Pellegrinaggio e ritorno alla Sorgente – Recensione di Nanni Salio

cop_Raimon Panikkar, Milena Carrara Pavan, Pellegrinaggio e ritorno alla SorgenteRaimon Panikkar, Milena Carrara Pavan, Pellegrinaggio e ritorno alla Sorgente, Servitium/Jaca Book, Milano 2012, pp. 203, € 20,00 (+ DVD: Raimon Panikkar, La mia vita).

Un titolo che fa venire immediatamente in mente quello di Lanza del Vasto, Pellegrinaggio alle sorgenti (Jaca Book, Milano 1991), dove le sorgenti sono sia quelle del Gange, sia quelle metaforiche e spirituali dell’incontro con Gandhi. E proprio nel Gange verranno disperse le ceneri di Raimon Panikkar dopo la sua morte, come viene raccontato da Milena Carrara Pavan nell’ultima parte del libro.

Non ricordo quando vidi per la prima volta una foto del Kailasa (o Kailash), ma so per certo che mi colpì profondamente, magneticamente come direbbe Panikkar. E quando si presentò l’occasione feci anch’io il mio pellegrinaggio negli spazi infiniti del Tibet, dal Manasarovar alle pendici del Kailasa in occasione della Saga Dawa e nel regno di Gugi, al confine con il Ladak.

Ma Panikkar era ben consapevole, all’età di 76 anni, che quel pellegrinaggio avrebbe potuto costargli la vita, tenuto conto delle precarie condizioni di salute del cuore e della impossibilità di ricevere soccorsi una volta che ci si sia inoltrati nel grande altopiano tibetano. «Quando l’esperienza che questo pellegrinaggio è una via di non ritorno irrompe su di te, scopri che tutte le tue conquiste storiche sono insignificanti. Quando ci si rende conto che ogni passo potrebbe essere l’ultimo, si diventa consapevoli che ogni passo è definitivo» (p. 21).

«Il Kailasa è simbolo della natura cosmica dell’uomo [] La sua cima è come una cupola o come un seno femminile: rotondo, soffice, bianco come la neve, allettante, invitante e seducente. Aperto alla vista ma non al tocco. Bellezza potrebbe essere la parola che riassume tutto questo. Suscita ammirazione, rispetto e reverenza» (pp. 22-23): «Andare al Kailasa è un pellegrinaggio definitivo, ultimo il pellegrinaggio supremo [] Una triplice azione trasformante sottolineò il mio pellegrinaggio[] Pace fra gli Uomini, ossia fra le religioni [] Pace con la Terra [] comporta una trasformazione che ho chiamato ecosofica: una partecipazione alla saggezza della terra di cui l’uomo è il frutto intelligente e il portavoce [] Pace fra gli Dei [] [perché] gli Dei non sono sempre stati Dei di pace» (pp. 24-25) È la pace cosmoteandrica, tra cosmo, divino, uomo.

«Il Kailasa appare come una gigantesca roccia soffusa di Spirito, così come è rivestita di neve. Qui ho udito di nuovo il “sermone della montagna”. Come disse il poeta, A.K. Coomaraswamy, “Grandi cose, non inferiori, sono fatte quando gli uomini e le montagne si incontrano”» (p. 26).

Tuttavia, Il libro non è solo il racconto del pellegrinaggio materiale, ma contiene anche una seconda parte sul «pellegrinaggio interiore» con un lungo intervento di Milena Carrara Pavan sul suo cammino che l’ha portata a incontrare e conoscere Panikkar, e una riflessione, quasi una risposta, dello stesso Panikkar su cosa è stata per lui la vita spirituale interiore. Sono pagine intense, che permettono di penetrare nell’intimo, come in una confessione.

Quest’opera riserva ancora una straordinaria sorpresa: un DVD in cui Panikkar, intervistato da Milena, racconta la sua vita, svelando particolari inediti che permettono di comprendere più a fondo questa straordinaria figura di ricercatore interculturale, multireligioso, che ci ha lasciato un patrimonio culturale a cui attingere per costruire una cultura della pace che ci aiuti a superare i limiti dei fondamentalismi sia religiosi sia secolari.

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