Quale ruolo della cultura per lo sviluppo sostenibile| Emanuele Provenzale

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Nel pomeriggio del 30 novembre si è tenuta in via telematica una conferenza organizzata dalla fondazione Unipolis, dal titolo “Il ruolo della cultura per lo sviluppo sostenibile”, con l’obbiettivo di permettere un confronto a partire dalla pubblicazione “Culture 2030 Indicators” da parte dell’UNESCO. Il fine di questo documento è quello di misurare l’importanza della cultura nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, SDGs 2030, che hanno come scadenza appunto il prossimo decennio.

Tra di questi obiettivi, quelli più “culturali” riguardano la qualità dell’educazione e alcuni aspetti sociali quali l’uguaglianza di genere; tuttavia, la cultura può operare come elemento trasversale, avvantaggiando il raggiungimento di altri come la protezione dell’ambiente. In ogni caso, la marginalità della cultura rispetto ad altri ambiti quali quello economico o ambientale rimane evidente.

La discussione ha visto partecipanti operanti in questo settore, provenienti da associazioni che si occupano di promozione culturale a figure politiche, tra cui lo stesso ministro dei beni ed attività culturali e del turismo Dario Franceschini.  Il punto di partenza è stato l’individuazione del ruolo effettivo della cultura per l’uomo come capace di orientare i comportamenti umani, riportando il pensiero del professore Pierluigi Sacco dell’Università UILM: proprio questa sua caratteristica rende la rende un nesso importante per meglio realizzare gli obiettivi del 2030, in quanto tutti quanti i medesimi necessitano di un cambiamento del comportamento degli uomini e dei loro orientamenti verso il pianeta e la società.

Uno degli argomenti trattati nel documento dell’UNESCO è la misurazione della cultura tramite indicatori qualitativi e quantitativi. Il compito è difficile, ma non impossibile. A livello quantitativo, si pensi alla spesa delle persone per contenuti culturali: ad esempio, è stato misurato un aumento delle vendite nelle librerie, segno di una riscoperta del piacere della lettura favorito dal lockdown. È stato anche calcolato il numero di occupati del settore economico stesso, anche a livelli più marginali, come i lavoratori dei circhi. Dall’altro lato, volendo usare indicatori qualitativi, il ruolo che la cultura assume nel promuovere la coesione sociale, tramite programmi coinvolgenti la popolazione, sottolinea l’importanza che mantiene come promotrice di cambiamenti qualitativi nella società.

La cultura incontra ancora oggi diverse difficoltà, specialmente dovute ad una cattiva promozione. Un aspetto che molti dei partecipanti alla discussione hanno sottolineato è stato il grande passo avanti effettuato dal ministro Franceschini nel cambiamento di gestione dei musei italiani, ora visti come delle aziende in grado di espandere la loro influenza sul territorio e promuovendo anche sviluppo economico. Oltre a questo, i progetti che sono in campo da parte del governo in materia di promozione riguardano l’utilizzo di piattaforme streaming che in particolare in questo periodo possono svolgere un ruolo essenziale per non far sentire nessuno lontano dalla fruizione della cultura.

Il dibattito si è orientato infine sull’individuazione dell’istituzione territoriale che deve prendere in mano il compito di promuovere la cultura per prima: è emerso il ruolo fondamentale delle regioni, in quanto istituzione a metà tra lo Stato e i comuni, a volte troppo piccoli per occuparsene da soli. Un altro importante protagonista è la città, in particolare quelle metropolitane, a cui tra l’altro sono stati destinati finanziamenti europei con finalità sociali ed infrastrutturali. Tocca quindi a loro mettersi al lavoro per permettere un corretto utilizzo dei fondi come ha fatto, ad esempio, la città di Bologna. Qui, l’avvio di programmi di welfare culturale ha favorito la collaborazione di scuole, teatri e biblioteche per una diffusione più amplia di contenuti letterari e nell’intera città e coinvolgendo anche giovani. Quanto avvenuto nella città emiliana, grazie all’operato dell’assessore ai beni culturali Matteo Lepore, è da prendere d’esempio come ottima utilizzo di finanziamenti europei e metodo capace di promuovere inclusione.

Quanto è emerso dall’incontro è stato quindi il ruolo vitale che la cultura mantiene sia nell’ambito della vita umana in piccolo sia per progetti di più ampio respiro come gli obiettivi dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. Il grande passo avanti che deve essere ancora fatto, secondo Mauro Felicori, assessore alla cultura e al paesaggio per l’Emilia-Romagna, sia dal settore dell’industria culturale pubblico che da quello privato. Quest’ultimo è troppo debole e non si infila nei campi dedicati al settore pubblico come i teatri, mentre il sistema pubblico non si considera come vero attore capace di economicità e promozione. Si sta cominciando a intravedere la possibilità di una gestione moderna dei musei e dei teatri, ma mancano ancora obiettivo di promozione, oltre che di conservazione di quello che già esiste.

Come hanno ben detto coloro che sono intervenuti nell’incontro la cultura può avere un ruolo trasversale nella realizzazione degli obbiettivi del 2030. Infatti, la consapevolezza circa i temi che essi trattano è basilare per smuovere la sensibilità delle persone e permettere ad ognuno di fare la sua parte, sia che si tratti del problema dell’uguaglianza di genere, sia che si tratti di quello dei cambiamenti climatici. Dico questo riprendendo quanto affermato circa la capacità della cultura di orientare i comportamenti umani. Penso quindi che quanto fatto nella città di Bologna sia assolutamente da prendere come esempio e che la collaborazione tra enti che si occupano di diffusione di contenuti sociali sia necessaria per permettere ai cittadini di comprendere la rilevanza dei problemi che l’ONU ha individuato. Ovviamente un ruolo fondamentale viene giocato dalle associazioni organizzatrici di eventi e dalle piattaforme digitali in grado di garantire la fruizione di contenuti artistici e sociali anche dalle proprie abitazioni.