In tanti alla Marcia PerugiAssisi per la pace e per Riace | Pierangelo Monti

Si calcola che eravamo in 100.000 alla Marcia Perugia-Assisi di domenica 7 ottobre: un gioioso e colorato corteo, lungo più di 10 chilometri, di pacifisti giunti da tutte le regioni (trenta dal Canavese), che hanno camminato al mattino sotto la pioggia e al pomeriggio con il sole.

Ogni due anni è ormai tradizione manifestare così per la pace, con riferimenti d’attualità e in varie accezioni: disarmo, nonviolenza, solidarietà, giustizia distributiva, sviluppo dei popoli, diritti umani per tutti e “fraternità”, valore scelto quest’anno dagli organizzatori come tema caratterizzante l’edizione 2018, scritto sullo striscione ufficiale della Marcia.
Come sempre i marciatori, di ogni età, portavano bandiere, striscioni e cartelli coi quali richiamavano questioni e situazioni diverse. La novità in questa edizione è stato il riferimento a Riace: esempio di paese rinato grazie all’accoglienza e integrazione dei migranti di tante nazioni, frutto principalmente dell’impegno del suo sindaco Mimmo Lucano, assurdamente messo agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Molti marciatori portavano cartelli di solidarietà verso di lui, e Flavio Lotti, del Comitato promotore della manifestazione, ha indicato il modello Riace come meritevole candidato al Nobel per la pace.

Un centro missionario ha esposto a metà percorso una mostra di trenta cartelloni, con i più estesi conflitti armati che infiammano il mondo. Molte organizzazioni hanno collocato i loro gazebo a Santa Maria degli Angeli, dove su un palco si sono alternati a parlare i rappresentanti delle organizzazioni, dei sindacati, delle istituzioni, delle scuole: volti noti e meno noti del popolo della pace. Anche alla partenza a Perugia e all’arrivo alla Rocca di Assisi hanno parlato e suonato in tanti.

Al rientro ci siamo chiesti e ci hanno chiesto se questa Marcia otterrà qualcosa. Personalmente non mi aspetto cambiamenti politici evidenti, ma aiuterà molti, non solo tra i partecipanti, a non cadere nell’indifferenza e nella rassegnazione alla violenza, all’ingiustizia, alla sofferenza dei poveri e degli oppressi.

Certo sarebbe giusto ottenere dal governo italiano almeno l’adesione al Trattato dell’ONU per la messa al bando delle armi atomiche. La Tavola della pace, il coordinamento Enti locali per la pace e i Francescani di Assisi che organizzano le marce, dovrebbero riportare con forza al governo almeno questa richiesta, condivisa da tutti i marciatori e certamente condivisa anche dal Papa, dal Presidente della Repubblica e dal Presidente della Camera, che hanno inviato alla Marcia messaggi di vicinanza e incoraggiamento.

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