La Conferenza su non-proliferazione e, forse, disarmo nucleare: il contesto – Leo Hoffmann-Axthelm

La 2010 Review Conference sul Trattato di Non-Proliferazione nucleare (TNP) è iniziata lunedì 3 maggio e sono partito per New York, dove si terrà la conferenza presso la sede delle Nazioni Unite. Colgo l’occasione per riassumere i presupposti e la storia del TNP, il contesto cioè delle negoziazioni sul da farsi intorno a questo tema essenziale per la sopravvivenza della specie umana.

Già nel 1945, appena fondata, l’ONU aveva dichiarato che tutte le armi nucleari (allora esistevano solamente quelle americane) avrebbero dovuto essere distrutte. Qualche anno più tardi, le potenze nucleari ebbero la brillante idea di limitare l’accesso degli altri Stati alle armi nucleari: se pure loro stessi ne avevano, questa la logica, allora dovevano almeno impegnarsi a fermare altri che avrebbero potuto acquisirne. Nacque così il TNP, ma con incisa nel suo DNA la “discriminazione” sofferta dagli have-nots, gli Stati senza armi nucleari, in confronto agli haves. Ma stiamo parlando di diritto pubblico internazionale: non c’è modo di costringere alcuno Stato a partecipare a un tale accordo, e in più sarebbe assurdo entrarvi giusto per ottenere una interdizione a costruire bombe mostruosamente letali, quali quelle nucleari (e oltre tutto ottenerla da parte di chi, invece, le ha). Infatti questa è solo una delle tre “colonne” del TNP: gli “haves” erano consapevoli del bisogno di ulteriori incentivi per far accedere, idealmente, tutto il mondo al TNP, per far sì che il TNP raggiungesse il tutt’oggi più che urgente obbiettivo, quello della sua validità universale. Non senza fortuna: al momento solo tre Stati non hanno aderito al TNP: India, Pakistan e Israele. Tutti e tre posseggono armi nucleari, per quanto Israele non lo abbia mai affermato ufficialmente. Ciononostante non possono aderire al TNP come haves, ma dovrebbero eliminare le loro armi, il che per l’India e il Pakistan, data la mutua diffidenza, non appare pensabile. Inoltre la Corea del Nord si è ritirata dal trattato nel 2003, del tutto legalmente, anch’essa un pericolo di proliferazione. I rimanenti 188 Stati si sono riuniti a New York a partire dal 3 maggio per decidere sul da farsi nella questione della non-proliferazione, del disarmo e dell’uso civile.

Uso civile? Si, quest’ultimo costituisce una delle fondamentali tre colonne del trattato: dalla conferenza non ci si può di certo aspettare che passi l’ abbandono di questo tipo di energia per la produzione di elettricitá. L’articolo IV prescrive un’ampia cooperazione da parte degli haves verso gli have-nots, al fine di garantire ad ogni stato il diritto all’uso civile dell’energia nucleare. Il Nuclear Suppliers Group (NSG), in conformità con l’Articolo III.2 TNP, ha creato una lista di strumenti e sostanze nucleari che possono esser esportate esclusivamente in paesi che hanno firmato un accordo “Safeguards” con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). L’articolo IV è dunque quello al quale l’Iran si appella. Il supporto del Non Aligned Movement (NAM, un gruppo di Stati che non avevano aderito ad alcun blocco durante la guerra fredda), di cui l’Iran fa parte, c’è, ma la pressione sull’ Iran cresce, ormai l’AIEA ha ufficialmente dichiarato che la natura esclusivamente civile del programma atomico iraniano non può esser affermata, a causa dell’insufficiente cooperazione da parte delle amministrazioni iraniane. L’Iran non ha quindi, al momento, diritto alla cooperazione e all’importazione di materiale nucleare, proibizione che è stata affermata in numerose sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a partire dal 2006.

L’Iran ha fatto (e continuerà a fare) numerosi tentativi di deviare l’attenzione dal suo discusso programma, non senza l’appoggio di un vasto numero di Stati, che sono sconcertati dall’approccio restrittivo che gli haves hanno di fronte alla cooperazione nell’ambito civile; questi ultimi la interpretano come il maggior rischio di proliferazione, viste le possibilità di ignorare gli ispettori dell’AIEA o di tener segreti alcuni siti nucleari. Ed è in questo ambito che si è tenuta, a Teheran, una conferenza di preparazione a quella del TNP, dove il diritto all’uso civile nucleare è stato affermato, mentre l’articolo VI, il completo e definitivo disarmo postulato nel TNP dell’anno 1970, è stato sottolineato come il progetto prioritario del TNP.

Non vi è dubbio che l’articolo VI sia stato finora ignorato freddamente dagli haves, il che viola le loro responsabilità verso coloro che hanno accettato di rinunciare a queste armi. È infatti questo impegno da parte degli haves che costituisce la terza colonna del TNP. Con il crollo della divisione bipolare del mondo negli anni novanta, non vi era più nessuna scusa per continuare a rifiutare l’inizio della fine dell’era MAD (Mutual Assured Destruction, distruzione mutua assicurata). La conferenza del 1995 produsse quindi:

1. Maggior potere alle conferenze da tenersi in modo ciclico ogni 5 anni, (la preparazione all’ attuale conferenze-mammut ha richiesto almeno tre conferenze preparatorie),

2. La risoluzione sul Medio Oriente (la prima volta che gli Stati Uniti hanno consentito una risoluzione che, senza nominarla esplicitamente, implica chiaramente che è Israele l’unica detentrice di armi nucleari nella zona, la quale tuttavia dovrebbe, secondo la risoluzione, diventare una zona priva di armi nucleari),

3. Il prolungamento, a tempo indeterminato, del trattato, che sarebbe potuto scadere nel ’95. (Questa è la meta che gli haves hanno voluto raggiungere: essi hanno infatti bisogno del TNP. Gli have-nots invece hanno rinunciato alla possibilità di ricattare gli haves, per esempio minacciando di non prolungarlo nel caso gli haves continuassero a ignorare l’articolo VI.)

Nell’ anno 2000, durante gli ultimi mesi dell’amministrazione Clinton, sono continuate le buone notizie con la pubblicazione unanime da parte della conferenza dei “13 passi”, 13 steps. Questi dovrebbero, un poco alla volta, portare a un mondo privo di armi nucleari. Fra i passi vi sono l’adesione al TNP di tutti gli Stati (cioè l’universalità), un Comprehensive Test-Ban Treaty (CTBT, Trattato di eliminazione totale dei test nucleari), la continuazione del disarmo bilaterale (ratificazione, non ancora avvenuta, dello START II, firma cioè di un passo successivo allo START I, avvenuta l’8 Aprile 2010 fra Russia ed USA).

Il tono è cambiato, tuttavia, con l’amministrazione Bush, la quale, nel 2005, non ha nemmeno più nominato i documenti del 1995 e del 2000: nella loro interpretazione del diritto pubblico internazionale, i documenti in questione non avevano alcuna rilevanza. La conferenza del 2005 ha impiegato infatti ben 3 settimane per elaborare l’agenda, lasciando meno di una settimana per le negoziazioni, le quali terminarono senza alcun documento sostenuto unanimemente. Bush aveva anche disdetto l’ABM, (Anti Ballistic Missile Treaty, Trattato anti missili balistici) che aveva il ruolo di supportare la MAD, evitando che una fra le super-potenze potesse credere di essere in grado di intercettare tutti i missili dell’altra parte, rischiando quindi, in assenza della paura di rappresaglie, un attacco nucleare. (Essendo la guerra fredda finita da vent’anni, la fine dell’ABM era piuttosto da considerarsi un atto simbolico, che diede il via alla lite sul National Missile Defense che prevedeva lo stazionamento di radar e missili in Polonia e nella Repubblica Ceca, e cioè sui confini russi…)

I severi contraccolpi di quest’oscuro periodo del diritto pubblico internazionale, caratterizzati da quella che appariva un’unilateralità, destinata a estinguersi nel crearsi di un mondo multilaterale, sono sicuramente in parte la ragione per la grande euforia che circonda l’inizio di questa attuale conferenza.

Quali sono le ragioni per credere nel potere costruttivo di questa, che pare la più importante conferenza sul disarmo da almeno dieci anni?

1. Il presidente Obama e il suo discorso del 5 Aprile 2009 a Praga, dove esplicitò la sua visione di un mondo privo di armi nucleari;

2. Il momento: la diplomazia internazionale funziona al meglio quando un tema è vivo e presente, quando c’è movimento, quando tutti ne parlano, quando operano sotto gli occhi di un pubblico interessato, quello che normalmente non si accorge nemmeno che vi siano grandi conferenze internazionali.

– 6 Aprile: pubblicazione della Nuclear Posture Review, la dottrina militare americana riguardante la posizione strategica delle armi nucleari e le possibilità d’uso. La nuova versione di Obama è considerevolmente più restrittiva, e offre persino una garanzia agli have-nots che queste armi non potranno esser usate contro di loro (negative security assurance), eccetto verso i non aderenti al TNP e quelli che violano le regole TNP (per esempio i punti Safeguards dell’AIEA), e cioè Iran e Siria.

– 8 Aprile: cerimonia di firma del New START come successore allo START I, per diminuire il gigantesco arsenale atomico di Russia ed USA, a Praga (dove è avvenuto il discorso di Obama).

– 12-13 Aprile: Nuclear Security Summit, la piú grande riunione di capi di Stato negli Stati Uniti da 65 anni, precisamente da quando ebbe luogo la fondazione dell’ONU nel ’45. Qui si è trattato di raggiungere l’assoluta sicurezza delle riserve di tutto l’uranio arricchito e del plutonio del mondo, per evitare che terroristi se ne impossessino, visto che in una città come New York basterebbe una quantità di plutonio grande quanto una mela per uccidere alcune centinaia di migliaia di persone.

– Metà Aprile: Teheran International Conference on Disarmament and Non-Proliferation, contro-conferenza iraniana con accento sul disarmo (Art. VI) e uso civile (Art. IV).

1. Ucraina, Messico, Cile, Canada, Georgia hanno, entro un mese, acconsentito a distruggere, sotto ispezione dell’AIEA, tutte loro riserve di uranio arricchito.

2. Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad sarà presente alla conferenza. Questa, in sé, non è una buona notizia, poiché egli è già riuscito ad avvelenare l’atmosfera di conferenze simili. Comunque questo è il foro mondiale dove decidere il da farsi nucleare, quindi Ahmadinejad non potrà limitarsi a provocare o a fare promesse per poi revocarle. Qualunque cosa dica, peserà molto di più di ogni altra posizione presa nel passato o da prendere nel futuro, e creerà quindi maggior chiarezza. L’Iran si trova a un crocevia, o riaccede ai sistemi di controllo AIEA (soprattutto i protocolli TNP addizionali, che danno maggior possibilità all’AIEA ma che l’Iran ha fermato dal 2006), o continua a isolarsi, nutrendo sempre di più l’ansia del mondo verso un suo possibile programma militare – la Russia ha già cambiato approccio, malgrado le relazioni economiche, e anche la Cina è oramai a favore di nuove sanzioni (purché il commercio del petrolio non vi sia coinvolto, per via della sua insaziabile richiesta energetica), per non parlare di altri Stati arabi, come l’Arabia Saudita, che hanno già dichiarato di volersi armare nuclearmente, se lo facesse l’Iran.

La via che porta a un mondo senza armi nucleari è lunga, e forse la meta non sarà mai raggiunta. Ciononostante, ogni passo in questa direzione è un passo nella direzione giusta, e ogni passo in questa direzione, in sé, fa di questo mondo un posto meno pericoloso.

Mai nella storia c’è stato un tale consenso che un mondo senza armi nucleari deve essere una priorità, o che sia persino possibile. E’ iniziata quindi una conferenza storica, sia nel caso che la possibilità per una manovra in direzione di un mondo più sicuro sia effettivamente colta, sia nel caso che quest’ultima ci scivoli fra le dita – ne sapremo di più fra quattro settimane. Nel frattempo scriverò in diretta dalla conferenza rapporti sui temi che vi verranno discussi, esponendo le varie posizioni di Stati e gruppi, gli interessi che vi si nascondono dietro, i principali problemi, i disaccordi e gli accordi, il progresso per la nostra causa, quella che dobbiamo a noi tutti come specie umana, di abbandonare definitivamente armi che hanno minacciato e continuano a minacciare l’esistenza tutta su questo nostro bel pianeta.

Per saperne di più sulla direzione che il mondo sta prendendo in questo mese di maggio a New York, seguite questi rapporti, o andate direttamente su http://npt-tv.net dove vi aspettano interviste video con diplomatici e ambasciatori, alti rappresentati ONU, esperti e attivisti di ONG, completate da testi per contestualizzare la materia, abbastanza complicata, della cooperazione internazionale.

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02.05.2010

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