affronterebbe la minaccia dei gruppi di suprematisti bianchi – a meno che i loro membri non si sovrappongano. Questo significa che la chiave del successo è la collaborazione tra i movimenti sociali nel contrastare il fascismo in tutte le sue manifestazioni. Una collaborazione che permette a ogni organizzazione o iniziativa di mantenere il suo focus strategico sui problemi imminenti – come la crescita dell’estrema destra – mentre ci si aiuta a vicenda per raggiungere obiettivi più ambiziosi – come lo smantellamento del capitalismo razziale.

CHIUNQUE PUÒ ESSERE ANTIFASCISTA

Gli antifascisti hanno molto da affrontare. La destra ha sempre avuto bisogno di un nemico efficace contro il quale schierarsi, solitamente al di là della ragione, della logica e della realtà. Gli immigrati, i comunisti, i musulmani e, ora gli antifascisti, sono stati efficaci strumenti per diffondere paura e incitare i loro sostenitori alla fedeltà, o addirittura alla violenza. L’immagine degli antifascisti creata dai media di destra negli Stati Uniti, come Fox News o Breitbart, ha innalzato una barriera significativa con alcune parti del pubblico, in particolare con i colletti blu, le comunità rurali e la Rust Belt (regione economica, conosciuta per l’importanza dell’industria manifatturiera, che comprende Illinois, Indiana, Michigan, Ohio, Wisconsin e Pennsylvania).

In risposta alle crisi del 2020, le teorie del complotto hanno scatenato risposte violente da parte delle comunità rurali di tutto il paese, poiché la gente pensava che gli attivisti dell’Antifa fossero responsabili di tutto, dalla diffusione del COVID-19 agli incendi nelle foreste. Nelle contee rurali intorno all’Oregon, dove le fiamme hanno devastato il 12% dell’area, gruppi di militanti hanno istituito i “posti di blocco” per fermare gli antifascisti. Tutto questo ha creato pericolosi ritardi nelle azioni di soccorso.

Questo tipo di illusione ha conseguenze per tutti, sia perché neutralizza gli sforzi di aiuto reciproco, sia perché traspone la paura che gli incendi hanno scatenato sull’immagine pubblica dell’antifascismo, che così perde ulteriori potenziali sostenitori. Peraltro, le stesse comunità operaie sono inclini a una grave manipolazione in tempi di crisi, quando non viene loro offerta un’alternativa da sinistra.

“C’è certamente un robusto ecosistema mediatico che lavora contro di noi quando cerchiamo di raggiungere questi obiettivi – sensazionalizzando gli eventi e montando filmati per creare una narrazione che non corrisponde alla realtà”, spiega Larry – non è il suo vero nome – un organizzatore di Rose City Antifa. “Uno dei modi in cui affrontiamo questa questione come gruppo è essere estremamente precisi e accurati nelle nostre documentazioni, e a renderle il più possibile accessibili”.

Questo significa che ci deve essere un processo di riconquista: riprendere l’immagine statica dell’antifascismo e sostituirla con una realtà più complessa. Per fare questo, dobbiamo chiarire che cos’è il fascismo e chi sono i fascisti; chi rappresenta una minaccia per le politiche e i movimenti progressisti. E dobbiamo mantenere alto lo standard di accuratezza e chiarezza in tutto ciò che riguarda l’estrema destra. Questo livello di attendibilità è essenziale per motivare le azioni antifasciste e per sostenere che gli oppositori sono, di fatto, una minaccia e che l’antifascismo è fondamentale per la sicurezza delle nostre comunità.

Tra le ragioni per cui parte della classe operaia si è allontanata dalla sinistra c’è lo scetticismo sulla capacità di apportare reali cambiamenti nelle loro comunità. In particolar modo quando si considerano i presunti benefici o l’efficacia della partecipazione ad azioni di massa, come le proteste e i raduni di strada.

C’è una differenza tra il tipo di azione che la politica radicale implica e la speranza distanziata degli elettori. Con la mancanza di organizzazioni civiche nella maggior parte delle comunità, poche persone sono convinte che la loro partecipazione in un processo di cambiamento sociale possa davvero avere un impatto diretto. Così, gli obiettivi e gli scopi delle azioni di massa, così come la loro efficacia, devono essere condivisi pubblicamente.

“Abbiamo bisogno di informare la gente, abbiamo bisogno di una definizione e di una concettualizzazione il più possibile condivisa di cosa sia il fascismo, e abbiamo bisogno di espandere lo spazio culturale di ciò che è l’antifascismo”, dice Kat Endgame di PopMob, che ha contribuito a rendere popolare il concetto di “antifascista quotidiano” per dire che chiunque può essere un antifascista attivo nel suo modo unico. L’intento era quello di far cadere le barriere che la gente avrebbe potuto percepire nel partecipare, pensando che solo le manifestazioni militanti fossero utili. “[Dobbiamo] servire la gente, avere uno scopo funzionale e cercare di raggiungerlo nel modo più piacevole possibile. Se i messaggi che stai diffondendo nel mondo non hanno risonanza, non è perché il pubblico è in qualche modo guasto, ma il messaggio non è chiaro o non è utile al suo destinatario”, dice.

Una delle sfide nel comunicare gli obiettivi e gli scopi dei movimenti radicali al pubblico è la confusione tra tattiche interne e ideologia, e tra intensità e strategia. Questo può creare una visione unica, focalizzata su un solo modo di agire. Il lavoro che il PopMob di Portland e altri stanno facendo nel promuovere una diversa visione dell’antifascismo è importante per questa ragione, ma anche perché è necessario continuare a essere internamente critici quando alcune tattiche non hanno più l’impatto di una volta.

“Per vincere, l’antifascismo debba permeare la vita quotidiana.”

Si consideri, per esempio, il black bloc. Abner Hauge, che gestisce il progetto mediatico antifascista Left Coast Right Watch, è scettico sull’utilità della tattica quando si affrontano i fascisti in pubblico. “Ho visto una politica della purezza e una feticizzazione della tattica che non credo sia utile nel lungo periodo”, spiega. “Penso si debba riconoscere che la tecnologia di sorveglianza ha superato ciò per cui le tattiche di blocco erano inizialmente utili. Invece, noto che le persone in bloc vi si appoggiano di più e si concentrano più sui pochissimi tipi di sorveglianza che possono controllare – cioè i reporter e le persone che fanno live-streaming apertamente – e meno sull’uso effettivo dei loro numeri e dei loro corpi per combattere i fascisti in strada”.

Mentre alcuni gruppi antifascisti ammettono un certo tipo di utilizzo dei media, vedendolo come un modo per diffondere il messaggio, altri attivisti autonomi ritengono che i media, compresi quelli di sinistra, li mettano a rischio legale quando portano avanti azioni antifasciste – un punto che si è dimostrato vero più volte. Ma questo generale divieto sui media finisce per creare percezioni pubbliche univoche, spesso controllate dai media di destra che non hanno le stesse restrizioni. La questione qui non è tanto se i media mettono a rischio i black bloc, ma se le tattiche che richiedono un’assenza di visibilità siano sempre la scelta corretta o meno.

“Penso che per vincere, l’antifascismo debba permeare la vita quotidiana. Guardate come i fascisti e altri cospirazionisti di destra hanno sconvolto e si sono inseriti nella vita quotidiana, prolungando la pandemia”, dice Hauge, riferendosi alla politicizzazione delle misure di sicurezza, come la mascherina e i certificati di vaccinazione. “Penso che l’antifascismo abbia bisogno di contrastare in modo mirato non solo la disinformazione di destra, ma anche la passività liberale, e deve concentrarsi sulla creazione di una sua propria struttura, piuttosto che unicamente sulla destrutturazione dei fascisti”.

Quella passività liberale – l’idea che la politica progressista potesse effettivamente migliorare il mondo grazie alle elezioni – è stata un po’ abbandonata negli anni di Trump, poiché è stata considerata da molti esponenti del centro-sinistra come “eccezionale”. Ma piuttosto che escludere semplicemente i liberali, è utile creare uno spazio in cui possano essere parte di movimenti più grandi e possano muoversi più a sinistra nel loro stesso spettro ideologico. Questo mette insieme altri elementi strategici: l’educazione pubblica, una varietà di eventi e l’inclusione di una gamma di gruppi diversi, in modo da colmare la distanza tra la sinistra radicale e il centro-sinistra. Questo non significa permettere alle contestazioni liberali di erodere le strategie radicali, ma includere fasce più ampie della popolazione, poiché la nostra forza è nei numeri.

COSTRUIRE UN’INFRASTRUTTURA DI ASSISTENZA

Nella pratica, l’antifascismo implica un’opposizione, ma il suo successo non dipende solo dalle singole risposte al fascismo. Piuttosto, in una visione più ampia, un progetto antifascista implica ogni aspetto della vita sociale coinvolto nella lotta: l’eredità del colonialismo, la giustizia abitativa e sul posto di lavoro, la lotta contro la violenza della polizia, e il modo in cui il fascismo distorce i nostri impulsivi desideri di liberazione.

Il fascismo è una falsa soluzione a un problema reale: l’idea che si possa costruire un’interconnessione attraverso la reificazione di privilegi razziali, di genere o di altro tipo in una forma di esclusione violenta. Secondo Michael Novick, l’organizzazione antifascista dovrebbe essere basata su ciò che siamo e non su ciò a cui ci opponiamo: “L’antifascismo deve considerarsi e funzionare come una componente di un movimento globale pro-liberazione e pro-solidarietà per una trasformazione sociale, economica e politica rivoluzionaria – un movimento proattivo, piuttosto che reattivo, e affermativo, piuttosto che negativo”.

Questo significa anche comprendere perché molte persone non partecipano ad azioni antifasciste o a qualsiasi azione volontaria: semplicemente non ne hanno la capacità. Per permettere alle masse di partecipare, le forme di organizzazione antagonista devono essere in grado di soddisfare i bisogni fondamentali, non solo di sopravvivere. L’aiuto reciproco gioca un ruolo chiave in questo; è ciò che consente di sopravvivere alle crisi in rapida accelerazione e, contemporaneamente, di istituire un nuovo tipo di relazione sociale per sostenere gli attivisti dei i gruppi antifascisti.

Nel corso delle proteste contro la violenza della polizia e l’estrema destra a Portland nel 2020, i gruppi di mutuo soccorso – molti dei quali si sono formati per fornire il supporto necessario durante la pandemia – sono diventati attivi nella lotta. Medici di strada qualificati si prendevano cura dei feriti, altri portavano cibo e acqua, davano passaggi, pagavano la cauzione, o qualsiasi altra operazione funzionale alle azioni di massa.

Impegnarsi nell’aiuto reciproco ci ricorda come ci si sente ad offrire protezione e cura, suggerisce Kelly Hayes, un’organizzatrice abolizionista di Chicago: “L’aiuto reciproco ci offre l’opportunità di ricollegarci, a livello umano più essenziale, con i nostri compagni di lotta contro il fascismo. L’assistenza comunitaria crea nuovi legami di solidarietà e ci ricorda che bisogna prendersi cura e proteggersi a vicenda”.

“È così che combattiamo la normalizzazione della morte di massa, sfidando l’individualismo e attraversando le fessure ideologiche tra di noi per ampliare la cura e costruire qualcosa insieme”, aggiunge Hayes. “Non possiamo vincere senza prenderci cura gli uni degli altri, e loro non possono vincere senza spogliarci dell’empatia e della volontà di proteggerci vicendevolmente”.

“Non possiamo vincere senza prenderci cura gli uni degli altri, e loro non possono vincere senza spogliarci dell’empatia e della volontà di proteggerci vicendevolmente”.

Una struttura di assistenza permanente è cruciale per tutti i tipi di organizzazione perché consente alle comunità e alle società di fiorire. Non ci si può aspettare che qualcuno che fa tre lavori per pagare le necessità di base partecipi a tutte le riunioni – per non parlare di tutti gli altri tipi di investimento personale che molti progetti radicali richiedono. Anche al livello più individuale, l’aiuto reciproco è necessario per costruire l’infrastruttura per le azioni di massa: fornire cure mediche, cibo e acqua, trasporti se necessario, supporto giudiziario e tutto il resto.

Ma aggiunge anche un altro elemento: quello di un’alternativa fondamentale alla fallimentare catena di approvvigionamento delle risorse da cui dipendiamo, che è costruita su industrie estrattive, luoghi di lavoro iper-sfruttati e metodi di produzione e spedizione insostenibili. Il mutuo soccorso è invece un’infrastruttura di cura, e quindi dipendere da esso ha il duplice scopo di sopravvivere nel momento attuale e di ripensare la società a lungo termine.

Questo richiede che la costruzione della coalizione sia intenzionale e funzionale alla difesa della comunità antifascista e di altri gruppi che sostengono questi obiettivi ma sono attivi principalmente su altri territori. “Richiede anche di raggiungere e sviluppare relazioni con organizzazioni e gruppi che potrebbero non elencare nei loro obiettivi le attività degli antifascisti – gruppi religiosi, gruppi di lavoratori, ecc.”, dice Larry di Rose City Antifa, aggiungendo che “è anche importante essere il più possibile accoglienti con le persone quando si organizzano le manifestazioni”.

A Portland, parte dell’innovazione di PopMob è stata la creazione di uno spazio comunitario che aveva valore non solo come misura difensiva contro l’estrema destra, ma come meccanismo di costruzione della comunità stessa. PopMob ha organizzato un evento locale per carnevale, attraverso un mix di altoparlanti, costumi e musica, ispirandosi agli eventi della Anti-Nazi League per contrastare il Fronte Nazionale in Gran Bretagna negli anni ’70. L’evento ha riunito le persone in uno spirito gioioso, che a sua volta ha contribuito a costruire legami più solidi tra la comunità e creare il terreno fertile per l’antifascismo quando verrà il momento. Questo significa essenzialmente creare barriere più basse e permettere diversi tipi di partecipazione.

Altri modi possibili per raggiungere questo obiettivo sono l’organizzazione di festival musicali e cinematografici, conferenze educative e distribuzioni di cibo che si concentrano sulla “costruzione della base” – consolidando una presenza antifascista in comunità che altrimenti potrebbero essere infiltrate dalla destra. “È un tipo di attivismo più lento ma non meno importante”, aggiunge David Renton.

Questo approccio è fondamentale per creare una struttura a lungo termine, perché se non riescono a raggiungere un interesse più ampio e a comunicare su una scala di massa, le organizzazioni antifasciste non possono essere effettivamente efficaci quando arriva il momento.

Daryle Lamont Jenkins del One People’s Project è dello stesso parere: “Dobbiamo iniziare a essere utili alla comunità oltre al solo baluardo contro [l’estrema destra] … dobbiamo essere in grado di fare più eventi comunitari, come la raccolta di cibo e cose del genere. Dobbiamo essere parte delle comunità a cui teniamo e in cui lottiamo”.

Ciò si ricollega all’aiuto reciproco, poiché nessuno di questi progetti – dall’organizzazione di eventi culturali alla costruzione di coalizioni tra diversi gruppi – opera in modo isolato; piuttosto, fa affidamento l’uno sull’altro per formare un più grande movimento di lotta per la nostra liberazione collettiva. L’antifascismo, sia nelle sue forme militanti che in quelle “quotidiane”, è una parte di questa lotta, una tra le tante, e quando ognuna di queste parti comincia a lavorare in maniera coordinata, si potrà cominciare a creare una società totalmente nuova, in grado di offrire benefici – risorse, infrastrutture di difesa, pressione collettiva e altro – e un punto di partenza per un cambiamento rivoluzionario.

Tutto ciò è cruciale se vogliamo che le nostre comunità siano in grado di affrontare le crescenti disuguaglianze, che sono venute alla ribalta durante la pandemia, e di rendere queste lotte intersezionali, incluso l’antifascismo, rilevanti per le loro esperienze vissute. Senza questo, sarà solo una postura ideologica, senza peso o conseguenze.

COSTRUIRE UN MONDO DOVE IL FASCISMO È UNA COSA DEL PASSATO

Così come la destra si è radicalizzata nell’ultimo decennio, lo stesso vale per tutti gli altri gruppi. Le azioni di piazza del 2020 in particolare hanno normalizzato l’attività di protesta, comprese le manifestazioni militanti e le occupazioni, per una massa enorme di millennial e Gen-Z, il che significa che la comunità di sostenitori è più flessibile, adattabile e accessibile di prima.

“La cosa principale di cui il movimento ha bisogno è un senso di unità e un impegno nell’organizzazione di massa”, dice un membro di Corvallis Antifa, che ha chiesto di rimanere anonimo. “Molti [gruppi antifascisti] stanno rinunciando alla mobilitazione di massa e alla costruzione di reti olistiche di difesa della comunità, in favore di azioni militanti su piccola scala. I nostri nemici si stanno coalizzando e creando forti alleanze. Dobbiamo fare lo stesso con i gruppi di sinistra”.

L’antidoto al fascismo in tutte le sue manifestazioni è la costruzione di una comunità, incentrata su una pluralità di voci che sono la sua forza. Questa può – e dovrebbe – coinvolgere intere organizzazioni, compresi i centri di potere della sinistra emergenti come il Democratic Socialists of America, o i capisaldi radicali consolidati come l’IWW. Ma non deve limitarsi a loro; gli antifascisti dovrebbero andare oltre il bacino della sinistra radicale, usando il fianco sinistro delle organizzazioni di supporto per coinvolgere nuovi partecipanti nella lotta.

L’estrema destra sta mutando, quindi concentrarsi solo su una specifica strategia indebolisce l’efficacia della nostra lotta collettiva. Questo riconduce l’antifascismo nel campo più ampio della politica trasformativa, che guarda oltre la difesa della comunità, alle condizioni socio-economiche che fanno nascere il fascismo. Il che significa che l’antifascismo deve espandersi, riempire tutti gli spazi culturali e politici. Deve diventare un approccio di senso comune ai problemi, che continueranno ad essere una minaccia finché le fondamenta traballanti della nostra società continueranno a sgretolarsi.

La sfida per i gruppi e gli organizzatori antifascisti è sviluppare la capacità di agire come un cuscinetto permanente; sia per le comunità emarginate che per la sinistra organizzata. Senza quest’ultima, non può esistere un percorso tangibile verso il successo, ma solo potenziali e infinite miserie.

Il passato dovrebbe giocare un ruolo formativo nella definizione della strategia, ma non ostacolarla. La verifica delle tattiche è nel loro effetto – non nell’abilità degli attivisti di rivivere le vittorie precedenti. Coinvolgere l’intera comunità offre nuove possibilità; non solo per difendersi dall’assalto, ma anche per costruire i legami necessari affinché il fascismo sia una cosa del passato.


Shane Burley

Shane Burley è uno scrittore e regista che vive a Portland, Oregon. È l’autore di “Fascismo oggi: What It Is and How to End It” (AK Press). Il suo lavoro è apparso in luoghi come Jacobin, AlterNet, In These Times, Political Research Associates, Waging Nonviolence, Labor Notes, ThinkProgress, ROAR Magazine e Upping the Anti. Seguitelo su Twitter: @shane_burley1.


Fonte: ROAR Magazine

https://roarmag.org/magazine/antifascism-building-communities/

Traduzione di Benedetta Pisani per il Centro Studi Sereno Regis


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