Luigi Bettazzi. Il progetto e l’azione di un costruttore di pace – Recensione di Maria Teresa Mana

cop_vitale_luigi-bettazzi_paoline_92g49_origAlberto Vitali, Luigi Bettazzi. Il progetto e l’azione di un costruttore di pace, Paoline, Milano 2013, pp. 160, € 15,00

L’autore, per celebrare i 50 anni di episcopato e i 90 anni di età di Luigi Bettazzi, cerca di mettere in luce il metodo e la prassi messa in atto dal vescovo nel perseguire la pace come UTOPIA.

Don Luigi Bettazzi è stato influenzato dal Concilio Vaticano II (evento spartiacque nella storia della Chiesa) con il quale Papa Giovanni XXIII impresse una svolta in àmbito pastorale nell’affrontare le questioni sociali con l’ausilio delle «scienze umane»: lo annunciò come «Un Concilio per ripartire dai poveri» che, cercando di individuare le diverse forme di povertà e di sfruttamento dei poveri fatti oggetto di carità e di assistenza, aveva lo scopo di riconoscerne la dignità attraverso la costruzione di una Chiesa di tutti a partire dalla figura di Cristo icona di una chiesa povera per i poveri.

Una riforma questa non condivisa da una gran parte dei cardinali presenti al Concilio, non solo perché troppo rivoluzionaria rispetto a una tradizione consolidata da un millennio, ma anche perché contraria agli interessi delle ricche Chiese del centro Europa.

Quattro giorni dopo l’annunciazione del Concilio la diplomazia internazionale chiede al Papa di lanciare un appello per favorire la distensione tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, in conflitto a causa della «crisi dei missili di Cuba». L’Enciclica Pacem in Terris fu in seguito decisa dal Pontefice per invitare la nazioni alla riflessione e alla mediazione dei conflitti. L’Enciclica fu promulgata l’11 aprile 1963 e nell’ottobre dello stesso anno Don Luigi Bettazzi arrivò al Concilio in veste di rappresentante del Cardinale Lercaro e vi rimase fino alla chiusura.

Nel 1966 Luigi Bettazzi, nominato vescovo di Ivrea, si impegnò ad attuare le indicazioni conciliari sulla pace attraverso il movimento cattolico «Pax Christi» (p. 30), che da movimento di preghiera e spiritualità, sotto la sua guida divenne un movimento di costruzione della Pace.

Dal nuovo orientamento nascono iniziative per diffondere la cultura della pace con marce, convegni, missioni internazionali, campagne per l’obiezione di coscienza, per il disarmo (visto sotto il profilo economico ed etico) si avvalgono della collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù di Milano.

L’esempio e la parola di Gesù fanno da modello alla pratica pastorale del vescovo Bettazzi che nel 1968 venne nominato presidente nazionale e nel 1978 presidente internazionale di Pax Christi.

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Rosa Siciliano (direttore di «Mosaico di Pace», mensile promosso da Pax Christi e fondato da don Tonino Bello) intervista Monsignor Luigi Bettazzi. Scandiano, 1 dicembre 2013 – a cura di Cinzia Picchioni

Per i 90 anni di vita e i 50 anni di episcopato vissuti secondo il Concilio Vaticano II
Veramente simpatico e accattivante. Infarcisce i suoi interventi di battute di spirito (e di che cosa sennò?…) e racconta, avendoli vissuti, alcuni episodi legati al Concilio. Esordisce con una filastrocca misteriosa, svelando poi che si tratta delle iniziali dei 20 Concili prima del Vaticano II. In quel modo se li ricorda e li elenca tutti senza esitazione. Da vedere! (disponibile presso la Biblio-videoteca del Centro Studi Sereno Regis di Torino). Il DVD inizia con alcune foto, e poi c’è l’intervista vera e propria: telecamera fissa sul tavolo, in primo piano Bettazzi.
È diviso in «capitoli», uno dei quali è Guerre e nonviolenza attiva, in cui Bettazzi racconta di come sia stata tradotta non esattamente la frase di Papa Giovanni XXIII a proposito della guerra: disse che, date le armi che ci sono oggi – allora, negli anni Sessanta del secolo scorso – affermare che la guerra va bene «è roba da matti», in latino alienum rationem; che la guerra totale (A-B-C la chiamavano: Atomica, Biologica e Chimica) è un crimine contro Dio e contro l’umanità; che vendere armi (siamo al tempo della guerra Iran-Iraq) è contro la Costituzione italiana (ma ha raccontato che un ministro gli ha risposto: «noi le vendiamo a tutti e due!» e poi che non era stato detto nulla per non danneggiare le aziende, che si sarebbero persi posti di lavoro… e anche «Non lo sapevo»!!!)

Annunciare, denunciare, rinunciare
Queste sono le tre azioni del cristiano – secondo don Tonino Bello, citato da Bettazzi più volte durante l’intervista.

I figli dei vescovi
Bettazzi racconta di due vescovi – non italiani – che si parlavano a proposito della questione «preti sposati, donne sacerdote…» e uno dei due dice all’altro che sta succedendo qualcosa in tal senso, e che «noi non riusciremo a vederla, ma i nostri figli sì…». Pausa comica perfetta e grandi risate fra il pubblico…

La Messa non è finita
Mi è piaciuto il racconto che Bettazzi ha fatto su alcune parole di Benedetto XVI sulla famosa frase di commiato: «La Messa è finita. Andate in pace», un po’ come se si dicesse: finalmente la Messa – che magari ha portato un po’ di scompiglio nelle nostre vite – è finita. Ora possiamo andarcene e starcene in pace. No! Dice Bettazzi. Il Papa emerito ha spiegato che in latino «Missa est» vuol dire «La missione è stata data» e che «Andate in pace» ha a che fare con quella missione, che ogni cristiano ha di portare la pace e la solidarietà nel mondo fuori dalla chiesa dove ha ascoltato la Messa, nutrendosi di Spirito Santo. Mi è sembrata una buona – nuova – spiegazione.

Un Concilio multietnico
In effetti, ricorda Bettazzi nell’intervista, nel Concilio Vaticano I i vescovi africani erano in realtà europei missionari in Africa, i vescovi sudamericani erano missionari spagnoli e portoghesi in Sudamerica, mentre al Concilio Vaticano II i vescovi africani erano africani, col loro modo di pensare, di sentire, di vivere e lo stesso per i vescovi che provenivano da tutto il mondo! E per la prima volta un Papa parlava di pace ai vescovi – veri – di tutto il mondo.

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