Diritti umani: una settimana per ricordarne alcuni. A che punto siamo

a cura di Bianca Dominante, Chiara Foglio, Elisa Mondino, Andrea Zenoni

diritti umani

Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò quello che divenne il più importante documento sui diritti umani a livello globale.

Da allora ogni 10 dicembre ricorre la Giornata Internazionale per i Diritti Umani. Oggi, nel 2020, festeggiamo sicuramente per i passi avanti che sono stati compiuti storicamente, ma riflettiamo anche su quanta strada ci sia ancora da fare affinché il rispetto dei diritti umani fondamentali diventi una realtà concreta per tutti.

Ha ancora senso parlare di diritti umani e diritti fondamentali, soprattutto in quest’anno di pandemia in cui abbiamo visto intensificarsi tutte le crisi precedenti – sociale, economica, sanitaria, educativa e scolastica, migratoria -, così come le disuguaglianze sociali, e nascere nuove problematiche e difficoltà tra tutte le fasce della popolazione.

Durante la scorsa settimana abbiamo proposto un QUIZ giornaliero (nelle stories delle nostre pagine social: Facebook BeCome Viral e Instagram BeCome Viral ): 9 domande in totale per ricordare alcuni dei diritti umani fondamentali, oggi purtroppo non ancora pienamente tutelati e garantiti.
Sono solo alcuni esempi dei tanti che dovremmo riportare, con un focus particolare all’applicazione di alcuni di questi nel nostro paese.
Rivediamo insieme quel che ne è emerso.

In Italia nel 2019 chi ha subito maggiori violazioni dei diritti?

La fascia della popolazione che ha visto i propri diritti più violati è quella dei migranti. Infatti, le politiche e le retoriche anti-immigrazione del primo governo Conte hanno continuato ad impattare negativamente sui diritti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti, sia all’interno del Paese sia nella gestione delle frontiere. Eppure nella Dichiarazione universale dei diritti umani, l’articolo 13, sulla libertà di movimento, e il 14, sul diritto di asilo, dovrebbero venire in soccorso ai migranti, ma nel concreto si è ancora ben lontani da una possibile integrazione: dopo un anno dall’entrata in vigore del decreto sicurezza e immigrazione del 2018, ad almeno 24.000 persone è stato negato lo status legale di protezione umanitaria, limitando di fatto l’accesso all’assistenza medica, all’alloggio, ai servizi sociali, all’istruzione e al lavoro e rendendoli facilmente soggetti a sfruttamento e ad abusi.

Le nuove disposizioni hanno inoltre avuto conseguenze disastrose sulle opportunità d’integrazione per i richiedenti asilo, rimasti esclusi dalla rete di strutture di accoglienza gestita dalle autorità locali, e li hanno esposti a detenzione prolungata nei centri per il rimpatrio, in condizioni gravemente al di sotto degli standard e con ridotte opportunità di comunicare con avvocati e familiari. 83mila: sono le persone presenti nei centri di accoglienza in Italia (Cas, SIPROIMI e hotspot) nel 2020. Nel 2017 erano poco più di 183mila, secondo i dati del ministero dell’Interno.

Nel mese di ottobre, a seguito di diversi mesi e tavoli di discussione, sono stati modificati alcuni punti dei decreti legge non cambiandone però nella sostanza l’impianto e la portata: è stata re-introdotta la “protezione umanitaria” che nel primo disegno di legge era stata abolita, e sono state ridotte le multe per le ONG che soccorrono i migranti in mare. ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione – ritiene però che sia ancora fondamentale sostenere alcune importanti modifiche e sta portando avanti in questi mesi delle proposte normative innovative ed urgenti per risolvere alcuni aspetti sostanzialmente illegittimi e disumani del testo di legge. In ogni caso, si è ancora lontani da risolvere la gravissima crisi umanitaria che sta avvenendo sui nostri territori e non solo, e dal ricevere un’attenta risposta politica e legislativa in materia di diritto d’asilo.

Fonti:

Sui decreti sicurezza:

https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2020/10/06/modifiche-decreti-sicurezza-salvinihttps://altreconomia.it/modifiche-decreti-sicurezza-sotto-la-lente/

Proposte di modifica ASGI novembre 2020:

In quale paese è presente ancora oggi la tratta degli schiavi?

In Libia, dove è ritornato il “mercato degli schiavi”. A denunciare la condizione di centinaia di giovani africani, vittime di minacce, torture, stupri e uccisioni, è l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che ha raccolto le storie di chi ha attraversato le rotte migratorie del Nord Africa. Spesso però non è noto a tutti che l’Italia continua da anni ad alimentare questo mercato finanziando la Guardia costiera libica, che da un lato dovrebbe pattugliare i 600 chilometri della costa libica con l’obiettivo di fermare i migranti che vogliono arrivare in Europa, dall’altro però è anche coinvolta nel traffico di esseri umani e nella gestione dei centri di detenzione per migranti, criticati per le condizioni disumane della reclusione. Proprio nel luglio 2020 l’Italia ha prolungato di altri tre anni i suoi accordi in materia di sicurezza, confini e migrazione, nonostante le prove sistematiche di violazioni dei diritti umani in atto.

Fonti:

https://www.ilpost.it/2020/07/17/conferma-finanziamenti-guardia-costiera-libica/https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2020/07/27/libia-migranti-fondi-guardia-costiera-libica

Dei 50 stati europei, in quanti è consentito legalmente il matrimonio tra persone dello stesso sesso?

Nel mondo i matrimoni omosessuali sono consentiti in solamente 28 Paesi, 18 di questi si trovano in Europa. Sempre in Europa, 27 Stati, tra cui l’Italia, consentono le unioni civili.

Dal 2016, in seguito alla riforma del diritto di famiglia con la Legge 76, sono consentite le unioni civili per le coppie dello stesso sesso, da un lato, e per le coppie conviventi, indipendentemente dal sesso dei loro componenti, è possibile regolare gli effetti patrimoniali della loro convivenza. A 4 anni di distanza, anche Papa Francesco, portavoce di una comunità religiosa tradizionalmente ostile all’omosessualità, ha sottolineato l’importanza di una legislazione per le unioni civili.

Come è emerso, l’Europa ha preso una posizione particolarmente favorevole alle unioni tra persone dello stesso sesso, ma ancora in 22 Paesi dell’Est Europa e in molti Stati del mondo, sia le unioni civili sia i matrimoni omosessuali sono illegali. Insomma, la legislazione sulle unioni civili non dev’essere un traguardo, ma un punto di partenza per riflettere sulle disuguaglianze e le discriminazioni che ancora esistono a danni delle persone LGBTQIA+.

Fonti:

https://www.dirittierisposte.it/Schede/Famiglia/Convivenza-e-unioni-di-fatto/unioni_civili_id1110444_art.aspx#:~:text=La%20nuova%20legge%2020%20maggio,effetti%20patrimoniali%20della%20loro%20convivenza


Statisticamente, quanti medici obiettori di coscienza ci sono in Italia? E qual è la regione con più medici obiettori di coscienza?

Prima di arrivare alle risposte, facciamo un passo indietro. Il diritto all’aborto è uno dei più discussi al mondo. Sotto agli occhi di tutti è la situazione in Polonia, dove negli scorsi mesi, in seguito alla sentenza del Tribunale Costituzionale che avrebbe deciso di vietare l’aborto anche in caso di grave malformazione del feto, si sono scatenate delle proteste che continuano ancora oggi e sono arrivate in tutto il mondo. In Brasile, recentemente sono state introdotte ulteriori restrizioni per l’accesso all’aborto, anche in caso di stupro. Malta rimane il Paese europeo più severo in materia: chiunque richieda o assista una procedura abortiva rischia tre anni di carcere. Di questi giorni invece la notizia positiva sulle vicende in Argentina, dove dopo 15 anni di lotta si sta arrivando alla legalizzazione dell’aborto.

In Italia, la Legge 194 del 1978 consente di ricorrere all’IVG presso una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione. A 42 anni dalla Legge, però, l’Italia non è ancora in grado di garantire il pieno rispetto di questo diritto. L’Human Rights Watch sottolinea come, durante l’emergenza sanitaria, l’accesso all’aborto sia stato ostacolato. Sia l’IVG chirurgica sia quella farmacologica sono accessibili soltanto tramite regime ospedaliero o in day hospital, rendendo quindi in ogni caso necessario l’accesso alle strutture sanitarie.

Purtroppo però queste stesse procedure, pur essendo state inserite nell’elenco delle procedure essenziali il 30 marzo scorso, non sono sempre garantite per mancanza di personale addetto e per le restrizioni all’accesso alle strutture per il contenimento del virus. Tuttavia, anche in tempi “normali”, la procedura abortiva incontra numerosi ostacoli. Una donna che voglia ottenere l’IVG deve sottoporsi a numerose visite mediche e, a meno che il medico non dichiari la necessità di abortire con urgenza, segue un periodo di attesa di sette giorni, il più lungo d’Europa.

Inoltre, sulla questione convergono dinamiche socioculturali e religiose profondamente radicate. Basti pensare all’altissimo numero di medici obiettori di coscienza: il 70% su tutto il territorio nazionale, ma ancora più alto in alcune regioni, come il Molise, con il 93,3%.  Come ci ricorda Amnesty “Costringere qualcuno a condurre una gravidanza indesiderata, è una violazione dei diritti umani, inclusi i diritti alla privacy, all’autonomia e all’integrità corporea”. Garantire l’accesso all’aborto significa rispettare il diritto alla vita e il diritto alla salute di tutte le donne. Negare il diritto all’IVG non salva nessuna vita, anzi mette in pericolo quella delle donne che ricorreranno a pratiche non sicure o illegali.

Fonti:
https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2017/02/22/aborto-in-italia-7-ginecologi-su-10-sono-obiettori_8e057fe0-efcf-4305-8c87-26a6bf6a946c.html 

https://www.repubblica.it/cronaca/2016/10/20/news/medici_obiettori_ecco_i_dati_regione_per_regione-150182589/


Durante la prima ondata Covid a marzo 2020, in Giordania, Oman, Yemen e negli Emirati Arabi Uniti è stato vietato:

In Giordania, Oman, Yemen ed Emirati Arabi Uniti il governo ha bandito i giornali cartacei sostenendo potessero contribuire nella diffusione del virus del covid-19. In molti altre nazioni tuttavia si sono registrate nell’ultimo anno ulteriori limitazioni delle libertà collettive e individuali: con gli occhi del mondo intero puntati sul Covid-19, molti governi hanno promulgato leggi di emergenza che conferiscono poteri extra all’esecutivo. In alcuni casi questi poteri sono necessari per combattere la pandemia e verranno ceduti quando sarà finita. In molti altri casi però le cose andranno diversamente: questo stato di emergenza ha pericolosamente concesso ad autocrati o aspiranti tali di acquisire maggiori poteri. I rischi maggiori si riscontrano ovviamente in quei Paesi caratterizzati da una democrazia instabile e dove i controlli statali sono molto deboli.

Fonti:
https://www.economist.com/leaders/2020/04/23/autocrats-see-opportunity-in-disaster?fsrc=newsletter&utm_campaign=the-economist- 

In quale paese è consentita una migliore (o peggiore) attuazione del diritto alla libertà religiosa?

La Norvegia è uno dei Paesi dove si è assistito a un più drastico calo del diritto alla libertà religiosa: secondo i dati del Cato Institute, dal 2008 al 2017 il paese è passato da una media di circa 9.4 a 7.4. Nel 2017, la polizia ha denunciato 120 crimini ispirati dall’odio religioso, con un aumento del 24% rispetto al 2016. Su Internet si segnalano discorsi antisemiti e anti-musulmani. Le scuole pubbliche continuano a includere un corso obbligatorio sulla conoscenza cristiana e le informazioni religiose ed etiche (CKREE). Gli studenti non possono rinunciare a questo corso. Le scuole non consentono cerimonie religiose, ma possono organizzare gite a tema religioso, come assistere alle funzioni natalizie in una chiesa locale della Chiesa della Norvegia. Da un punto di vista legale è inoltre vietato a studenti e insegnanti di indossare burqa e niqab nelle scuole e negli asili nido.

L’Italia, sempre secondo gli stessi dati, si posiziona più in alto in classifica con un “punteggio” di 8.0: ciononostante anche nel nostro Paese non sono mancati e non mancano episodi discriminatori a stampo religioso, soprattutto nei confronti della comunità musulmana. Nonostante il diritto alla preghiera e al culto sia riconosciuto e garantito dall’articolo 19 della Costituzione Italiana, troppo spesso amministrazioni comunali e regionali dichiarano apertamente il proprio “no alla moschea”. Le comunità musulmane si trovano costrette ad organizzarsi in associazioni senza poter esercitare il culto; per una festività o eventi importanti per l’esercizio del culto sono costretti a vedersi quasi in semi clandestinità.

Fonti:
https://www.osservatoriodiritti.it/2019/08/13/liberta-di-culto-in-italia-costituzione-islam/ 

https://www.cato.org/sites/cato.org/files/human-freedom-index-files/cato-human-freedom-index-update-3-country-profiles.pdf

https://www.state.gov/wp-content/uploads/2019/05/NORWAY-2018-INTERNATIONAL-RELIGIOUS-FREEDOM-REPORT.pdf

Nel 2019, quante persone rom risultavano in condizione di emergenza abitativa?

Il Rapporto annuale 2019 dell’Associazione 21 luglio, che si occupa di diritti umani e monitora la condizione delle comunità rom, ha messo in evidenza il calo del numero di persone rom in emergenza abitativa: dai 28mila del 2017, passando per i 25mila del 2018, siamo giunti a 20mila nel 2019. Anche il numero degli sgomberi forzati di campi rom è sceso notevolmente, con 145 messi in atto nel 2019 – circa il 26% in meno rispetto al 2018.

Non dobbiamo tuttavia lasciarci ingannare da questi dati apparentemente incoraggianti: come sottolinea il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla la riduzione degli sgomberi forzati è legata sia a un calo delle famiglie presenti nei campi rom sia alla pratica degli sgomberi “indotti”: portare gli abitanti a scegliere un allontanamento volontario a causa delle numerose pressioni esercitate dalle forze dell’ordine. Ma cosa si intende con “sgomberi forzati”? “Una grave violazione dei diritti umani” scrive Stasolla nel rapporto.

Vengono infatti messi in atto senza le garanzie procedurali previste dalla normativa internazionale, come la consultazione degli interessati, un ragionevole preavviso e soprattutto la predisposizione di soluzioni alternative abitative adeguate. Uno sgombero forzato particolarmente violento è stato condotto a maggio del 2019 nel comune di Giugliano, in Campania: “una comunità di circa 450 persone, di cui almeno 150 bambini, donne incinte e persone anziane, sono rimaste senza tetto, dopo essere state sgomberate con la forza dalle autorità dai loro insediamenti nel comune campano di Giugliano, nei pressi di Napoli. Non è stato loro offerto alcun alloggio alternativo o alcun piano per una sistemazione d’emergenza”. Questo quanto riportato da Amnesty in merito al grave episodio.

Il 2019 è stato caratterizzato anche da alcuni provvedimenti normativi che hanno riguardato direttamente rom e sinti in emergenza abitativa: si pensi ad esempio a quello contenuto nella direttiva n.16012/110 del 15 luglio, emanata dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, per la ricognizione degli insediamenti e il “censimento etnico” dei rom presenti nei campi, con lo scopo dichiarato di incoraggiare l’esecuzione di sgomberi. Non mancano tuttavia esempi di politiche positive messe in atto per realizzare il superamento dei campi rom e puntare all’inclusività: è il caso delle città di Ferrara, Palermo e Sesto Fiorentino.

Fonti:
https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2019-2020/europa-e-asia-centrale/italia/

In Italia, con quanti anni è punibile il reato di tortura?

Dopo trent’anni dalla “Convenzione contro la tortura” dell’ONU, nel 2017 l’Italia ha introdotto il reato di tortura nel codice penale, prevedendo una pena dai 4 ai 10 anni. A fare pressione è stata l’Unione Europea; ora finalmente anche in Italia la tortura è considerata come un reato a tutti gli effetti contro i diritti dell’uomo e la sua dignità personale e integrità fisica.
Battaglia emblematica rispetto a questi temi è sicuramente la vicenda Cucchi, in rappresentanza di molti altri morti in carcere prima di lui. Dopo almeno 10 anni di battaglie giudiziarie portate avanti dalla sorella Ilaria e il suo legale Fabio Anselmo, insieme a tutti i membri della onlus creata dalla famiglia, finalmente il tribunale ha giudicato colpevoli due carabinieri di omicidio preterintenzionale per il decesso in custodia di Stefano Cucchi, avvenuto nel 2009. 

Un’altra vicenda sicuramente da menzionare è legata ai fatti avvenuti a Genova nel 2001. La Corte europea dei diritti umani ha infatti condannato più volte l’Italia per gli atti di tortura disumani ad opera delle forze di polizia durante le manifestazioni del ventisettesimo summit del G8, nello specifico quelle avvenute tra il 19-20-21 luglio nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto. Ancora oggi le risposte rimangono poche e comunque inadeguate rispetto alla portata della violenza perpetrata in quell’occasione. 

Ma non solo: nel 2019 si segnalano nuovi casi di tortura e altri maltrattamenti. A settembre, 15 agenti di custodia sono stati indagati per molteplici reati, tra cui tortura aggravata, in relazione all’aggressione contro un detenuto avvenuta nel carcere di San Gimignano, in provincia di Siena, nel 2018. Quattro degli agenti sono stati interdetti dal servizio, su disposizione del giudice per le indagini preliminari. Una settimana dopo che era emersa la notizia dell’apertura di un’indagine, l’allora ministro dell’Interno ha visitato il carcere esprimendo quello che è sembrato essere un sostegno incondizionato agli indagati, compromettendo in tal modo gli sforzi della magistratura e dell’amministrazione penitenziaria di assicurare l’accertamento delle responsabilità per gravi violazioni dei diritti umani. A fine anno l’indagine era ancora in corso.

Nel 2020, sono in corso 8 investigazioni per tortura: a Monza, San Gimignano, Torino, Palermo, Milano, Melfi, Santa Maria Capua Venere, Pavia.
In tutti questi casi, la tortura da accertare è avvenuta a danno di detenuti per mano delle forze dell’ordine. 

Non si deve dimenticare poi che ancora oggi in molti altri Paesi, come Turchia, Iran, Russia, Egitto, Palestina e Israele, la tortura, manifesta o celata, resta ancora una pratica a pieno titolo legale, come metodo per estorcere informazioni ai dissidenti politici o contro la criminalità.

Fonti:
https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2019-2020/italia/


Articolo realizzato nell’ambito del progetto “Tutti mediattivisti: ricerca, educazione e azione nonviolenta contro l’odio online” con il contributo dell’


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