Discuto la religione di Pio XII – Recensione di Massimiliano Fortuna

discuto_religione_pioXII-674x1024Due papi

Aldo Capitini, Discuto la religione di Pio XII, Edizioni dell’Asino, Roma 2013, pp. 152.

Hannah Arendt, Il papa cristiano. Umanità e fede in Giovanni XXIII, a cura di Paolo Costa, Edizioni Dehoniane, Bologna 2013, pp. 48

Due papi, Giovanni XXIII e Pio XII, uno il successore dell’altro, e due figure intellettuali di grande rilievo, Hannah Arendt e Aldo Capitini, che a questi pontefici hanno dedicato due brevi libri, di recente ripubblicati. Quello della Arendt, più che breve brevissimo, era in origine un articolo apparso nel 1965 sulla «New York Review of Books» con il titolo The Christian Pope, quello di Capitini un coraggioso pamphlet che nel 1957 si proponeva un confronto battagliero ma a viso aperto con la religione di Pio XII. Le Edizioni dell’Asino hanno riproposto altri scritti di Capitini, ottima è stata l’idea di ristampare questo, che dopo la prima edizione uscita presso Parenti non aveva più rivisto la luce.

Capitini concepì questo volumetto perché nel 1956 era stato messo all’indice da Pio XIIReligione aperta, uno dei suoi libri più importanti, pubblicato l’anno precedente. «Ho pensato», scrive Capitini nell’Introduzione, «che io dovessi esaminare la religione da lui professata; dato che il giudizio a me avverso era stato reso pubblico […] così ho cercato che il risultato da me fatto sia pubblico». La risposta, piuttosto prevedibile, della Chiesa fu la messa all’indice anche di Discuto la religione di Pio XII.

Il filo rosso di queste pagine sta nella sottolineatura della distanza tra la forza liberatrice della predicazione originaria di Gesù di Nazaret e la rigidità dottrinale della Chiesa che a lui si riferisce. La religione cattolica è divenuta, nella plastica contrapposizione che fa Capitini, una religione «su» Gesù e non «di» Gesù, si è fatta autoritaria, dogmatica, sottomessa alla rigidità istituzionale, immersa nella prospettiva del potere mondano ha perso la capacità di rischiare e di farsi testimone della novella dell’arrivo imminente del Regno di Dio. Sbaragliare le storture sociali, non accettarle come un dato naturale per timore di compromettere l’ordine politico, dovrebbe essere per Capitini il proposito di una religione davvero aperta all’annuncio evangelico, di una religione che svolge Gesù secondo lo spirito e non secondo l’istituzione come invece ha fatto di preferenza la Chiesa cattolica di Pio XII e di molti suoi predecessori.

Da lì a poco verranno Giovanni XXIII e il Concilio, al quale peraltro Capitini non risparmiò punture critiche (cfr. Severità religiosa per il Concilio, De Donato 1966). Le pagine della Arendt, di taglio aneddotico, sono pervase proprio da una sorta di stupore nel constatare come al vertice della Chiesa romana sia giunto un «vero cristiano», un uomo che ha messo l’imitatioChristi davanti alle esigenze di conservazione dogmatica. La riproposizione di questo breve testo della Arendt acquista senso anche alla luce del grande entusiasmo suscitato dalla recente ascesa di Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio. Oggi, come nel caso di Giovanni XXIII, desta speranza l’apparizione di un papa che sembra mettere al centro la forza originaria del cristianesimo evangelico, vale a dire la convinzione che la concreta presenza di Dio nella storia si attua nella caritas, nel coraggio di fare di se stessi strumento di contraddizione rispetto all’ordine mondano, sfidandolo nelle sue chiusure e nelle sue ingiustizie.

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