Einstein: le strade verso il pacifismo

Autrice Germana Marchesi


Einstein: le strade verso il pacifismo, il Centro Studi Sereno Regis incontra Claudio Giulio Anta

Albert Einstein nel 1947. Foto di Orren Jack Turner, Princeton, N.J. CC Public Domain Mark 1.0 https://creativecommons.org/publicdomain/mark/1.0/

Giovedì 10 dicembre si è svolto, presso la sala Gandhi del Centro Studi Sereno Regis, il quarto appuntamento del ciclo di presentazione di libri: Dalla storia all’attualità: pace, ambiente, nonviolenza. Claudio Giulio Anta, in occasione della pubblicazione in tedesco del suo libro Albert Einstein. Le strade verso il pacifismo (Albert Einstein: Wege zum Pazifismus, LIT Verlag, Münster 2020), ha avuto modo di riflettere, nel corso dell’incontro, sui vari tipi di pacifismo che hanno caratterizzato e si sono susseguiti nella vita di Albert Einstein. Il testo è stato recensito tra gli altri da Henrik Syse, del Peace Research Institute di Oslo e del comitato per i Premi Nobel per la Pace. Si tratta un’analisi del pensiero pacifista, scandita dalla biografia del fisico tedesco.

Divenuto universalmente noto nel 1905, grazie a quella che è passata alla storia come «l’equazione più famosa al mondo»: E = mc2, Einstein è una delle figure più significative della storia del Novecento. La sua formula rivoluzionò il mondo della fisica; mettendo la massa, fino a quel momento ritenuta una grandezza fisica indipendente, in relazione con l’energia tramite la costante c che corrisponde alla velocità della luce nel vuoto (elevata al quadrato). Non fu tuttavia per aver stabilito l’equivalenza di massa ed energia che ottenne, nel 1921, il Premio Nobel per la fisica, bensì «per i contributi alla fisica teorica, in particolare per la scoperta della legge dell’effetto fotoelettrico».

Qualche anno prima, nel 1914, la stesura del cosiddetto Manifesto dei Novantatré segnò l’inizio dell’impegno pacifista del fisico. L’Appello al mondo colto fu sottoscritto da novantatré fra i più noti rappresentanti della cultura e della scienza tedesche. Einstein si rifiutò di firmare il manifesto, chiaramente a favore della I guerra mondiale, rispondendo con la pubblicazione di un contromanifesto: Appello agli Europei. Il proposito era quello di rifiutare le logiche belliche per arrivare a unire le forze dell’Europa al di là dei nazionalismi.

Einstein e gli intellettuali

Einstein criticò duramente coloro che avevano “tradito” la propria missione di intellettuali, mancando nella difesa collettiva di pace e democrazia. Prese posizione anche qualche anno dopo, quando nonostante fosse schierato con gli Alleati criticò l’idea di usare la fissione nucleare come arma. Nel 1955, poco prima di morire, firmò congiuntamente con il filosofo Bertrand Russel il Manifesto Russell-Einstein, che aveva come scopo quello di far riflettere i leader politici sulle sorti dell’umanità in caso di utilizzo della bomba all’idrogeno.

Secondo Anta, nel corso della sua vita Einstein ebbe modo di alternare quattro tipi di pacifismo: assoluto, negli anni della grande guerra; strumentale; scientifico, intorno al 1932; relativo in relazione al secondo conflitto mondiale. Infine, nell’ultimo decennio della sua esistenza propose un pacifismo istituzionale-giuridico. Il suo pacifismo si potrebbe in fondo definire pragmatico. Ossia fu un tentativo che aveva come fine quello di “incapsulare” e risolvere problemi incalzanti della sua epoca.

Infine, nel corso dell’incontro, si è ricordato Norberto Bobbio. In uno dei suoi libri più famosi, Politica e cultura (1955), vengono individuate tre formule che caratterizzano il mestiere dell’intellettuale. Possono essere così sintetizzate:

  • l’intellettuale che sta al di sopra della mischia;
  • quello che opta per il neutralismo, come fece nella sua epoca Erasmo da Rotterdam, che non si schierò né per la chiesa cattolica né per quella protestante;
  • infine l’impegno civile dell’intellettuale che si colloca su entrambi i versanti in contrapposizione.

Einstein, è possibile affermarlo, si ritrovò nella prima delle tre formule, al di sopra della mischia, restituendo alla società un suo sguardo critico sui fatti.


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