Percorrere la lunga strada dalla legge alla giustizia con i Plowshares di Kings Bay | Paul Magno

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Dopo una lunga odissea giuridica, i Plowshares di Kings Bay continuano a predicare il disarmo mentre si preparano ad affrontare la loro carcerazione

I Plowshares di Kings Bay
I 7 Plowshares di Kings Bay, da sinistra verso destra: Mark Colville, Martha Hennessy, Clare Grady, Patrick O’Neill, Liz McAllister, Steve Kelly e Carmen Trotta. (Twitter/KingsBayPloughshares7)

Durante gli ultimi due anni è stato per me un piacere supportare i Plowshares di Kings Bay.  Sono sette attivisti del disarmo che, nella notte del 4 aprile 2018 – l’anniversario del martirio di Martin Luther King Jr. – , entrarono nella base sottomarina navale di Kings Bay per affrontare il sistema di armamento nucleare Trident e dar vita a un atto di disarmo. I sette versarono sangue umano sui cartelli e sui missili, affissero bandiere della pace e, utilizzando attrezzi di tutti i giorni, iniziarono a smantellare simbolicamente Trident, un missile nucleare first strike montato su un sottomarino, descritto dalla marina militare statunitense come un’arma “strategica”.

I sette sono stati di conseguenza imputati e condannati per tre reati da una giuria popolare, oltre che, per un’infrazione differente, dalla corte federale. A parte uno di loro, al momento tutti sono stati giudicati, alcuni persino la settimana scorsa, a Brunswick, Georgia, dal giudice federale Lisa Godbey Wood. La loro odissea legale si è protratta in parte a causa di importanti procedimenti giudiziari e in parte per le limitazioni imposte dalla pandemia.

Il mio invito del 2018 a percorrere la strada insieme a questi pacifisti è stato il risultato della lunga amicizia personale che mi legava a ciascuno di loro. È stato anche il risultato della mia stessa esperienza e del mio impegno nello spiegare e supportare l’idea di base di questo tipo di azioni, enormemente proliferate dal 1980.

Io e Patrick O’Neill, uno dei partecipanti all’azione di Kings Bay, siamo stati coinvolti, insieme ad altre sei persone, nell’azione Pershing Plowshares  nel 1984, alle fabbriche militari Martin Marietta (oggi Martin Lookheed) ad Orlando, in Florida. Sono inoltre stato una persona di supporto fondamentale per i tre attivisti PlowshareTransform Now” che nel 2012 fecero qualcosa di simile agli impianti di armi nucleari Y12 a Oak Ridge, Tennessee. Loro hanno sovvertito le loro accuse in  appello federale e sono stati scarcerati dopo due anni.

Dall’inizio della loro azione del 2018, i Plowshares di Kings Bay l’hanno intesa nel contesto della resistenza nonviolenta dettata dalla coscienza, così come sono strutturate tutte le azioni Plowshares. Loro la interpretano come radicata nella potente visione nonviolenta di Martin Luther King Jr., che ha denunciato il triplo male del razzismo, del militarismo e del capitalismo. King ha proclamato: «la nostra sola speranza risiede nella nostra capacità di ritrovare lo spirito rivoluzionario e andare in un mondo a volte ostile dichiarando ostilità eterna alla povertà, al razzismo e al militarismo».

Al processo degli imputati di giugno, ottobre e novembre, il giudice Wood ha insistito a lungo sul tema dell’accettare la responsabilità per le proprie azioni. Ha parlato ad ognuno degli attivisti della necessità di seguire la legge tutta, non scegliendo e quale è la singola legge che si segue. Nel far ciò dava voce alle raccomandazioni del pre-sentencing report e dell’accusa guidata dall’ufficio del procuratore federale. Inoltre, ha accettato l’argomentazione dell’accusa che sosteneva che loro avessero, nel corso delle loro azioni, aggravato il “rischio di morte,” un nuovo elemento mai portato avanti in questo genere di casi prima di allora. Ciò è servito a sostenere la loro responsabilità legale e il loro incarceramento richiesto proceduralmente più che una punizione minore come il confinamento domestico.

La parvenza di ragionevolezza che il giudice Wood prova a creare, tuttavia, si rivela essere una menzogna se noi contrastiamo la dimenticanza che è necessaria per lei e per l’accusa per  dire queste cose con una faccia seria. Un verso delle scritture (Marco 8:18) ci offre una prospettiva pertinente: “Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate?”

Gli accusati non hanno mai negato di essere entrati nella base navale di Kings Bay, il 4 aprile del 2018, per affrontare il sistema di armamento nucleare Trident. A tal proposito hanno firmato una dichiarazione e utilizzato attrezzature video per documentare il loro atto di disarmo. Di fatto, il punto del loro ingresso nella base era un tentativo di rivelare Trident nella sua natura illegale e immorale per il suo scopo – come minaccia e, quando lanciato, come strumento per distruggere centinaia di milioni di vite umane.  Portavano striscioni che denunciavano Trident in quanto “illegale e immorale”, una forma di “omnicidio”. La loro accusa al governo, al Pentagono a alla base di Kings Bay invocava nello specifico i principi di Norimberga, stabiliti dopo la seconda guerra mondiale per rendere i nazisti responsabili dei loro sconcertanti orrori.

I sette hanno usato questo messaggio durante tutte le fasi del processo, nelle loro argomentazioni e nelle loro testimonianze. Hanno continuato nonostante le obiezioni e le restrizioni che hanno impedito alla giuria di sentire gran parte della loro versione, che sono Trident e la sua l’apologia legale ad essere il grande crimine di fondo che ha portato alle loro azioni.

Detto chiaramente, è il nostro sistema legale ad essere pesantemente afflitto dalla cecità e sordità descritti nel Vangelo di Marco. Tale malattia è stata visibile nuovamente durante la lettura delle sentenze nei confronti dei Plowshares di Kings Bay. La corte ha ignorato le carte processuali e ha stabilito che i sette hanno agito in maniera congrua rispetto alla loro fede cattolica e riconoscendo la “sacra e profetica azione di denuclearizzazione.” La corte ha riconosciuto questo fatto in una lunga sentenza sulla difesa del loro atto sulla base del Religious Freedom Restoration Act, o RFRA. Ciò nonostante, ha deciso che l’importante interesse di difesa del governo fosse ancor più importante rispetto all’esercizio della libertà religiosa.

Liz McAlister, in una testimonianza pre-processuale relativa alla centralità del RFRA, ha ripreso la sua vecchia tesi sull’esistenza di una religione di stato del nuclearismo dotata di tutti i crismi delle religioni – con tanto di divinità e alti prelati – verso la quale è doverosa la fedeltà. Essa proibisce il dissenso e l’esercizio di fede contrario al nuclearismo, compreso l’esercizio di coscienza, la nonviolenza e la giustizia. Così come affermato dalla corte, gli idoli nucleari sono fondamentali davanti alla legge.  L’esposizione completa delle sue argomentazioni può essere reperita nel suo libro, scritto insieme al defunto marito Philip Berrigan, The Times Discipline: The Beatitudes and Nuclear Resistance.

Rev. Steven Kelly, nella sera della sentenza, si è dichiarato “un prigioniero politico di coscienza per cristo”, facendo voto di non dar retta ad alcuno dei termini di rilascio che la corte gli potrebbe imporre, aggiungendo che «in buona coscienza non posso lasciare che alcuna corte ordini o minacci di impedirmi di imitare il Buon Pastore, Gesù, nel momento in cui si è consegnato, lasciando la sua vita tra il lupo, il ladro e il gregge.  In questo caso il lupo è Trident, puntato su milioni di esseri umani, il ladro è il furto ai danni dei poveri predetto da Eisenhower nelle sue dimissioni dallo Studio Ovale».

Clare Grady ha offerto una toccante presentazione di 12 punti di meditazione personale e ha promosso l’ascoltato delle donne, l’affronto e la resistenza verso Trident e verso il triplo male come  forme di fedeltà in Dio e alla legge suprema. Rivolgendosi al giudice Wood ha detto: «Credo che sia un imperativo Cristiano sottrarre consenso, interrompere il nostro consenso verso l’assassinio perpetrato a nostro nome. Far questo è un atto di amore, un atto di giustizia, un atto sacro che ci porta nella giusta relazione con Dio e con il nostro vicino. Questo è ciò che, oggi, mi porta davanti a questa corte in giudizio».

Martha Hennessy ha presentato quattro testimoni di parte e si è poi rivolta alla corte: «Sono qui per il risultato della mia convinzione, che mi impone di ricordarci che le armi atomiche sono illegali […] Sto provando a trasformare i valori fondamentali della vita pubblica. Sono disposta a soffrire per il bene comune e per i nostri peccati, non amare i nostri fratelli e sorelle, un problema che porta alla guerra […] Non ho alcun intento criminale; voglio aiutare a prevenire un altro olocausto atomico. Lo spirito della legge contenuto nei trattati internazionali per il disarmo è molto chiaro: prevenire stragi di portata inimmaginabile».

Ha concluso la sua appassionata discussione dicendo: «In questi tempi di condizioni economiche disperate per milioni di cittadini statunitensi non possiamo più permetterci questa macchina militare, e dobbiamo lavorare per salvare l’anima della nostra società dalla seduzione dell’impero. Il nostro manifesto è il Discorso della Montagna».

Al giorno d’oggi sei attivisti sono stati condannati. A giugno, Liz McAlister è stata condannata dopo aver già scontato la pena, visti i 17 mesi che ha passato in detenzione cautelare nella prigione di Glynn County, in Georgia.

A ottobre, Steve Kelly è stato condannato a 33 mesi di carcere, praticamente tutto già scontato. È stato in carcere dal giorno dell’azione fino alla sentenza, quasi 30 mesi. È ancora detenuto nella prigione di Glynn County, in attesa che lo sceriffo federale lo porti a Tacoma, Washington, per rispondere a un mandato federale  dovuto a precedenti azioni Plowshares. Patrick O’Neill è stato condannato a 14 mesi di reclusione e inizierà a scontare la sua condanna a metà gennaio.

A novembre, Carmen Trotta è stata condannata a 14 mesi; si aspetta di iniziare la sua  reclusione a dicembre. Clare Grady è stata condannata a 12 mesi e la sua reclusione dovrebbe iniziare a febbraio. Marha Henessy è stata condannata a 10 mesi, sentenza da scontare a partire da dicembre.

L’ultimo degli accusati, Mark Colville, dovrà affrontare la sentenza del giudice Wood il 18 dicembre.

Un verso della canzone “I Had No Right” di Dar Williams riverbera nella mia testa mentre penso allo spirito a cui, con le loro azioni, con la loro presenza in corte e con la loro futura testimonianza dal carcere, i Plowshare di Kings Bay danno corpo: “It’s a long road from law to justice.” [“è lunga la strada dalla legge alla giustizia”]


Paul Magno

Paul Magno risiede presso la comunità di Jonah House a Baltimora, MD ed è un membro del Consiglio nazionale di FOR.


Fonte: Waging Nonviolence, Fellowship of Reconciliation, 24/11/2020

Traduzione di Stefano Pirisi per il Centro Studi Sereno Regis