Il Giappone oggi: che cosa succede? – Johan Galtung

Kyoto: caldo come una sauna, dappertutto, niente acqua fresca, solo tiepida. Nessun dibattito politico accalorato, solo tiepido. Come Ozawa del Partito Democratico del Giappone al governo (DPJ), che dice che gli americani sono dei “sempliciotti”. Nient’altro. Vero, ma se allora magari offrisse il suo pensiero e discorso complesso? Quello che si ha in Giappone è per lo più la solitudine e insignificanza che Murakami descrive così bene – e alla quale contribuisce normalizandola. C’è un enorme disagio per quello che succede nel mondo, in Giappone, e al Giappone. Ma è generalmente inarticolato nelle conversazioni personali e nei media. Un articolo adeguato con questo titolo potrebbe effettivamente constare di tre pagine vuote.

Ci sono ragioni per grosse preoccupazioni. Fra i paesi in pugno alle alleanze USA il Giappone è forse diventato il più americano. Sconfitto nei suoi fondamenti culturali profondi, non solo militarmente, il Giappone è come un paese monoteista il cui dio risieda 7 ore su 24 a Washington. Essendo così differente, l’americanizzazione non è stata un dialetto, una variazione del proprio idioma, come in Germania e Norvegia, ma una nuova lingua. La padroneggiano imperfettamente ma fanno grandi progressi e non cambieranno facilmente direzione.

Ma la presa imperiale USA si sta sbriciolando, e un tale messaggio arriverà anche in Giappone, un po’ in ritardo, ma fra non molto.

L’altra direzione è una Comunità Est-Asiatica (East Asian Communities, EAC), delle due Cine, le due Coree e i tre Giapponi. Tre? Sì, la parte principale dell’arcipelago, i territori del Nord – che non appartengono né al Giappone né alla Russia bensì agli Ainu, cui dovrebbero essere restituiti – e le isole Ryu Kyu, note anche come Okinawa – anch’esse restituibili ai propri abitanti; rendendo entrambi i territori parti essenzialmente autonome del Giappone. Un Giappone più adeguato potrebbe davvero essere una repubblica federale, e l’attuale Okinawa potrebbe ospitare il quartier generale di tale futura comunità di tre giganti, con le loro suddivisioni problematiche. Entro il 2020 fuori le basi USA, e la sede EAC installata.

Ma il Giappone non è pronto. Il passato parla con voce possente, la riconciliazione con le Cine e le Coree che essi brutalizzarono non è tuttora sull’agenda politica, né piani concreti per una comunità.

L’ex-primo-ministro del DPJ, Hatoyama, aveva scritto di un’unione valutaria regionale e di un’integrazione politica in una Comunità Est-Asiatica, ed è forse stato esposto a robuste torsioni di braccio USA, non venendo comprato ma minacciato. Anche i burocrati gli erano contro. Ha dato le dimissioni. La sua, se mai pubblicata, sarà una triste storia.

Di opportunità perse. Una comunità di vicini, con buone relazioni con USA non-imperiali, è uno scenario migliore che cadere fra un trono in ascesa e uno in sfacelo. C’è bisogno di talento politico, con una forte leadership dall’alto, dal parlamento, e dai burocrati che imparino i fondamenti della democrazia: i funzionari non eletti sono servitori, non dominatori. Anche l’Unione Europea è lenta a costruire una comunità meno ossequiosa agli USA, ma l’Afghanistan può accelerare il processo. Neppure gli eurocrati capiscono il “servire, non dominare”.

Il passato non sparisce. Quest’anno era il centenario della brutale annessione giapponese della Corea del 1910-45, basata sull’accordo del 1905 con gli USA: le Filippine agli USA, la Corea al Giappone. Il professor Kinhide Mushakoji ha rivolto un appello per l’inclusione del colonialismo fra i crimini contro l’umanità – tema escluso dal tribunale di Tokyo in quanto si sarebbe ovviamente ritorto sui vincitori occidentali. Ma è piuttosto improbabile che il Giappone sollevi tale argomento per paura di essere rivisitato dal suo passato (Ryu Kyu-Taiwan-Corea-Manciuria-parti importanti dell’Asia orientale), e per paura di offendere i suoi alleati occidentali.

Molto attiva è la nuova destra, lo Zaitokukai. Gli sforzi per proteggere stranieri come cinesi e coreani dallo sfruttamento vengono attaccati come fossero “privilegiare gli stranieri” da gente colpita dall’ondata capitalista di bassi salari mediante il part-time e lavori in appalto. Ma viviamo in un mondo che si va in parte globalizzando, e varrà pure l’ospitalità kantiana.

E il Giappone sembra essersi assuefatto all’idea che un siluro nordcoreano abbia affondato la nave militare sudcoreana. Tuttavia guadagna credibilità la teoria che la nave sia semplicemente finita su uno scoglio sommerso per un errore di navigazione. Un’onta da nascondere e da usare, anche per vincere le elezioni? Com’è noto, l’ONU non si è impegnata nella tematica.

Ma se il governo del Giappone non riesce a emergere con un progetto per il futuro né a impedire al paese di sprofondare nell’oblio all’ombra della Cina, potrebbero magari intervenire enti non governativi, la società civile giapponese? Si prenda la brillante ONG Peace Boat, che circumnaviga il pianeta, visitando luoghi di conflitto violento, facendo conoscere a migliaia la realtà mondiale di prima mano. Potrebbero navigare per una futura Comunità Est-Asiatica dal Giappone alle terre Ainu alla Corea del Nord e poi dalla Cina del sud a Taiwan, Okinawa e tornare in Giappone. Con partecipanti da tutti e sette i paesi, favorendo la formazione dell’idea di una EAC, propagandola, vivendola, navigandola, senza scogli sommersi.

Con ONG coreane e cinesi essi potrebbero anticipare la riconciliazione scrivendo testi scolastici di storia decenti e mediante un’alternativa al sacrario Yasukuni in onore dei giapponesi in uniforme uccisi durante la guerra del Pacifico. Onorando tutti gli uccisi, americani compresi, militari e civili, rendendo significative le loro morti aggiungendoli al sacrario come memoriale del passato ma altresì come centro dello sviluppo futuro dell’EAC, in Giappone e negli altri paesi. Un primo ministro giapponese che visiti l’attuale sacrario Yasukuni è un insulto ai paesi aggrediti; programmare un futuro congiunto con uguali non lo è.

Il punto focale del movimento anti-nucleare su Hiroshima e gli hibakusha potrebbe collegarsi con le vittime dell’agente Arancio [in VietNam] e con le molte ONG USA affini per aiutare le vittime delle atrocità USA (cristianità all’opera?), e proclamare un robusto Mai Più. Per la prima volta un ambasciatore USA era presente il 6 agosto – la prossima volta sia Obama per favore, che si guadagni il premio Nobel per la Pace con una richiesta di scuse. Con le ONG, dal basso verso l’alto, a suggerire ai governi di darsi da fare per unirsi al mondo.

30.08.010 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Japan Right Now; What Happens?

http://www.transcend.org/tms/2010/08/japan-right-now-what-happens/

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