Dio è violent

Segnalazione redazionale

Luisa Muraro, Dio è violent, nottetempo, Roma 20124, pp. 80, € 6,00

Luisa Muraro Dio è violent

No-no, non è un errore, il titolo è proprio così, e «violent» è proprio senza la lettera finale.

Come racconta l’autrice, il librino è nato sulla scia – è proprio il caso di dirlo – della vernice di una scritta: «A partire da una scritta su un muro di Lecce, “Dio è violent…! E mi molesta”, Luisa Muraro conduce un’analisi sull’uso della violenza in una società in cui è venuta meno la narrazione salvifica del contratto sociale. È un invito a finirla con la politica inefficace davanti ai problemi e impotente davanti ai prepotenti. […] Andare fino in fondo alla propria forza di resistenza e di opposizione, fa bene alle persone e all’umanità».

Quanti ricordi ha risvegliato in me leggere la piccola biografia dell’autrice… di quando frequentavo la Libreria delle Donne, a Milano, e ci andavo a comprare «effe», e seguivo le riunioni alla Casa delle Donne, sui Navigli, e le prime sedute di self-help collettivo. Lei, Luisa Muraro, è stata tra le fondatrici della storica libreria di via Dogana, dietro il Duomo. Traggo dal sito della casa editrice alcune note e qualche stralcio del libro, come anteprima: 

*Luisa Muraro è filosofa e scrittrice. Dagli anni Settanta è una tra le maggiori teoriche femministe ed è stata tra le fondatrici della Libreria delle Donne di Milano e della Comunità filosofica Diotima. Tra le sue opere, ricordiamo: L’ordine simbolico della madre (Editori Riuniti 1991), Il Dio delle donne (Mondadori 2003), Non è da tutti (Carocci 2011).

«L’estate scorsa, nel centro storico di Lecce, sulla cinta esterna di un complesso in ristrutturazione, sopra la dorata pietra leccese è apparsa una scritta in nero che, quando la vidi, mi parve scritta da me in sogno. Suppongo che sia ancora là. Dice, in caratteri cubitali ma minuscoli, tolta l’iniziale che è maiuscola: “Dio è violent…!”. La frase non è interrotta ma mutilata, la lettera finale essendo coperta da una macchia bianca che si estende anche sul puntino del punto esclamativo, che però traspare. Subito sotto, sulla destra, un’altra mano ha aggiunto in lettere maiuscole, ma piú piccole e rossastre: “E mi molesta”. […] Associare la violenza a Dio non è una novità: siamo abituati ai discorsi sulle Crociate, l’Inquisizione, oppure l’11 settembre, il terrorismo islamista… Sono le risorse di una cultura dei luoghi comuni. Ma predicarla, cioè fare della violenza un predicato della divinità, è insolito e sfiora la bestemmia. La scritta di Lecce non ha niente di triviale e niente di blasfemo. Punta direttamente su Dio senza passare attraverso i suoi fedeli». 


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