Lo squilibrio del potere globale | Johan Galtung


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Caro Lettore: Questo editoriale 444 – numero che richiama l’attenzione – è dedicato a una visione d’insieme globale, il mondo “oggi”, con squilibri ovunque, così instabile che quello che stiamo vivendo sono continui cambiamenti e transizioni.

Incominciamo con due relazioni fondamentali: natura-essere umano, USA-Resto del mondo.

Osserviamo il rapporto tra gli esseri umani e la natura. Siamo abituati a stare al vertice, uccidiamo e sottomettiamo gli animali, siamo protetti da molti dei pericoli della natura, inclusi i microorganismi. Ma la natura se ne esce con virus sempre più piccoli, e più grandi o più numerosi tsunami e terremoti, e un clima imprevedibile. Oscilliamo tra l’incolpare noi stessi, comprese le macchinazioni delle forze armate, e l’antropomorfico “Madre Natura si è arrabbiata” (Evo Morales). Se la natura è arrabbiata, ha fondati motivi per ben liberarsi di noi. E noi siamo ottusi e non comprendiamo relazioni più profonde tra gli esseri umani e la natura, che rispettino e arricchiscano entrambi.

E’ la natura a essere in posizione prevalente e le nostre scienze naturali semplicemente non sono all’altezza, continuamente colte di sorpresa. La meteorologia va bene per coprire l’intera scala Beaufort sulla velocità del vento da 0 a 12; null’altro. Forse abbiamo privato la natura dell’anima e ci siamo permeati troppo di un’anima noi stessi, così da poter affermare la nostra Herrschaft (dominio, controllo), a spese di una Partnerschaft (partecipazione, collaborazione).

E’ forse vero il contrario a riguardo dello squilibrio tra gli USA e il Resto del mondo; che l’eccezionalismo USA serve agli USA tanto inadeguatamente quanto serve a noi tutti il presupposto che gli umani dominino la natura?

Chi scrive, nel 1976, paragonò il declino e la caduta dell’Impero Romano a un possibile declino e caduta dell’Occidente in generale e dell’Impero USA in particolare, fondati sulla sinergia di modelli che presentano un unico obbiettivo. I Romani si consideravano straordinariamente virtuosi e invincibili nel confronto con i barbari, ma i contropoteri li stavano disunendo; e vivevano sulle glorie del passato. La Clinton, venuta dritta dal passato con qualche rimodernamento domestico, imporrà quel passato; ogni valutazione realistica è considerata quasi un tradimento contro lo stato. Ci sono tracce di quest’ultimo in Trump, ma lui vive nella sua bolla, indifferente al contesto da cui dipende. 60 a 40 per la Clinton?

E poi che cosa succede? Gli USA continuano il loro corso in rotta di collisione con tre delle altre sette grandi potenze mondiali. Con la Russia a proposito dell’Ucraina; con la Cina su un TPP (Parternariato Trans-Pacifico) del tipo “bene tutto ma non la Cina”, e sui diritti di navigazione della flotta della marina militare nel Mar Cinese Meridionale; con l’Islam a riguardo dello Stato Islamico, che va eliminato ancor prima di essere capito. Gli USA affermano che il conflitto è con Putin-Xi-IS, sottostimando in modo grossolano quanto siano rappresentativi.

Neppure le relazioni con le altre quattro sono buone: con Germania e Francia, le più importanti potenze in ambito EU-NATO, per via dell’Ucraina; gli USA ancora incapaci di trattare l’unificazione Africana e Latino Americana-Caribica con rispetto e in termini paritari, e di gestire le molte ambiguità dell’India. Essi pensano di avere in tasca il Giappone – non è fra gli 8 Grandi – con il piano di “autodifesa collettiva”, ma potrebbero sottovalutare l’equivocità di Abe.

Abbiamo menzionato un’inclinazione umana nel non riconoscere la spiritualità della natura e asserire la spiritualità degli esseri umani. Esiste una tendenza simile da parte degli USA, di considerare gli altri come oggetti che possono essere manipolati dal solo vero soggetto, gli USA. Ma ora gli oggetti, tutti e sette, raggiungono lo stato di soggetto con i loro propri obbiettivi e modalità di raggiungerli. Alcuni dei fini e dei mezzi possono essere incompatibili con quelli degli USA; il che significa conflitti. Tuttavia, anziché risolvere questi conflitti in modo creativo, gli USA possono trasformare questi soggetti fino a uno stato finale di oggetti, ricacciando con le bombe quella cosa recalcitrante all’Età della Pietra (dalla quale essi erano giusto allora usciti).

Tutto questo non può funzionare. La piramide con gli USA alla sommità crollerà, e gli USA si ritroveranno in basso, tra le rovine, in una condizione di maggior parità. Ci sarà una massiccia resistenza da parte USA, già avvertibile, e pochi tra gli alleati rimarranno loro a fianco. E’ prevedibile che siano quelli di medesima fede evangelica, Danimarca e Norvegia, che bombardano la Libia, che fanno la loro parte con i più recenti (gli ultimi?) Segretari Generali della NATO. Il mondo nella sua totalità, più intimorito dagli USA che da altri, è stufo e stanco dell’intera faccenda. L’equilibrio esistente un tempo, come per l’Impero Romano, è svaporato, vittima di un colossale abuso, e vive nel passato. La Clinton renderà più rapido questo processo, e lascerà al presidente del 2020 l’incombenza di creare una realtà nuova.

Ma ci sono altri squilibri. Nell’UE, alla sommità della piramide sta la Germania, che vuole portare a compimento un’aspirazione tedesca esistente fin dalle due guerre “mondiali” in Europa. Non è quanto vogliono gli altri paesi: se UE, allora uguaglianza. La Germania arriverà pure essa a crollare; con il contributo della Volkswagen e di tutti i suoi sotterfugi. E’ finita buona parte della magia tecnica tedesca, come è finita la magia politica USA. Anche altri membri dell’UE possono fabbricare automobili e articoli disparati, appiattendo la piramide.

Ancora altri squilibri e uno piuttosto importante: Europa in opposizione a Eurasia, un’Europa nel vecchio significato di UE con qualche stato in più in opposizione a un’Eurasia comprendente non solo la Russia e le repubbliche sovietiche di un tempo, i Caucasici, i paesi “-stan”, ma con la Cina e potenzialmente il resto dell’Islam, Mongolia–e Turchia in posizione centrale. Centrale? Un alleato USA NATO che in Siria combatte i Kurdi, pure alleati USA; e con un diverso atteggiamento nei confronti della Russia per mantenere relazioni di buon vicinato, nonostante le vicende passate. Con quale esito, staremo a vedere; le ombre della storia sono davvero profonde.

Per più di 1600 anni l’Europa è stata divisa in Ortodossa e Cattolica, con un bilanciamento del potere verso una Russia oltraggiata da un Napoleone, da un Hitler. La riconciliazione tra il Papa Francesco e il Patriarca Kirill aggrava la separazione con gli Evangelici e rafforza l’Eurasia. Il vecchio “bilanciamento” può generare una Casa Europea.

E ancora. Il rapporto della Russia con l’Europa dell’Est ha preso la connotazione di un equilibrio di potere, essendo la seconda arruolata in NATO e UE. Il rapporto della Russia con la Cina è divenuto SCO (Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione) contro un accerchiamento USA; la NATO si è mossa verso Est per 10.000 km in opposizione al Patto di Varsavia ed è diventata molto più forte. Riuscirà la Cina a persuadere la Russia che non deve avere alcun timore dei contadini cinesi che si stanno spostando verso una regione (russa) che un tempo era cinese?

Quello che dappertutto osserviamo è un “equilibrio del potere” che si basa sulla forza esercitata da ambo le parti e che può produrre uno sbilanciamento quando una delle due parti viene meno, oppure può generare la pace, che significa un equilibrio fondato sul fluire di elementi positivi. In breve, che cosa osserviamo globalmente non è un equilibrio del potere bensì uno squilibrio, che può portare a una guerra “prima che sia troppo tardi”, a una coesistenza passiva, oppure a una coesistenza attiva, la pace. Davvero un grande dinamismo. Nessuna stabilità.

Nº 444 | Johan Galtung, 29 Agosto 2016 – TRANSCEND Media Service
Titolo originale: The Global Power Imbalance
Traduzione di Franco Lovisolo per il Centro Studi Sereno Regis

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