Come evitare una guerra nucleare – James E. Cartwright e Vladimir Dvorkin

Ci troviamo in un contesto strategico sempre più rischioso. La crisi ucraina ha minacciato la stabilità delle relazioni tra la Russia e l’Occidente, comprendendo in esse anche la dimensione nucleare – come emerso il mese scorso, quando è stato riferito che i funzionari della difesa russi avevano consigliato il presidente Vladimir V. Putin di posizionare l’arsenale nucleare russo in allerta durante crisi dello scorso anno in Crimea.

Gli sforzi diplomatici hanno fatto ben poco per alleviare la nuova tensione nucleare. Questo rende ancor più critica per la Russia e gli Stati Uniti la necessità di comunicare, per alleviare le pressioni del tipo “usare o perdere” le forze nucleari durante una crisi e ridurre al minimo il rischio di un lancio per errore.

Il fatto è che viviamo ancora con la dottrina del colpo nucleare stabilita nel corso della Guerra Fredda, che ha dettato tre opzioni strategiche: primo colpo, lancio su avvertimento (“launch-on-warning”) e risposta post-attacco di rappresaglia.

Non vi è ragione di credere che la Russia e gli Stati Uniti abbiano dismesso queste opzioni, nella misura in cui l’architettura della “distruzione reciproca” è rimasta intatta.

Per entrambi i contendenti, la decisione di lanciare su avvisaglia – nel tentativo di sparare i propri missili nucleare prima di farseli distruggere – sarebbe stata elaborata sulla base delle informazioni provenienti dai satelliti per il pronto allarme e dai radar di terra. Dato il tempo di volo tra i 15 e i 30 minuti dei missili strategici, la decisione di lanciare, dopo l’ avviso di un apparente attacco deve essere presa in pochi minuti.

Questo è dunque lo scenario più rischioso, in quanto provocazioni o malfunzionamenti possono innescare una catastrofe globale. Dato che sono in vigore i sistemi informativi basati su computer, la probabilità di tale errori è stata ridotta al minimo. Ma l’emergere di minacce guerra informatica ha aumentato il potenziale per falsi allarmi nei sistemi di allerta precoce. La possibilità di un errore non può essere esclusa.

I funzionari americani hanno di solito minimizzato l’opzione di “lancio su allarme”. Essi hanno invece sostenuto i vantaggi della rappresaglia ex post, che consentirebbe più tempo per analizzare la situazione e prendere una decisione intelligente. Né l’Unione Sovietica né la Russia hanno mai dichiarato esplicitamente che avrebbero perseguito una strategia simile, ma l’accento posto sui lanciamissili mobili e sui sottomarini strategici continua a implicare un atteggiamento disposto ad assorbire un attacco ed effettuare poi colpi di rappresaglia.

Oggi, tuttavia, il sistema di allarme precoce della Russia è compromesso. L’ultimo dei satelliti che in passato avrebbe rilevato un lancio di missili dal territorio americano e sottomarini ha smesso di funzionare lo scorso autunno. Ciò ha sollevato interrogativi circa la reale capacità della Russia di farsi carico del “launch-on-warning”.

In parte per compensare la perdita del suo sistema spaziale, la Russia ha schierato radar prefabbricati che possono essere collocati rapidamente lungo i suoi confini. Alcuni di questi sono già operativi; alcuni sono ancora in fase di test. A differenza delle reti satellitari, i radar in grado di fornire informazioni accurate circa l’entità e la destinazione di un attacco missilistico – ma solo una volta un missile è entrato nelle loro vicinanze, il che molto probabilmente avviene 10 o 15 minuti dopo il lancio.

Il vantaggio di segnalazioni radar è più informazioni. Lo svantaggio di dover aspettare è che viene tagliato il tempo per decidere se lanciare o no il colpo su avvertimento. Il che a sua volta aumenta il rischio di una ritorsione sbagliata. Per un missile su sottomarino sparato dal Mare di Norvegia, la rete di radar di della Russia darebbe ai suoi decisori nucleari solo 10 minuti per rispondere. Il sistema di allarme

Precoce dell’America riesce ad offrire circa il doppio del tempo.

Chiaramente, per entrambe le parti, queste scadenze sono molto compresse e le opportunità di decisioni sconsiderate molto reali. Il “Launch-on-warning” mette a dura prova le catene nucleari di comando in entrambi i paesi.

In teoria, nessun capo di stato ragionevole autorizzerebbe un colpo di “launch-on-warning” dopo aver ricevuto informazioni che solo un missile, o un piccolo numero di missili, siano in ingresso, assumendo che questo non potrebbe essere un attacco intenzionale, su larga scala. Ma la dottrina del launch-on-warning governa ancora sia in Russia e negli Stati Uniti – ed in questo caso (l’avvistamento di pochi missili) il rischio, per quanto piccolo, di errore catastrofico rimane.

Questo rischio dovrebbe motivare i presidenti della Russia e degli Stati Uniti a risolversi di comune accordo per l’eliminazione del concetto di launch-on-warning dalle loro strategie nucleari. Dovrebbero riprendere i colloqui tra esperti militari, che sono stati sospesi per la crisi Ucraina, a perseguire questa rinuncia all’opzione strategica come una priorità urgente. (Una decisione congiunta su questo punto non destabilizzerebbe la deterrenza nucleare: entrambi i paesi hanno ancora forze nucleari progettate per resistere a un attacco di primo attacco, garantendo attacchi di rappresaglia.)

Per rafforzare questo accordo, entrambi i paesi dovrebbero astenersi dal condurre esercitazioni militari che coinvolgano la pratica del lancio di missili sulla base di informazioni provenienti da sistemi di allerta precoce. Anche se questa restrizione non può ancora essere pienamente verificata, sarebbe un valido contributo alla stabilità strategica – e, naturalmente, alla prevenzione di una guerra nucleare accidentale. Questo sarebbe un positivo passo avanti della conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione che le Nazioni Unite ospiteranno a fine mese.

Misure di verifica dettagliate possono venire più tardi, una volta che migliori relazioni russo-americane siano state restaurate. La realizzazione tecnica di una decisione di abbandonare il concetto di launch-on-warning rientrerebbe nel quadro del trattato “Nuovo START”. Una riduzione graduale della prontezza delle forze nucleari strategiche nell’entrare in combattimento fornirebbe un buffer di tempo più sicuro per la decisione di fare una guerra nucleare.

In periodi di accresciute tensioni e di ridotti tempi di decisione, la probabilità di errori umani e tecnici nei sistemi di controllo aumenta. Il “Launch-on-warning” è una reliquia della strategia della Guerra Fredda il cui rischio oggi supera di gran lunga il suo valore. I nostri leader hanno urgente bisogno di dialogare e, speriamo, concordino di “rottamare” questo protocollo obsoleto prima che si verifichi un errore devastante.

Fonte: International New York Times – 20 aprile 2015
Traduzione di Alfonso Navarra

James E. Cartwright, un ex generale del Corpo dei Marines, vice presidente del Comitato Congiunto degli Stati Maggiori e comandante del Comando Strategico degli Stati Uniti, è il presidente della Commissione “Zero globale” sulla riduzione dei rischi nucleari, di cui Vladimir Dvorkin, un generale in pensione che ha guidato l’Istituto di ricerca del Dipartimento della Direzione di Artiglieria della Russia, è un membro.

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