Ecco dal nulla l’“attentatore antifascista”. La nuova invenzione narrativa di destra | Shane Burley

Come la destra americana sta creando falsi collegamenti fra le idee antirazziste e la strage di Dayton tramite l’account Twitter del colpevole.

I siti dei media e degli esponenti politici di destra sono ora settati su “Antifa”, il movimento antifascista internazionale decentralizzato, sostenendo il suo coinvolgimento in tutto (dal terrorismo alla cospirazione internazionale), puntando sul tribalismo politico che attualmente motiva la base repubblicana. Solo il mese scorso [luglio 2019, ndt] il senatore Ted Cruz ha presentato una risoluzione per etichettare il movimento come “terroristi interni”. Un gesto che Donald Trump ha subito supportato via Twitter, creando così una falsa dicotomia che ora può essere utilizzata per effettuare attacchi informatici ai danni di attivisti e giornalisti.

Giusto per puntualizzare, dalle cronache non risulta che attivisti antifascisti abbiano mai ucciso qualcuno, in quanto solitamente occupati a proteggere i membri delle loro comunità dalla minaccia dei nazionalisti bianchi. Coloro la cui ideologia – invece – risulta attualmente essere legata a più di 175 morti a livello internazionale, solo negli ultimi 8 anni.

L’esempio più recente di terrore nazionalista bianco è – ovviamente – la sparatoria di massa avvenuta ad El Paso (Texas) all’inizio di questo mese. Il colpevole ha aperto il fuoco su una folla multietnica all’interno di un Walmart, uccidendone 22. L’attentatore ha rilasciato nelle sue dichiarazioni le motivazioni standard dei nazionalisti bianchi (come la sostituzione demografica dei bianchi con immigrati non caucasici) come spiegazione del suo gesto.

Poco meno di 24 ore dopo, un uomo a Dayton (Ohio) ha aperto il fuoco su una folla di persone (compresa sua sorella) causando 9 vittime. I suoi motivi non sono stati chiariti, in quanto da parte del colpevole non risultano dichiarazioni, ma ciò non ha impedito ad esponenti della destra di suggerire una connessione del killer con Antifa. Gli è bastata la presenza di opinioni vagamente di sinistra nel profilo Twitter dell’uomo per dimostrare come questi sia politicamente motivato e vicino ad organizzazioni antifasciste.

Il New York Post ha addirittura pubblicato un articolo in cui asserisce che quella di Dayton “potrebbe essere la prima strage di massa ad opera di antifascisti”. Nel frattempo, i vari d’informazione di destra focalizzano le loro storie su quello che affermano essere l’orientamento a sinistra del killer, presentando i post di Twitter come evidenti fattori scatenanti della violenza. In un caso (quello del podcast suprematista bianco The Daily Shoah) si arriva a sostenere che il colpevole fosse “sicuramente” membro di un gun club antifascista (teoria complottistica infondata, nata su 4Chan e altri forum del web).

Twitter come prova

L’opinionista conservatore Andy Ngo è forse la voce più prominente fra coloro che diffondo la falsa connessione fra Antifa e il terrorismo. È infatti lui l’articolo del New York Post ed è generalmente schietto sul suo profilo Twitter, seguito da circa 200.000 persone.

Ngo non ha mai menzionato una volta il caso del nazionalista bianco di El Paso, mentre ha cercato di contattare alcuni degli attivisti e scrittori presumibilmente seguiti o ritwittati dall’attentatore di Dayton (i follower e i retweet non possono più essere visti, dal momento che Twitter ha rimosso l’account del tiratore). Tra i profili identificati da Ngo vi è l’organizzatrice e ricercatrice Emily Gorcenski – a cui ha posto la domanda apparentemente ridicola “Lo conosceva?” – solo perché l’uomo aveva ha interagito con alcuni dei suoi tweet. Naturalmente (come la maggior parte dei 62.000 profili seguiti) Gorcenski non sapeva chi fosse.

“Andy Ngo ha deciso di contattatarmi solo perché sta facendo il minimo giornalismo per generare una storiella”, ha dichiarato la Gorcenski. “Sa che le legittime critiche nuocciono ai guru di destra che radicalizzano i terroristi e sta quindi cercando di fare qualsiasi cosa per restituire il favore. Vuole anche disperatamente vendere la narrazione secondo cui l’Antifa è un gruppo terroristico, per cui si attaccherà a qualsiasi cosa che assomigli vagamente a un atto di violenza di sinistra, anche se l’attacco di Dayton non aveva motivazioni politiche apparenti “.

La Gorcenski è stata presa di mira pesantemente dall’estrema destra in passato, e quando i principali media conservatori la individuano, vi è un aumento delle minacce violente verso di lei. “[Io] devo stare attento nel caso in cui Tucker [Carlson] o, Dio non voglia, il presidente decida di pronunciare il nome mio o di qualcuno dei miei amici.”

Ngo ha poi postato i link a un numero di account Twitter con cui probabilmente l’attentatore ha interagito. Uno di questi appartiene alla giornalista Kim Kelly, che non ha mai avuto contatti con l’attentatore in nessun modo.

Le accuse da parte di Ngo sono solo l’ultimo degli attacchi che la Kelly ha ricevuto da parte di esponenti di destra. Al principio di quest’anno, lei ed altri giornalisti sono stati inseriti in una lista degli omicidi di ispirazione neonazista, ritenuti supporter di Antifa a causa dei profili da loro seguiti. A causa delle minacce ricevute dai troll di destra, la Kelly ora ha paura di un incremento dovuto al tweet di Ngo.

“È molto, molto pericoloso [che Ngo colleghi il colpevole ai dei giornalisti]”, ha detto Kelly. “Sappiamo con quale tipo di fascisti sfrenati è associato e allineato. Sappiamo cosa pensano della stampa e dell’Antifa e sappiamo che il loro obiettivo è in primis la violenza. Ci vogliono morti e Ngo ha appena messo a disposizione un piccolo e pratico elenco di nuovi obiettivi.”

Il timore è che militanti di estrema destra con inclinazioni violente vedano correlazioni nate e utilizzate per convalidare una visione già diffamata degli attivisti antifascisti. Per cui potrebbero considerare i giornalisti che Ngo sta identificando come potenziali responsabili e agire con violenza mirata.

Falsi frame, conseguenze reali

Donald Trump è ora passato ad esprimere preoccupazione sia per i suprematisti bianchi che per Antifa, creando una falsa pista secondo la quale vengono presentate due minacce di uguale, ma opposta, importanza. Ciò porta a collocare anche le recenti sparatorie di massa come risultato dell’estremismo politico di due fronti concorrenti.

Ma la realtà è che non vi è attualmente nessuna correlazione fra il massacro di Dayton e l’organizzazione antifascista, diversamente dalla possibilità che il responsabile di tale strage protestasse ed esprimesse opinioni progressiste su Twitter (qualcosa che milioni di persone hanno fatto fin dall’elezione di Trump). Allo stesso tempo, l’attentatore di El Paso ha lasciato una dichiarazione di 2.300 parole che delinea chiaramente i suoi obiettivi e le sue motivazioni, chiaramente tipiche dei nazionalisti bianchi. Diversamente quello di Dayton non ha mai dato approfondimenti formali alla sua motivazione. Il miglior indizio su ciò che ha alimentato la sua rabbia potrebbe trovarsi nei testi della sua band “pornogrind“, che sono stati intrisi di veleno misogino ed in linea con l’ideologia delle comunity “Incel” e dei diritti maschili.

“In senso più ampio, l’intero episodio è un tentativo ovvio e vigliacco per distrarre dal ruolo che lui [Andy Ngo] e dai suoi alleati fascisti giocano nel consentire, sostenere e, in alcuni casi, partecipare agli orrori del terrore bianco suprematista”, asserisce Kelly. “Sta cercando di forzare la stessa disonesta narrativa degli ” antifascisti violenti” su cui ha costruito la sua carriera, perché fare diversamente significherebbe ammettere che lui è parte del problema. Tutto ciò è vile, perfido e calunnioso”.

Tattiche intimidatorie

Oltre a ricevere minacce o diventare potenziali bersagli per la violenza, la demonizzazione di attivisti antifascisti senza causa porterà anche a effetti agghiaccianti in tutti i movimenti politici di sinistra e antirazzisti. I giornalisti che sono stati presi di mira hanno a che fare con l’insinuazione che stanno aiutando un movimento che si presume abbia un omicidio di massa a vista, il che non è vero sotto tutti gli aspetti. Questa vasta rete di accuse potrebbe avere conseguenze molto reali, portando potenzialmente ad un aumento di accuse e impedimenti nei confronti degli attivisti da parte della polizia e dei gran giurì, oltre che minacce di morte e conseguenze sulla carriera per i giornalisti.

Gli organizzatori del più ampio movimento antifascista hanno lavorato duramente per affermare apertamente e onestamente le loro intenzioni e impegni ideologici, oltre che a costruire un movimento sociale di larga scala che possa essere di riferimento per le persone comuni. Tali movimenti devono necessariamente continuare a rivolgersi in questo modo al pubblico, alfine di separarsi da qualsiasi menzogna perpetuata dai media di estrema destra, in modo da offrire alla gente l’accesso ad una narrazione più radicata di strategia e tattica.

La realtà è che i collegamenti che si stanno formando tra l’attivismo antirazzista e la sparatoria sono solo invenzioni, quindi il modo migliore per contrastare queste false percezioni è presentare il quadro reale delle organizzazioni nel modo più chiaro possibile. I giornalisti di tutto il paese hanno scritto articoli e creato post virali sui social media nel tentativo di contrastare i messaggi di Andy Ngo, dando un altro punto di vista rispetto a quello da lui fornito su queste storie. Tuttavia, questo comporta delle sfide. Troll e guru di destra sono in grado di dominare il ciclo dei media online e quindi plasmare la comprensione soggettiva che molte persone hanno del mondo attorno a loro.


Shane Bruley, scrittore e regista residente a Portland (Oregon). Autore del libro Fascism Today: What It Is and How to End It (AK Press). I suoi lavori sono stati pubblicati su riviste e siti come Jacobin, AlterNet, In These Times, Political Research Associates, Waging Nonviolence, Labor Notes, ThinkProgress, ROAR Magazine e Upping the Anti.


Waging Nonviolence, 24 agosto 2019
Titolo originale: Right-wing Media Is Creating The ‘Antifa-Shooter’ Narrative Out of The Thin Air

Traduzione di Carlo Cumino per il Centro Studi Sereno Regis

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