Oggi sono venuti i tedeschi | Recensione di Enrico Peyretti

Anna Doria, Oggi sono venuti i tedeschi, Vita quotidiana a Roma sotto l’occupazione nazista (10 settembre 1943-4 giugno 1944), Gangemi, Roma 2017, pp. 143, € 22,00

Nella letteratura storica sulle forme popolari nonviolente di resistenza alla violenza militare, si aggiunge ora questo volume di Anna Doria (collaboratrice del Gruppo Didattico del Museo della Liberazione di Roma di via Tasso; autrice di storia e narrativa per la scuola media). Nei nove mesi della occupazione nazista della città, un piccolo gruppo di donne cattoliche spagnole della Istituzione Teresiana, con casa in via Gaeta 8 (presso stazione Termini), tiene un diario delle loro esperienze di soccorso e rifugio per ricercati, per le famiglie di resistenti, per ebrei, per senza casa e sfollati, per militari e carabinieri disobbedienti agli ordini dei tedeschi, documentando la loro partecipazione alle ansie e alla solidarietà popolare di tanti romani. Il volume riproduce il diario in castigliano, tradotto e commentato dall’Autrice, ed è illustrato da foto e documenti del tempo, come questo impressionante che presentiamo, la cruda ingiunzione delle SS agli ebrei romani il 16 ottobre 1943. 

La fame, il freddo, la paura, le bombe, le file per il pane, sono i temi di questa cronaca. Le teresiane, nuove ed estranee alla situazione italiana e romana, vivono una solidarietà progressivamente più impegnata e offrono rifugio sempre più coraggioso ad ogni tipo di persone bisognose. Davano riparo anche, quando il vento cambiava, alla famiglia di un funzionario del governo fascista. Sullo sfondo del loro racconto compare la popolazione romana, dalla battaglia di Porta San Paolo, alla città  occupata e bombardata, affamata, terrorizzata dai rastrellamenti e dalla vendetta delle Fosse Ardeatine, che vede tra le vittime anche persone in relazione con le protagoniste del diario. 

Le teresiane sono in rapporto col mondo cattolico, col Vaticano, ma gli aiuti possibili sono limitati. Esse vivono tutte le vicende con spirito religioso e umanitario. In un primo momento il Vicariato (la rappresentanza del papa, che è Pio XII, come vescovo di Roma) vieta ufficialmente di dare rifugio ad ebrei, ma in pratica ammette questa pratica in parrocchie e case religiose, ciò che fanno anche le teresiane.  Una testimone ebrea racconta che sua madre la partorì in un convento di suore vicino a via dei Frentani. 

Nella scarsità di documentazione scritta, che ovviamente era allora pericolosa, si calcola che gli ebrei nascosti a Roma da istituzioni religiose siano stati 4.500. Nella casa di via Gaeta risultano essere stati 34. La ricompensa per la denuncia di un ebreo era di 5.000 lire, quando lo stipendio medio di un impiegato era di 800 lire.

Di tutto ciò era informato monsignor Montini,  il quale era sostituto alla segreteria di stato, e dirigeva l’ufficio affari ordinari. Sotto Pio XII, per la vacanza del posto di Segretario di stato, Montini aveva una posizione di primo piano nella direzione della politica vaticana.  

Un altro appoggio delle teresiane spagnole era l’ambasciata di Spagna, paese neutrale, che ripara con targa diplomatica la casa di via Gaeta da ispezioni tedesche. 

Da notare il fatto, già citato dallo storico Robert Katz, che dirigenti maggiori dell’ambasciata tedesca presso il Vaticano tentarono di far arrivare ai capi della comunità ebraica avvertimenti sul pericolo che correvano.

Il diario registra anche i giorni della liberazione di Roma, con l’esultanza popolare e anche le ultime violenze naziste, ma le teresiane vedono con distacco i liberatori come nuovi dominatori. Un vero merito dell’Autrice Anna Doria è l’avere ricuperato questo vivo documento e di averlo fornito con cura alla storia della difesa civile dalla violenza bellica.

 

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