Il sistema militare USA è il maggior inquinatore del mondo. Centinaia di basi gravemente contaminate | Whitney Webb

Producono una quantità di rifiuti tossici superiore a quella delle cinque maggiori industrie chimiche del Paese. Il Dipartimento per la difesa ha lasciato la sua eredità tossica dappertutto: uranio impoverito, petrolio, carburante aereo, pesticidi, defolianti come l’Agente Orange, piombo e altre sostanze inquinanti.

15 Maggio 2017 La settimana scorsa i principali mezzi di comunicazione hanno dato ben poco risalto alla notizia che la base navale USA a Virginia Beach ha riversato qualcosa come 94.000 galloni di carburante per aerei in un corso d’acqua nelle vicinanze, a meno di un miglio dall’Oceano Atlantico. Certamente non si è trattato di un evento catastrofico come in altri casi di perdite da oleodotti, ma mette in luce un fatto ancora poco conosciuto – che il Dipartimento della Difesa americano è il più grande inquinatore non solo degli USA, ma del mondo intero.

Nel 2014 l’ex capo del programma ambientale del Pentagono dichiarò alla rivista Newsweek che il suo ufficio doveva occuparsi di 39.000 siti contaminati – per una estensione complessiva di 19 milioni di acri – nel solo territorio degli Stati Uniti.

Le basi militari USA, sia in patria che all’estero, sono tra i luoghi più inquinati del mondo: i perclorati e altri componenti dei combustibili di aerei e missili hanno contaminato le falde superficiali di acqua potabile, le falde profonde e il suolo.

Sono centinaia le basi militari presenti nella lista compilata dall’EPA (Environmental Protection Agency) dei ‘Superfund sites’, siti per i quali è prevista l’erogazione di fondi governativi speciali per la bonifica. Dei quasi 1.200 siti elencati, quasi 900 sono luoghi un tempo utilizzati a scopi militari e ora abbandonati, oppure basi ancora in attività.

John D. Dingell, un politico del Michigan ora in pensione, veterano di guerra, sostiene che quasi tutte le basi militari del Paese sono gravemente inquinate. Una di queste è Camp Lejeune a Jacksonville, nel Nord Carolina. L’inquinamento di questa base si estese, nel periodo dal 1953 al 1987, a causa dell’immissione nella falda acquifera di una significativa quantità di sostanze carcerogene, fino ad avere conseguenze letali.

Tra il 1946 e il 1958, gli USA fecero esplodere a titolo sperimentale 66 bombe nucleari nei pressi dell’atollo di Bikini. Le popolazioni che vivevano nelle aree limitrofe, nelle Isole Marshall, furono esposte al fallout radioattivo successivo ai test. (Mappa: National Cancer Institute).

 

Tuttavia solo nel febbraio scorso il governo ha autorizzato coloro che erano stati esposti alle sostanze inquinanti a Lejeune di presentare richieste ufficiali di indennizzo. Anche in molte basi militari fuori dagli USA le fonti di acqua potabile sono state contaminate: la base più famosa è la Kadena Air Force Base a Okinawa (in Giappone).

In più gli Stati Uniti, che da soli hanno eseguito più test nucleari di tutte le altre Nazioni messe insieme, sono anche responsabili dell’elevato tasso di radioattività che persiste in molte isole dell’Oceano Pacifico. Gli abitanti delle Isole Marshall, sulle quali gli USA sganciarono più di 60 bombe nucleari tra il 1946 e il 1958, e della vicina Guam, ancor oggi presentano percentuali molto elevate di casi di tumore.

Anche le regioni del Sud-Ovest furono scelte per sperimentare numerosi ordigni nucleari, e le esplosioni contaminarono enormi estensioni di terra. Inoltre – sempre in queste zone – le comunità degli Indiani Navajo che vivono nelle riserve sono soggetti ad alte dosi di radioattività provenienti da miniere di uranio, ormai abbandonate, che venivano utilizzate dai contractors militari.

Uno dei più orribili lasciti di inquinamento ambientale dei militari USA si trova in Iraq, dove le azioni di guerra hanno trasformato in deserto il 90% del territorio, distruggendo le produzioni agricole e obbligando il Paese a importare più dell’80% del cibo dall’estero.

Oltre all’uso di uranio impoverito in Iraq durante la Guerra del Golfo, i comandi militari USA – dall’invasione del 2003 in poi – hanno utilizzato la tecnica dell’incenerimento all’aperto per smaltire i rifiuti, provocando un aumento significativo dei casi di cancro sia nei militari americani che nei civili iracheni.

Alla Saleem è una bambina di quattro anni che ha sviluppato un tumore a un occhio: qui è fotografata nel suo letto mentre aspetta di essere visitata nel Gazwan Children’s Hospital, nella città di Bassora, nel Sud dell’Iraq, a circa 60 km dal confine con il Kuwait. Le autorità irachene affermano che circa 300 tonnellate di bombe contenenti uranio impoverito che state sganciate dalle forze alleate durante la Guerra del Golfo, provocando un aumento dei casi di tumore in questa zona.

Secondo le stime del Dottor Jawal Al-Ali, un medico di Bassora che fa anche parte del Royal College dei medici di Londra, i casi di tumore sono diventati 12 volte più frequenti rispetto al 1991(AP/Enric Marti).

I documenti che testimoniano i danni ambientali provocati in passato dai militari USA indicano un approccio non sostenibile: eppure questo non li ha dissuasi dal progettare apertamente future contaminazioni ambientali con la scelta di smaltire i rifiuti in modo inadeguato. Nello scorso novembre la Marina USA ha annunciato il suo piano, per l’anno corrente, di riversare 20.000 tonnellate di “stressors” ambientali, ivi inclusi metalli pesanti ed esplosivi, nelle acque lungo le coste nord-occidentali dell’Oceano Pacifico.

Questo progetto, concepito nella sede nord-occidentale del Centro di addestramento e sperimentazione della Marina, tralascia di chiarire che questi “stressors” vengono descritti dall’EPA (l’Agenzia per l’Ambiente) come sostanze pericolose, molte tossiche a livello sia acuto che cronico. Queste 20.000 tonnellate di ‘stressors’ non includono le ulteriori tonnellate (tra 5 e 14 previste) di metalli potenzialmente tossici che la Marina prevede di smaltire ogni anno nelle acque interne lungo il Puget Sound nello Stato di Washington.

In risposta alle preoccupazioni espresse rispetto a questi progetti, una portavoce della Marina ha affermato che i metalli pesanti, e persino l’uranio impoverito, non sono più pericolosi di qualunque altro metallo: un’affermazione che chiaramente rifiuta di accettare dati scientifici. A quanto pare, dunque, le operazioni militari USA svolte per “la sicurezza degli Americani” avranno un costo superiore a quello che la maggior parte della gente immagina – un costo che sarà pagato dalle future generazioni, sia negli Stati Uniti che all’estero.

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Whitney Webb scrive su mintpress esu diverse riviste on-line (ZeroHedge, the Anti-Media, 21st Century Wire, True Activist ecc.). Attualmente vive in Cile.

Whitney Webb – MintPress News. Published on 22 May 2017 at https://www.transcend.org/tms/2017/05/u-s-military-worlds-largest-polluter-hundreds-of-bases-gravely-contaminated/

U.S. Military World’s Largest Polluter – Hundreds of Bases Gravely Contaminated

[Traduzione di Elena Camino per CSSR]

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