Il ghiacciaio e Gandhi | Cinzia Picchioni

Torino, 25 luglio 2019

3 notizie per 3 tempi

1.         Tra qualche giorno (il 18 agosto p.v.), in Islanda, scopriranno una stele al posto del ghiacciaio Okjökull, ormai scomparso. Sul monumento («ai disciolti», anziché «ai caduti») c’è una scritta[1] – la copio qui sotto, in italiano – che mi ha fatto gelare (appunto!) il sangue nelle vene:

«Okjökull è il primo ghiacciaio islandese che ha perso il suo status di ghiacciaio.
Nei prossimi 200 anni tutti gli altri seguiranno la stessa strada.
Questo monumento è per riconoscere che noi sappiamo
cosa sta succedendo e sappiamo cosa occorre che venga fatto.
Solo voi sapete se lo abbiamo fatto».

Il sangue si è gelato non perché le parole riguardano un ghiacciaio (sarebbe comodo così, eh?), ma per l’ultima riga: «Solo voi sapete se lo abbiamo fatto». Significa che si pensa che la stele rimarrà lì oltre noi che l’abbiamo eretta in quel posto; che altri – in futuro – leggeranno le parole incise «sulla pietra», rimaste lì per anni e decenni a testimoniare che – almeno – ci eravamo posti il problema… ma non è detto che abbiamo provato (oltreché trovato) la soluzione.

2.         Negli stessi giorni in cui ho saputo dell’iniziativa islandese mi è giunta anche la ferale notizia dell’overshoot day: 29 luglio!!! Con grafici e tabelle scopriamo che: «Il 29 luglio è la data in cui il consumo di risorse da parte dell’uomo eccede ciò che gli ecosistemi della Terra sono in grado di rigenerare per il 2019. L’overshoot day non è mai stato così presto dagli anni Settanta, quando l’uomo ha cominciato a sovra-sfruttare le risorse della Terra» (vedi mio articolo Oggi, 29 luglio…)

3.         Infine oggi leggo della morte di Rutger Hauer, il mitico attore interprete dell’altrettanto mitico personaggio del replicante ribelle nell’indimenticabile film di culto Blade Runner. Curiosamente – per nulla, in realtà – nel film il replicante muore in un futuribile 2019, con le ultime struggenti parole che sappiamo tutti a memoria (o almeno noi autentici cinefili sappiamo a memoria):

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire»
(Rutger Hauer/Roy Batty, in Blade Runner, di Ridley Scott, 1982).

Ecco dunque un passato che arriva nel futuro, un presente che si proietta nel futuro, un futuro già annunciato nel passato. Tema: il tempo.

Allora mi son detta: che cosa vuoi scrivere – oggi – sull’ overshoot day 2019, dopo che per anni, anno dopo anno, hai ripetuto che è allarmante il fatto che sia sempre un po’ prima (nel 2003 era a ottobre, nel 2019 è a luglio!), che significa che non è stato fatto abbastanza nell’anno appena trascorso? Vuoi ancora ripetere – testimone l’ overshoot day sempre più precoce – che da subito, da oggi, da 1 minuto fa dovremmo decidere di non più volare, non più bere acqua imbottigliata, non più mangiare carne e pesce, non più comprare un’automobile?.

Facciamo un esperimento: per favore, commentate questo articolo scrivendo: «So dell’overshoot day, conosco il problema e me ne occupo tutto l’anno con scelte individuali che mirino ad allungare – o almeno fermare – il tempo in cui terminiamo le risorse per l’anno corrente», oppure: «Non conosco neppure il significato della parola» o tutti i commenti fra i due estremi. Quando li raccoglierò saprò quanto è stato utile scrivere per l’ennesima, inascoltata, volta che non si può più fare come stiamo continuando a fare…

Gandhi che c’entra?

Mentre aspetto di leggere i vostri commenti, preferisco chiedere aiuto a qualcuno che – forse – sarà più ascoltato, e che – anche lui per anni, proveniente pure lui dal passato – profeticamente disse e scrisse avvertimenti e necessità di prendere una posizione, senza aspettare (cosa non si sa…).

Sono andata a cercare un vecchio testo, Hind Swaraj, del 1908[2]. Troppo tempo fa, dite? Non è più attuale, dite? Gandhi non la pensava così se nel 1938 non volle cambiare nulla del libro, e i tentativi di modificarlo proseguirono, ignorati. Piccolo riassunto: Hind Swaraj fu scritto nel 1908, uscendo a puntate nell’«Indian Opinion», edito da Gandhi. Poi divenne un libro, vietato dal governo di Bombay. Nel 1912 fu considerato «crudo e impulsivo» in Sudafrica, tanto che qualcuno profetizzò «che Gandhi stesso avrebbe distrutto il libro dopo aver trascorso un anno in India». Così non fu, e nel 1921 Gandhi scriveva «[…] Il libro è una severa condanna della civiltà moderna. Fu scritto nel 1908. La mia convinzione è oggi più profonda che mai». Eppure, quando il testo apparve in Francia nel 1957, Lanza del Vasto scrisse: «Il fatto è che né gli uomini politici della nuova India ci tengono a diffonderlo, né gli occidentali a riceverlo […] non vogliono sentire niente, in qualsiasi tono gli si parli, e in ogni caso non vogliono fare niente» (Hind Swaraj, p. 8).

Mi pare che anche qui, anche noi, anche oggi «Non vogliamo sapere niente, sentire niente, vedere niente». Preferiamo ballare allegramente sul ponte del Titanic, precisamente come nella vicenda del gigantesco transatlantico più sicuro, più grande, più veloce… ecco Gandhi, sulla velocità: «Il bene viaggia alla velocità di una lumaca – pertanto ha poco a spartire con le ferrovie. Coloro che vogliono fare il bene non sono egoisti, non hanno fretta […] Il male ha le ali. Per costruire una casa ci vuole tempo. Per la sua distruzione molto meno. Così le ferrovie possono diventare un’agenzia di distribuzione solo per il male», Hind Swaraj, p. 48.

E ancora a proposito del «non voler sentire niente» Gandhi è molto più preciso nella sua analisi (da p. 42 in avanti): «Difficilmente si trovano persone che parlano contro se stesse. Coloro che sono intossicati dalla civiltà moderna non sono portati a scrivere contro di essa. Loro impegno sarà di individuare motivi e fatti che la sostengano, e lo fanno inconsciamente, credendo che sia vero. Mentre un uomo sogna crede nel suo sogno; esce dall’inganno solo quando si sveglia. […] Quanto di solito si legge è opera di difensori della moderna civiltà […] i loro scritti ci ipnotizzano. E così uno alla volta siamo portati nel vortice. […] Un tempo in Europa si arava prevalentemente con un lavoro manuale. Ora uno può arare vaste aree di terra usando macchine a vapore e così accumulare grandi ricchezze. Questo è definito un segno di civiltà. Una volta, soltanto pochi uomini notevoli scrivevano opere di valore. Oggi chiunque può scrivere e stampare ciò che vuole riuscendo così ad avvelenare la mente del suo prossimo [[3]NdR…] Una volta gli uomini viaggiavano su carri. Oggi sfrecciano su treni […]. Questo viene considerato l’apice della civiltà. […] Una volta, quando la gente voleva combattere, misurava la propria forza fisica; oggi è possibile ad un uomo dietro una collina con un’arma da fuoco cancellare migliaia di vite. […] Una volta gli uomini erano fatti schiavi fisicamente, ora sono schiavizzati dalla tentazione del denaro e dei lussi che esso può acquistare. […] Tutto ciò è una vera prova di civiltà. […] Questa civiltà non tiene in alcun conto né la morale né la religione. […] Questa civiltà è l’antitesi della religione […] La gente manca di vera forza fisica o di coraggio. Si mantengono in forze intossicandosi; sono difficilmente capaci di essere felici nella solitudine. […] Questa civiltà è tale per cui si deve solo pazientare fintanto che si distruggerà da sola. Secondo gli insegnamenti di Maometto questa sarebbe una civiltà satanica. L’Induismo la chiama  un’epoca nera. Non le posso dare un’adeguata definizione di essa. Si nutre delle energie vitali della nazione inglese. Deve essere evitata», Hind Swaraj, pp. 42-43.

Ora, dopo aver letto le parole di Gandhi, possiamo smettere di controbattere con la frase salva-coscienza: il problema non è il mezzo, ma l’uso che se ne fa? Possiamo capire che – è evidente – non lo sappiamo usare, il mezzo? In men che non si dica ne diventiamo schiavi, non ne controlliamo più l’uso e siamo noi ad essere usati!

Quanto all’attualità del messaggio di Hind Swaraj, Lanza del Vasto, nella Prefazione all’edizione francese – e siamo nel 1957! – descrive «[…] gli argomenti forti dell’attacco gandhiano in cui la lucidità critica confina con la profezia. Quando dice: la Macchina è cattiva in sé, basta saperlo per volersene disfare, Gandhi sta ben più avanti del suo secolo […] e anche del nostro. […] Non aspetta di vedere che le macchine costruiscano di che distruggere tutto quanto costruiscono e tutti i loro costruttori, non attende la Bomba per cogliere il senso di tutta la faccenda e per prevederne l’esito. Gli è sufficiente capire che la Macchina che svolge i compiti della vita senza vita è una contraffazione della vita e un modo di andare contro la vita. Gli basta capire che la Macchina è il contrario della coscienza e che l’intelligenza che si fissa a produrla invece di cercare la verità, la vita e la liberazione, si allontana da Dio per sprofondare nelle Tenebre eterne… Gli basta sottolineare che il solo motivo di questo grande lavoro fatto “per risparmiare lavoro”, di tutto quel tempo perso a “guadagnare tempo”, è la sete di lucro, e sapere che il lucro è proprio il contrario dell’amore per concludere che tutto ciò porta alla morte», Hind Swaraj, p. 17.

Provate a sostituire alla parola «macchina» la parola «TAV: Treno ad Alta Velocità», «telefonino», «arma da fuoco» «automobile» «aereo» «robot» «internet» «altro che vi viene in mente» e avrete nuovi spunti di riflessione sulla scia del Mahatma: anche il filatoio usato da Gandhi è una macchina… difatti rispose così a chi gli domandò se fosse contro tutte le macchine: «Ciò che rifiuto è il fanatismo per le macchine, non la macchina in se stessa. Il fanatismo per ciò che viene definito uno strumento per risparmiare fatica. L’uomo continua a “risparmiare fatica” mentre migliaia di persone sono senza lavoro e vengono gettate in strada a morire di fame. Io voglio risparmiare tempo e fatica non per una parte dell’umanità ma per tutti. Desidero la concentrazione della ricchezza non nelle mani di pochi, ma di tutti. Oggi le macchine servono solo a consentire a pochi di dominare milioni di persone. Il movente di tutto ciò non è filantropia, per risparmiare fatica, ma ingordigia. È contro questa impostazione delle cose che sto combattendo con tutte le mie forze. La considerazione suprema è per l’uomo. La macchina non dovrebbe portare all’atrofizzazione degli arti dell’uomo […] non è un bisogno primario dell’uomo l’attraversare grandi distanze alla velocità di un’automobile», Hind Swaraj, pp. 25-26.

Compito per le vacanze: individuare i bisogni primari dell’essere umano. Per soddisfare quelli – pochi – e solo quelli è lecito usare una «macchina» (e sempre con buon senso). Naturalmente l’elenco dei bisogni primari e l’elenco delle «macchine» per soddisfarli andrà fatto su un foglio di carta (possibilmente già scritto su un lato e/o riciclata) con una penna (o, meglio, un lapis, così per sbiancare la carta servirà meno solvente). Già: non è primario fare questi compiti delle vacanze, quindi non si usa il telefonino, né il computer. Chiaro il gioco?


[1]Insieme alle parole c’è la data e una lettura recente del livello di CO2 dell’atmosfera: 415 parti per milione. Se si pensa che per gran parte della storia umana questo numero non ha mai raggiunto né superato le 280 parti per milione, si può immaginare come sia diventata grave la situazione oggi.

[2]Dal 1908 al 2019 sono passati 111 anni (111? 1+1+1=3, il numero perfetto, per chi ami i numeri/la numerologia). Ricordate Rutger Hauer che nel film moriva nel 2019, ed è morto nel 2019? Vogliamo dire che sia un caso? E che diciamo della frase «il caso non esiste»? Il libro è disponibile al prestito (e anche all’acquisto) presso il Centro Studi Sereno Regis: M.K. Gandhi, Civiltà occidentale e rinascita dell’India (Hind Swaraj), Edizioni del Movimento Nonviolento, Perugia 1984, pp. 88.

[3] Mi ricorda qualcuno che disse qualcosa di simile, ma parecchi anni dopo, nel 2015: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». Queste furono le parole di Umberto Eco, che attaccò internet incontrando i giornalisti a Torino, dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei media.

2 risposte a “Il ghiacciaio e Gandhi | Cinzia Picchioni”

  1. lo scorso Novembre fui invitata dagli amici Indiani, alla Festa INDUISTA Dipavani in Senato, ho parlato di GANDHI e UNESCO.
    così è nata l'idea di riunire in un libro i diversi pensieri di estimatori di Gandhi, in occasione del 150° Anno dalla sua nascita, siamo in tanti, compreso la figlia, il libro è uscito in questi giorni in Inglese e Russo.
    IL GHIACCIAIO e GANDHI
    il ghiacciaio può sciogliersi ma il pensiero del Mahatma Gandhi no,

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