Pillole alfabetiche. S come Spendere

S come: Spendere non è uguale a essere fighi

Stamattina, mentre pedalavo verso il Centro Studi Sereno Regis, ho incrociato un signore. Pedalava anche lui, ma mi sembrava che lo facesse con la faccia di chi va in bicicletta perché non può (più) permettersi di andare in auto… è lì che mi è venuta l’idea di questa Pillola:

Occorre modificare l’equazione «spendere=benessere». Poter spendere non è sinonimo di stare bene. Non è che siamo fighi se possiamo spendere e siamo sfigati se non possiamo! Anzi, soprattutto in questo periodo è vero forse il contrario: siamo fighi se siamo capaci di spendere il meno possibile, per esempio…

Scambiando

Prima di comprare qualsiasi cosa, pensiamo se possiamo chiederla a qualcuno in cambio di qualcosa che abbiamo noi, o che sappiamo fare. 

Magari qualcuno che conosciamo ha l’attrezzo che ci serve (o il sacco a pelo, o il trapano, o il frullatore, o il computer, o lo zaino, o il cavatappi… e ho elencato soprattutto oggetti che possono servirci solo ogni tanto, ma non mettiamo limiti alla provvidenza…) e magari noi abbiamo (doppio) quello che serve a lui/lei. Così facendo non solo risparmieremo Soldi, ma praticheremo la Solidarietà e la

Semplicità volontaria

Per la semplicità volontaria, quando stiamo pensando di acquistare qualsiasi cosa, dobbiamo anche porre a noi stessi le seguenti domande: «mi serve davvero? Mi serve subito? Mi serve nuova?» Immaginiamo di rispondere: sì, non proprio e non necessariamente. Allora ecco che abbiamo il modo e il tempo per tentare lo scambio o almeno il risparmio di soldi (perché cercheremo l’oggetto usato, ad esempio). «Mi serve davvero?» è la domanda più difficile. Sta insieme all’altra domanda koan della semplicità volontaria: «Quanto basta?». Ma soprattutto è la strada maestra per liberarci da un’altra cosa che inizia con la S.

Schiavitù

Quella di comprare, quella di accumulare, quella di guadagnare (molto) per spendere e ottenere Status symbols (quante S!). Avrete visto in tv quella pubblicità (di un’auto) in cui il concessionario comunica ai due clienti il prezzo del veicolo che hanno appena provato; la donna si scandalizza e, rifiutando di acquistare l’auto, dice: «Volevamo spendere moolto di più!»… In 30 secondi spiegato il concetto di statussymbol.

Poi c’è un’altra schiavitù, non nostra. Ogni cosa che compriamo non produce solo un’impronta ecologica, ma anche un’impronta «di schiavitù». Visitando www.slaveryfootprint.org potremo scoprire quanti schiavi nel mondo lavorano per noi!

Infine, tutto questo – spendere meno soldi, scambiare beni, vivere praticando la semplicità volontaria, solidarizzare, ridurre la schiavitù (nostra e altrui) – produce l’ultima parola con la S.

Serenità

Se so di non produrre schiavitù con le scelte che compio, né sofferenza con il cibo che mangio; se creo rapporti solidali prestando e ricevendo in prestito qualcosa che mi serve; se vivo con «semplicità di mezzi», ma con «ricchezza di fini», mi serviranno meno soldi, potrò sentirmi più libero e vivrò un po’ più serenamente. Non mi pare poco.

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