Il 25 aprile delle bambine e dei bambini di Oulx

Gianni D'Elia, Rita Vittori

È successo a Oulx in Val di Susa, valle famosa per il movimento No Tav, il 24 aprile 2024: il Centro Studi Sereno Regis è stato invitato dalla dirigente Barbara Debernardi a partecipare all’apertura delle cerimonie legate al 25 aprile, festa che celebra la Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista. Abbiamo scoperto che da anni sono i bambini/e delle scuole ad aprire le iniziative legate a questa data importante: loro che sono i cittadini del futuro.

Lo scorso anno le classi quarte e quinte della Direzione Didattica Lambert hanno realizzato un libro digitale sulla partigiana Enrica Morbello Core detta «Fasulin». Quest’anno è stata scelta un’altra figura importante del territorio: Achille Croce, detto «Il Gandhi della Val Susa», già ricordato il 4 giugno 2019 dall’IISS Des Ambrois con la messa a dimora dell’«Albero di Achille» nell’àmbito della Giornata dei Giusti.

Foto di Enzo Gargano

La presentazione è avvenuta nella Sala Consiliare del Comune di Oulx, piena di bambini/e; e proprio un gruppetto di loro ha letto una sintesi del libro che veniva proiettato e di cui si poteva godere la bellezza. Le autorità presenti e le insegnanti hanno fatto da sfondo che ha dato dignità a questo bellissimo libro, il cui testo e disegni sono un esempio di semplicità e profondità che ha commosso tutti e che la scuola ha messo a disposizione di chiunque voglia leggerlo.

Chi era Achille Croce

Ma vediamo la storia di questo importante testimone della nonviolenza.

Nato a Condove il 28 novembre 1935, è stato chiamato «Il Gandhi della Val Susa» perché fin da giovane ha cercato di vivere secondo i principii della nonviolenza espressi da Gandhi. Vegetariano, praticava i digiuni di solidarietà e protesta, ma anche «il digiuno della parola» per cui ogni venerdì smetteva di parlare e stava in silenzio. Anche questa forma di digiuno Achille la riteneva importante per riuscire ad ascoltare meglio il proprio cuore, come scritto sul libro.

Iscritto al Movimento nonviolento dal 1967, fondò in quegli stessi anni il GVAN (Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta) insieme ad alcuni amici e a don Giuseppe Viglongo.

Lavorò come operaio nelle Officine Moncenisio di Condove, e godeva al suo interno di una grande stima perché quando andava a fare i picchetti, per convincere tutti a scioperare si sedeva semplicemente davanti allo stabilimento e guardava coloro che andavano al lavoro: il suo sguardo era più convincente di qualsiasi discorso.

Per chi non lo sa, le Officine Moncenisio erano nate nel 1906, costruivano principalmente vagoni ferroviari per il Ministero dei Trasporti e macchine per la tessitura di calze; occupavano nel 1970 circa 850 persone tra operai e impiegati. Però, durante e dopo la Seconda guerra mondiale lo stabilimento fabbricava proiettili, bombe e soprattutto armi subacquee perché l’industria era registrata negli elenchi dei fornitori della Marina Militare, la quale richiedeva ogni anno all’azienda gli elenchi dei giovani di leva per un eventuale arruolamento.

Ma ciò che rese famoso Achille fu la mozione contro la produzione di armi alla Moncenisio, approvato all’unanimità dai lavoratori riuniti in Assemblea il 24.9.1970, che rifiutarono di prestare il proprio lavoro per produrre le armi. L’Assemblea era stata preparata da mesi di riunioni e discussioni per convergere tutti sull’approvazione della mozione.

Vediamo i contenuti principali del documento:

«I lavoratori delle Officine Moncenisio, considerando che il problema della pace e del disarmo li chiama in causa come lavoratori coscienti e responsabili e che la pace è supremo interesse e massimo bene del genere umano […](omissis) […] – diffidano – la Direzione della loro officina dall’assumere commesse di armi, proiettili, siluri o di altro materiale destinato alla preparazione o all’esercizio della violenza armata, di cui non possono e non vogliono farsi complici. – Avvertono – tempestivamente e lealmente le autorità aziendali di non essere pertanto in nessun caso disposti a lavorare, trasportare e collaudare i suddetti materiali bellici. – Esigono – dallo Stato e dal potere politico che il pubblico denaro, che è denaro dei lavoratori, sia investito nella costruzione e nella fabbricazione di cose utili ai loro interessi, richieste dalla loro dignità umana, rivendicate dal loro senso di giustizia e dal loro amore alla pace, di cui l’umanità ha estremo bisogno. – Chiedono – alle organizzazioni sindacali di appoggiare la loro strategia di pace, di propagandarla in Italia e, tramite le internazionali sindacali, fra i lavoratori di tutto il mondo; alla Chiesa cattolica e alle altre Chiese ed organizzazioni religiose di voler rilevare ed appoggiare il contenuto religioso e morale della loro presa di coscienza».

Queste parole risuonano di un’attualità inquietante, visto l’aumento della produzione bellica in molti Paesi del mondo, compresa l’Italia. Grazie comunque a questa mozione votata all’unanimità, la Moncenisio continuò a produrre treni e macchine per fare le calze.

Questo suscitò grande eco e solidarietà da parte di persone e movimenti in varie parti del mondo e stimolò altri lavoratori ad affrontare la questione della produzione di armi e della riconversione dell’industria bellica.

In Italia il 19 gennaio 1981 Maurizio Saggioro si rifiutò di continuare a produrre componenti per la fabbricazione di armi presso la fonderia Metalli Pressati Rinaldi di Bollate (Milano) in cui lavorava. Saggioro chiese di essere trasferito a un altro ruolo slegato dalla produzione bellica. Dopo un’apparente disponibilità da parte dell’azienda venne licenziato il 23 novembre 1981. In seguito alcuni esponenti del Partito Radicale presentarono nel novembre 1981, in entrambe le Camere, una proposta di legge per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza alla produzione bellica, mai però approvata.

Due anni dopo, nel 1983, Gianluigi Previtali diede le dimissioni dall’Aermacchi, azienda di Varese che produceva aerei militari destinati a Paesi in guerra nel terzo mondo.

Negli anni successivi, altri lavoratori si sensibilizzarono e parteciparono a un gruppo di studio sulla riconversione dell’industria bellica. Nella primavera del 1986, Elio Pagani e Marco Tamborini fecero una pubblica dichiarazione di obiezione di coscienza alle spese militari e nel 1989 Elio Pagani  chiese il trasferimento al settore civile. Dopo una prima apparente apertura, i vertici dell’azienda misero entrambi in cassa integrazione a zero ore.

Come vuol essere ricordato Achille Croce

«Come voglio essere ricordato?» si legge nello splendido libro digitale.

«Come un uomo semplice, alto e magro, con un ciuffo di capelli un po’ ribelli, che spesso mi cadeva sulla fronte. Come un onesto operaio, un appassionato dei lavori nell’orto, che ho sempre coltivato e curato con amore, perché credete a me: avere un orto significa avere una piccola ricchezza».

Grazie ragazzi

Dobbiamo, come adulti, un ringraziamento speciale a questi ragazzi che, sotto la direzione sapiente delle insegnanti e della dirigente, hanno saputo dare nuova voce ad Achille Croce e ai suoi compagni per ribadire che opporsi alla costruzione di armi nel proprio territorio è un dovere verso l’umanità intera.

Quale miglior messaggio per questo 25 aprile 2024 che sollecita noi cittadini e chi lavora nelle aziende di armi attuali a tentare di fermare questa follia che sta facendo stragi di giovani generazioni non solo sul territorio ucraino o palestinese, ma in ben 59 Paesi del mondo?

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