I Von Weizsäcker, Kennedy di Germania – Johan Galtung

Il Presidente Richard von Weizsäcker è deceduto il 31 gennaio u.s., molto celebrato in Germania per la sua brillante presidenza nel normalizzare una Germania con un passato turbolento e per giunta divisa. Escludendo però ampiamente le sue prospettive globali menzionate qui sotto.

Suo fratello Car Friedrich era un fisico nucleare divenuto pacifista attivo con un meraviglioso programma di pace, in una parola: Weltinnenpolitik, politica nazionale mondiale (beh, dipende dal paese, alcune politiche nazionali sono meglio di altre; io ci starei per una governance di coalizione, un federalismo e una democrazia diretta svizzeri).

Il nipote del presidente, Ernst Ulrich, è un faro in ambito energetico-ambientale, in Germania e mediante l’ONU nel mondo.

Ho avuto il privilegio di conoscerli tutti, e il mio tributo a Carl Friedrich quando morì è un editoriale del 2 luglio 2012. Richard inviò gentilmente i suoi saluti al simposio su “Studi per la pace pace e politica nazionale mondiale” in occasione del mio 80° compleanno.

Anche il presidente John F. Kennedy aveva un fratello, Robert F. Kennedy; entrambi uccisi negli (dagli?) USA. Il nipote del presidente, Robert F. Jr., ha recentemente pubblicato tre articoli ([email protected]) dove, partendo da una posizione molto informata, racconta la storia del passato USA-Cuba: “I negoziati segreti di JFK con Fidel”, “Sabotaggio alla distensione fra USA e Cuba nell’era Kennedy”; e del futuro: “Abbiamo tanto da imparare da Cuba”. i titoli la dicono tutta: sforzi, frustrati dalla CIA; è ora di ricuperare.

C’è una differenza: i Kennedy, in cima a un impero già in caduta al tempo di JFK, e oggi forse su una strada che conduce da nessuna parte. I von Weizsäcker hanno tutto questo dietro di sé; il nonno di Robert Jr, ebbe un ruolo primario nella politica estera della Germania nazista.

La Germania d’oggi è diretta verso una meta, restaurata da molti, fra i quali appunto i Weizsäcker, Jürgen Habermas, e tanti altri. E quella meta è non solo nella Germania di casa bensì nel ruolo globale della Germania. Punto essenziale di Richard, nello studiarne la rotta, in una frase di un suo discorso chiave al municipio di Amburgo il 2 dicembre 1993 – in aggiunta, con suo nipote, al mantra di suo fratello: “Oggi la politica estera dev’essere terrestre”, intendo per terrestre del pianeta Terra.

Sviluppo, ambiente, diritti umani, Nazioni Unite, etica internazionale e interessi nazionali non si contraddicono l’un l’altro. “La politica estera di nazioni e regioni si sviluppa in politica nazionale mondiale, con le Nazioni Unite come loro forum”. Ma per quanto riguarda il suo paese in particolare?

Dopo qualche parola denigratoria sul termine “interesse” – non tedesco, proveniente dal latino via Francia – egli presenta una teoria del ruolo della Germania nel mondo. “La Germania è troppo piccola per fare tutto da sola, ma troppo grossa per essere persa di vista e aggirata; gli affari esteri non possono svilupparsi oltre senza il nostro accordo e la nostra partecipazione”. La Germania non conduce il gioco da sola, e non è una palla che si giochino altri. I due insieme proteggono la Germania dalla mancanza di volontà politica e danno alla Germania abbastanza peso e responsabilità per una politica planetaria.

Egli ha lavorato attivamente per un’ONU migliore e la sua riforma – gli sforzi di Kofi Annan nel 2005 – ma ha predetto, correttamente, che non ne sarebbe uscito granché, anzi “nichts“ (nulla). D’altro canto egli lodò un peacekeeping ONU, notando che il numero di “caschi blu” prima del 1985 era minore di 10.000, poi in crescita a 80,000; riferendovisi come “un risolvere il conflitto”, ma aggiungendo che la crescita è quantitativa più che qualitativa.

Egli ha lavorato per il dialogo interculturale – come suo fratello, un prodotto del’istruzione tedesca, perspicace ben oltre la propria cultura – per un’etica mondiale che guidi la politica nazionale mondiale e quella terrestre.

Nel discorso deplora, come molti altri, la crescente pressione sulle calanti risorse ambientali, da parte di sempre più umani e bestiame; ma a differenza di molti altri, incolpa il suo stesso paese, l’industria e il consumo di carne tedeschi, di accrescere la miseria.

Fa notare come l’inurbamento massiccio nelle grosse città aggravi la situazione, e con la stessa enfasi si spende per il controllo climatico, senza aspettare predizioni scientifiche più precise. La comunità mondiale deve far uscire l’umanità dal diabolico ciclo di miseria, scarsa istruzione, crescita demografica, morte di stenti, moria forestale, danno ambientale, migrazioni, offese ai diritti umani. “Meno riusciamo ad aggredire la miseria alla radice, più ne patiremo le conseguenze”.

Questa non è solo una questione di assistenza allo sviluppo come appendice di politica estera, aggiunge, bensì di cambiare le politiche estere in uno sviluppo condiviso, globale, sostenibile, fondendole in una totalità.

Molto importante per un ethos mondiale sono i diritti umani del 1948, la dichiarazione universale, divenuta altresì regionale entro il 1950 in Europa, il 1969 in America, il 1981 in Africa.

Disaccordi, dibattiti dovrebbero essere considerati come sfide, che ci fanno operare per il cambiamento e la comprensione, per la cooperazione regionale, e per un cambiamento nel pensiero e nell’azione individualisti occidentali, nella direzione di un’attività politica terrestre.

Così parlò non solo il presidente tedesco che era, ma un presidente mondiale. Vedendo il pianeta Terra dall’alto, dando piglio a leve da premere e bottoni da spingere per una politica mondiale, terrestre. Allora, perché così poco interesse nei media tedeschi per la sue prospettive globali?

Perché era ben più avanti di loro, non anni luce, ma un decennio o due. Quando un presidente scompare, passa al comando la generazione anziana dei personaggi dei media, compresi i colossi, i gran maestri, con prospettive nazionali. Ma la generazione più giovane in Germania vive più nel mondo, poche nazioni hanno una così profonda preoccupazione per la propria regione e il mondo intero. È troppo facile depennarla come cattiva coscienza anche se potrebbe essere stato il caso agli inizi, verso la fine degli anni 1960. Era però anche una ricerca di una nuova identità, con l’inizio in occidente, poi in diffusione nel mondo.

Occupando la Norvegia, l’esercito tedesco cantava “Morgen die ganze Welt”– domani il mondo intero. Richard gli ha dato un significato profondo, positivo.

2 marzo 2015

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: The Von Weizsäckers, Germany’s Kennedys

https://www.transcend.org/tms/2015/03/the-von-weizsackers-germanys-kennedys/

Una replica a “I Von Weizsäcker, Kennedy di Germania – Johan Galtung”

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