Le emozioni a scuola – Recensione di Alice Toselli

L. Lafortune, P.A. Doudin, F. Pons e D. R. Hancock (a cura di), Le emozioni a scuola. Riconoscerle, comprenderle e intervenire efficacemente, Erickson, Trento 2004, pp. 192, € 19,00 (edizione italiana a cura di O. Albanese e C. Fiorilli)

Le emozioni sono elementi fondamentali dell’apprendimento e della riuscita scolastica.
Esse si connotano come componenti del sapere e catalizzatori dei rapporti sociali.

cop_le_emozioni_a_scuolaLe conoscenze più consolidate a scuola (e fuori) sono quelle apprese in momenti di divertimento, di autostima, di serenità. Una tonalità emotiva positiva funziona come cemento per le conoscenze e le trasforma facilmente in competenze, cioè in abilità. Per quanto riguarda i rapporti sociali, tutte le nostre relazioni sono associate ad emozioni, che apportano colore ed energia. Conoscere gli stati emotivi e saperli osservare negli altri aumenta la possibilità di gestione dei conflitti, la risoluzione delle divergenze, l’autostima e la percezione dell’altro. Elementi preziosi dentro e fuori la scuola!

Gli studi riportati nel testo dimostrano che i fondamenti della competenza emotiva si instaurano entro il secondo anno di età, in stretta relazione con gli stimoli e il rapporto tra il bambino e la mamma (o caregiver). Nonostante ciò, siccome l’apprendimento è un evento long life (che dura per tutta la vita), le attività a scuola, e quelle educative in genere, contribuiscono alla costruzione e alla sperimentazione della competenza emotiva.

Chi è emotivamente competente attua comportamenti pro sociali, sa comunicare, è benvoluto e popolare e ben integrato nella sua comunità: sarà probabilmente un bravo studente. Chi non lo è rischia di diventare un bullo, di avere difficoltà a scuola, di non sopportare le frustrazioni: sarà probabilmente a rischio di drop out (abbandono scolastico).

I ricercatori hanno raccolto metodologie e strategie di intervento per la promozione della competenza emotiva in tutti gli ordini di scuola e nelle attività educative in genere. È particolarmente importante focalizzare l’attenzione sui bambini con difficoltà di apprendimento, su chi ha subito abusi (e ha quindi una percezione disorganizzata delle emozioni) e sugli adolescenti (protagonisti della confusione emotiva).

Si potrebbe pensare che badare alle emozioni non sia compito degli insegnanti: è un campo complesso, i docenti sono già oberati di lavoro e, se sono poco competenti emotivamente, rischiano il burnout. Proprio per questo gli autori consigliano per loro percorsi formativi specifici e accompagnamenti psicopedagogici.

L’attenzione agli stati emotivi degli allievi e la costruzione della competenza emotiva rappresentano le uniche vie di revisione dell’azione educativa. Si potranno allora sviluppare motivazione e partecipazione attiva, impegno sociale e piacere nell’apprendimento, con l’estinguersi, ad esempio, della celebre ansia per la matematica.

 

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