Alberto Tridente: settant’anni di corsa oltre le frontiere – Nanni Salio

La vita che va, la vita che viene. Uno/a per volta, gli amici e le amiche ci lasciano, e i migliori ci donano un eredità fatta di lotte, passioni civili, solidarietà, abnegazione, forza morale.

Non basta infatti indignarsi, diceva Alberto, occorre lottare: e ci ha insegnato come fare, correndo senza sosta oltre le frontiere e, quando gli era possibile, saltellando sulle sue care montagne, anch’esse fonte di ispirazione e di forza.

Lo abbiamo incontrato ancora il 1° giugno scorso, nella giornata di apertura della festa dei 30 anni del Centro Sereno Regis, seduto in prima fila nella sala IRENEA del nascente “cinema per la pace e la nonviolenza” ad ascoltare attentamente Johan Galtung. Era già sofferente, per la recrudescenza della malattia, ma la sua forte tempra non gli aveva impedito di essere con noi: un ultimo tributo di solidarietà anche alle nostre lotte per costruire società e comunità di vita ispirate alla nonviolenza.

Lo ricordiamo anche durante la presentazione che abbiamo fatto della sua bella autobiografia, “Dalla parte dei diritti. Settanta anni di lotta” (Rosenberg& Sellier, Torino 2011), pubblicato in occasione dei suoi ottant’anni. Un libro da leggere e rileggere, per conoscere a fondo

ciò che, con grande modestia e senza clamori, ha saputo fare nel sindacato, nella politica, nella società, in difesa delle popolazioni oppresse e degli ultimi, e nella sua strenua lotta contro l’industria bellica, a cominciare dall’Oto Melara. Una lotta che lo ha portato a conoscere il valsusino Achille Croce, tra i primi obiettori di coscienza all’industria bellica. Con loro abbiamo condiviso questo sogno, finora rimasto inattuato, di riconversione produttiva e di sensibilizzazione del sindacato sui temi della pace.

E ci piace ricordare anche la sua adesione al MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione), come segno ulteriore di un impegno profondo per promuovere una cultura della nonviolenza.

Caro Alberto, e cari tuoi famigliari, continueremo a lottare nel solco che hai tracciato, che già ha dato molti frutti, nel Brasile di Lula e nell’Argentina di Perez Esquivel, e coltiveremo la tua memoria per far conoscere il tuo lavoro alle giovani generazioni, oggi travolte dal peggior capitalismo selvaggio della storia.

Come amava ripetere Aldo Capitini, è nel gran mare “della compresenza dei morti e dei viventi” che l’umanità continua incessantemente a riconoscersi.

26 luglio 2012

2 risposte a “Alberto Tridente: settant’anni di corsa oltre le frontiere – Nanni Salio”

  1. Sono la moglie di Alberto e anche in nome dei suoi tre figli Vi ringrazio per il commovente ricordo che gli avete dedicato
    Anna Pelloso Tridente

  2. Se non erro abbiamo conosciuto, qui in Ossola, Alberto Tridente nel 1981, quando abbiamo fatto una serie di incontri sulla pace. Da allora è sempre stato per noi "quello della riconversione dell'industria bellica". Grazie per tutto ciò che ha fatto , per la sua coerenza e costanza nel tempo (un dono sempre piu' raro) Un pensiero affettuoso ai suoi familiari in lutto.
    Piergiorgio Borsotti, Villadossola

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