Un programma costruttivo a partire dal cibo | Giorgio Barazza

Il progetto costruttivo è uno dei 5 apprendimenti[1] che John Galtung[2] quando ha presentato la Giornata Internazionale della Nonviolenza (2 ottobre) all’Assemblea dell’ONU ha colto dal movimento di lotta nonviolenta di liberazione dell’India dal colonialismo inglese.

Rendere visibile il futuro è l’apprendimento in questione.

Quello che vi voglio raccontare è l’esperienza settennale [3] di 66 nuclei familiari di diverse dimensioni e di una azienda agricola familiare vegetariana dove sono stati mobilitati 60.000 € circa (50.000 € per acquisto di prodotti e 10.000 per prestiti) in un patto per una economia solidale. Una specie di comunità che supporta l’agricoltura (CSA[4] – Community Supporting Agriculture).

Questa esperienza è stata per più anni presentata a un gruppo di attivisti USA che sono venuti in Italia a visitare esperienze che vanno nella direzione della sovranità alimentare organizzati dalla rivista “Food first[5] su itinerario proposto da Giorgio Cingolani.

Per realizzare questa presentazione abbiamo chiesto la consulenza, l’aiuto di:

  • Robin Hood esperto nell’uso delle frecce per togliere ai ricchi e dare ai poveri
  • Jean Marie Muller[6] per quanto riguarda le strategie della nonviolenza
  • Gene Sharp[7] per capire come abbattere le dittature
  • David Graeber[8] per quanto riguarda la rivoluzione: istruzione per l’uso
  • Hakim Bey[9] a proposito dei territori temporaneamente liberati
  • Brian Martin[10] per quanto riguarda le lotte nonviolente

Ecco che cosa è emerso.

Elementi di progetto costruttivo a partire dal cibo realizzato dai due estremi della filiera alimentare: da un lato le aziende agricole familiari, dall’altro i consumatori.

Possiamo dividere l’esposizione in tre momenti:

  1. La situazione attuale;
  2. le possibilità del cambiamento;
  3. il processo di cambiamento.

LA SITUAZIONE ATTUALE vede 4 grandi macro attori che si contendono la scena: i consumatori, le aziende agricole familiari, le banche e la grande distribuzione organizzata. Il consumatore porta i risparmi in banca e va a comperare al supermercato. L’azienda agricola familiare chiede i soldi in prestito alle banche e vende i suoi prodotti alla grande distribuzione.

Si forma così una realtà centrata sulle banche e sulla grande distribuzione organizzata.

Possiamo rappresentare questa realtà con un disegno di una piramide. Se ci domandiamo dove sta il potere in questa piramide viene indicato il vertice in alto mentre la base in basso ci sono le masse che sostengono il potere.

LE POSSIBILITÀ DI CAMBIAMENTO sono rappresentate dai suggerimenti che ci arrivano da Jean Marie Muller e da David Graeber e Hakim Bey. Jean Marie Muller ci parla a proposito di togliere e mettere la collaborazione. Dobbiamo da una parte togliere la collaborazione alle situazioni che riteniamo ingiuste e dall’altra metterla in quelle più giuste che stanno nascendo. Hakim Bey e David Graeber ci dicono di praticare l’azione diretta (agire in prima persona) e di costruire territori liberati dallo sfruttamento.

Un’altra visione della natura del potere, la visione del potere nell’approccio nonviolento ai conflitti, che ci viene illustrata da Gene Sharp[11] offre la possibilità di uscire dalle cornici dominanti in cui il potere è visto solo come potere su. In questa diversa visione, che possiamo chiamare quella del potere con, abbiamo una situazione circolare in cui il potenziale di governo di una persona, gruppo dipende dal grado di collaborazione che i diversi attori coinvolti nel contesto decidono di dare a quella situazione determinata e di conseguenza fanno variare le fonti di potere che dispone chi governa.

Per ultimo abbiamo IL PROCESSO DI CAMBIAMENTO che si articola in due passaggi:

  • Da una parte l’obiezione di coscienza che si realizza ritirando la collaborazione: per i consumatori riprendendosi i risparmi dalle banche e non acquistare più nei supermercati; per le aziende agricole non chiedendo più prestiti alle banche né vendendo i propri prodotti alla grande distribuzione;
  • dall’altra la realizzazione, la costruzione di territori temporaneamente liberati (T.A.Z.) dallo sfruttamento attraverso una alleanza, degli accordi, un patto tra consumatori e azienda agricola familiare

Il risultato di questa obiezione di coscienza che si sviluppa in un’alleanza tra consum-attori e azienda agricola familiare si traduce in un progetto costruttivo che abbiamo chiamato patto per una economia solidale.

L’intervento del Robin Hood del 21° secolo è stato fondamentale. Le quattro frecce che collegavano i 4 attori della situazione attuale sono state ritirate (togliere ai ricchi) e sono state utilizzate verso l’azienda agricola familiare  (dare ai “poveri”) per realizzare questo patto per una economia solidale.

In questa operazione le frecce hanno anche cambiato nome e funzione e sono diventate:

  • per chi acquista: un patto per una economia solidale come CONSUM-ATTORI[12]
  • per chi finanzia: una associazione in partnership come FINANZI-ATTORI[13]
  • per chi lavora: una associazione in partnership come LAVOR-ATTORI[14]
  • per chi ha tempo libero: una disponibilità al volontariato come LIBER-ATTORI[15]

La situazione è così completamente cambiata. Le banche e la grande distribuzione organizzata sono state messe fuori gioco senza l’uso delle armi.

Ma poi succede che, per quanto riguarda le piramidi, l’immaginazione va al potere.

 

Possiamo rappresentare la situazione attraverso una nuova piramide che risulta rovesciata, più idonea a rappresentare dove sta il potere (in ognuno di noi) e come lo si può esercitare (collaborando e non collaborando).

Hanno aiutato questo processo il cambio della visione del potere che è passata da una visione del potere SU a una visione del potere CON e la consapevolezza che il capitale è la relazione di fiducia reciproca e non i soldi.

È stato cosi realizzato un piccolo progetto costruttivo che mette in azione i principi che Narayan Desai, segretario personale di Gandhi ha individuato nel suo intervento La nonviolenza e il programma costruttivo [16]:

  • Cominciamo al basso (gli ultimi della filiera del cibo);
  • rafforzare settori deboli della società (consumatori, aziende agricole familiari);
  • decentralizzare e creare legami (il patto);
  • rendere le persone consapevoli della cultura della nonviolenza (la visione).

L’esperienza è tuttora in corso pur con alcune modifiche.

Riflessione (personale) postuma sull’esperienza:

  • Alcuni del patto sono entrati nell’esperienza per curiosare altri l’hanno percorsa tutta, rinnovando il patto più volte;
  • alcuni l’hanno vissuta come una prospettiva di cambiamento globale, partendo dal livello locale, che passa per una responsabilizzazione dal basso dei consumatori che vogliono diventare sovrani per quanto riguarda il cibo, per altri è stato solo un mezzo per avere dei prodotti alimentari sani a prezzo più basso;
  • non è stata utilizzata più di tanto la potenziale rete di aziende agricole a cui L’sola che non c’è[17] fa riferimento per i prodotti che non produce direttamente;
  • i partecipanti al patto non sono riusciti a viversi come rete di consum-attori e come “comunità” diffusa; la relazione è stata prevalentemente tra il singolo partecipante al patto e l’azienda agricola.

Torino 13/11/2018

Giorgio Barazza ([email protected])


NOTE

[1] I 5 apprendimenti sono: 1) non avere paura di parlare con il tuo nemico; 2) non aver paura del conflitto è più una opportunità che una minaccia; 3) conosci la tua storia se non vuoi ripeterla; 4) rendi visibile il futuro; 5) mentre lotti metti ordine/purifica casa tua

[2] Johan Galtung è direttore e fondatore della rete internazionale di ricercatori per la pace Transcend.

[3] L’esperienza è nata l’1/11/2011 e ha visto la partecipazione complessiva di circa 66 nuclei di diverse dimensioni (1-5 persone) che hanno fatto dei patti annuali e triennali con investimenti da 150 a 1800 €). I patto consisteva da parte del partecipante nell’anticipare quanto pensava di acquistare nel corso dell’anno, se la cifra era sotto i 600 € veniva aggiunto dall’azienda un 20% (patto breve) mentre se la cifra era sopra i 600 € il valore veniva raddoppiato e distribuito su 3 anni.

[4] Per una presentazione delle esperienze in corso di CSA si veda l’allegato  Da consumatore a consum-attore, nuove forme di incontro tra produttori, negozianti e consumatori: quando la relazione è il capitale.

[5] Eric Holt Gimenez direttore della rivista Food First che ha pubblicato due interessanti libri per le edizioni Slow Food: Food movement unite e Food Rebellion.

[6] Jean Marie Muller, Strategia della nonviolenza, Marsilio editori.

[7] Gene Sharp, Come abbattere le dittature, edizioni EGA.

[8] David Graeber, Rivoluzione: istruzioni per l’uso, edizioni BUR Rizzoli.

[9] Hakim Bey, T.A.Z. zone temporaneamente autonome, Shake edizioni.

[10] Brian Martin, La piramide rovesciata, edizioni La Meridiana.

[11] Il potere e la lotta (volume 1, pag 84) in Politica dell’azione nonviolenta, edizioni EGA, gli altri due volumi sono: Le tecniche (vol. 2) e La dinamica (vol. 3).

[12] I patto consisteva da parte del consumatore nell’anticipare quanto pensava di acquistare nel corso dell’anno, se la cifra era sotto i 600 € veniva aggiunto dall’azienda un 20% (patto breve) mentre se la cifra era sopra i 600 € il valore veniva raddoppiato e distribuito su 3 anni (patto lungo).

[13] Da una parte il finanzi-attore versa una cifra variabile secondo le sue disponibilità all’azienda e dall’altra la medesima  remunera il finanziamento al 3% annuo netto o in prodotti.

[14] L’associazione in partnership si realizza attraverso uno scambio tra chi cerca di lavorare e l’azienda che cerca dei lavoratori. Questo scambio si concretizza in un progetto dove il singolo lavor-attore concorda un progetto di lavoro in una delle diverse aree di attività dell’azienda agricola a secondo dei suoi interessi. Nel progetto viene definita la responsabilità di ruolo che il lavor-attore si assume verso l’azienda e viceversa: i reciproci oneri e onori.

[15] Per esempio: abbiamo dedicato una giornata di volontariato (8 di noi) piantando 500 piantine per fare una siepe recintando un terreno. Un’altra mezza giornata è stata dedicata al pane, al confronto di come ognuno di noi lo produce. Si baratta il lavoro di un mattino con un pasto.

[16] il testo si trova in Il programma costruttivo, di Mohandas K. Gandhi, Centro Gandhi Edizioni (pag 41-44).

[17] Oggi l’esperienza continua come Le lune di Avalon, e la si può trovare in località Ghé, Ciriè, 20 km a nord di Torino. Per informazioni chiedere di Erica (3494670697) attuale titolare o inviare una mail a [email protected].

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