Gaviotas: villaggio di speranza – Seth Biderman e Christian Casillas

In cerca di risposte in Colombia due attivisti approdano all’imprevedibile mondo di Gaviotas.

Abbiamo saputo per la prima volta di Gaviotas (gabbiano, in spagnolo, ndt), il leggendario villaggio sostenibile colombiano, nel 2004, lavorando nel nostro stato di residenza, il New Mexico. Noi due aiutammo a fondare un gruppo chiamato La Mesita, “il tavolino”, composto da tre educatori, uno scienziato dell’energia rinnovabile, un procuratore sui diritti dell’acqua, e un organizzatore di comunità. Decidemmo d’iniziare un progetto che avrebbe coinvolto adolescenti nell’agricoltura biologica e nell’energia rinnovabile a Ribera, un villaggio rurale nel nord dello stato. Credevamo che vivacizzare le tradizioni agricole e culturali nel New Mexico del nord potesse aiutare la regione ad affrontare sia la sua crisi ambientale, come l’utilizzo insostenibile dell’acqua, sia l’aggravarsi dei suoi problemi sociali, come l’abuso di droghe in aree rurali e le gravidanze precoci.

Un membro del nostro gruppo ci portò una copia del libro del giornalista Alan Weisman, Gaviotas: A Village to Reinvent the World, (Chelsea Green 1999; Gaviotas: un villaggio per reinventare il mondo).

“E’ quello che stiamo cercando di creare” disse; “questo villaggio prova che è possibile”.

A turno, leggemmo tutti il libro commuovendoci sino alle lacrime, affascinati dalla storia di un visionario di nome Paolo Lugari e di un considerevole gruppo di scienziati, studenti, indiani Guahibo, e mandriani che erano riusciti a creare una comunità resiliente fra i suoli aridi, le politiche mutevoli e la violenza sporadica delle savane orientali della Colombia.

Le storie d’innovazione e perseveranza contenute nel libro ci presero davvero via via che ne proseguivamo la lettura. Il nostro progetto riuniva scienziati, educatori, agricoltori, costruttori e giovani per un corso pratico di sei settimane, in cui i partecipanti insegnavano la permacoltura e l’agricoltura biologica, aiutavano a costruire una casa autosufficiente, ad alta efficienza energetica, e costruivano artigianalmente una turbina eolica funzionante. Il progetto pilota durò due estati, ma non fummo in grado di garantirne il finanziamento e i nostri colleghi seguirono strade diverse.

Solo cinque anni dopo, abbiamo avuto l’occasione di visitare Gaviotas. Ci eravamo chiesti se avremmo trovato degli spunti che avrebbero potuto far avanzare il nostro progetto nel New Mexico. Poi per coincidenza, ci trovammo in Colombia negli stessi giorni.

Contattammo il corrispondente del New York Times, Simon Romero, concittadino del New Mexico cresciuto vicino alla località dei corsi estivi di La Mesita. Romero voleva da tempo riferire su Gaviotas. Col suo aiuto organizzammo una visita di un giorno con Lugari.

Villaggio di sorprese

La sera prima della nostra visita, c’incontrammo tutti nel’operosa città di Villavicencio, porta d’accesso alla regione delle savane, nota come los llanos. Fra bistecche e birre colombiane, Paolo Lugari ci accattivò con la sua appassionata conversazione che andava da argomenti come la genialità di Leonardo da Vinci al fallimento dell’istruzione occidentale.

Si mostrò altrettanto energico il mattino dopo all’alba nel minuscolo aeroporto di Villavicencio indicandoci il puntino nero di Gaviotas su una carta murale e dicendoci di aspettarci l’inaspettato: “A Gaviotas si vive in uno stato di perpetua sorpresa.”

Novanta minuti dopo, cominciammo a capire che cosa voleva dire, mentre il nostro piccolo Cessna scendeva su Gaviotas. Avevamo letto il rapporto di Weisman sui progetti di riforestazione del villaggio—pini caraibici avevano ombreggiato il suolo che aveva nutrito la ricrescita di centinaia di specie della flora e fauna indigena. Ma nulla ci aveva preparati alla vista di 20.000 acri (circa 8000 ettari, ndT) di alberi verde-scuro che si stagliavano incredibilmente rigogliosi sul suolo acido della savana.

Un gruppetto di Gaviotani ci accolse sulla pista invitandoci su un minibus malandato, trainato da un trattore funzionante a biocombustibile prodotto nel villaggio. Fummo trainati in una foresta dove ci mostrarono come raccogliere resina di pino con poco più che un ascia e un sacchetto di plastica. Fra i pini c’era la loro nuova coltura per biocombustibili: palme africane. Ma quei palmeti non somigliavano affatto alle file monoculturali di palme viste fuori Villavicencio. I gaviotani imitano la natura mantenendo varia la foresta, una palma per 10 pini, intercalati da alberi da frutto e piante indigene.

Il minibus passò accanto a un dirigibile a grandezza naturale, costruito sul posto per sorvegliare gli incendi boschivi, e nel villaggio. E vedemmo bambini pompare acqua potabile da oltre 30 metri di profondità. La pompa a manica, una invenzione dei gaviotani premiata a livello internazionale, ha permesso ai residenti di smettere di usare le sorgenti superficiali d’acqua contaminata nei pressi del villaggio.

Facemmo una pausa alla cucina comunitaria, che sforna centinaia di pasti al giorno utilizzando una stufa ad alta efficienza energetica che brucia legna ricavata dalla pulizia della foresta. Seguimmo poi Lugari in una delle semplici abitazioni dei residenti, dove ci mostrò il sistema di raffrescamento passivo e l’acqua caldissima che fuorusciva dal rubinetto del bagno, grazie allo scalda-acqua solare da loro stessi costruito e messo sul tetto dell’edificio.

La sosta più lunga del nostro giro fu nel cuore economico di Gaviotas, dove si trasforma e confeziona la resina di pino, che ormai genera quasi l’80% del reddito comunitario. Qui confluiscono quantità di resina dalla foresta, che viene distillata per vari usi nella fabbricazione di vernici, smalti e adesivi. L’intera fabbrica funziona a energia rinnovabile. Il vapore usato per la lavorazione della resina si crea in una caldaia riscaldata con legna prodotta in modo sostenibile, mentre il generatore e i trattori funzionano a olio di palma o olio vegetale riciclato proveniente da Bogotá miscelato con trementina di pino. Molte motociclette dei residenti vanno a miscela di benzina e trementina.

Tenevamo gli occhi aperti per cogliere qualche lezione da riportare in New Mexico, un segreto del successo di Gaviotas. Il primo indizio ci venne da un commento casuale sentito nella fabbrica. Lugari chiese a un caporeparto come stesse procedendo il lavoro su un progetto di utilizzo dei sottoprodotti di lavorazione della resina per asfaltare le strade fangose. Il caporeparto non rispose in modo esauriente.

“Benissimo” disse Lugari. “Procederemo A.V.V.”

“A.V.V.?” domandammo.

“Allí vamos viendo,” spiegò. “Vediamo cosa succede man mano.”

La risposta sembrava noncurante, ma rappresentava un approccio che è stato fondamentale per la longevità del villaggio. Ovunque guardassimo, vedevamo esempi di come i gaviotani avessero incontrato ostacoli, fossero tornati al tecnigrafo, rimanendo “sorpresi” nello scoprire un modo d’adattamento. Lo stesso edificio dove ci trovavamo, per esempio, era stato una fabbrica di pannelli solari termici prima che i mercati mutevoli e la politica governativa costringessero i locali a cercare un nuovo prodotto. I loro sforzi di coltivarsi gli alimenti da sé li aveva condotti a una serie di esperimenti d’idroponica, d’uso di fertilizzanti biologici, e di allevamento di capre africane. Il bell’edificio di vetro e acciaio, già ospedale pienamente funzionante, fu convertito in un laboratorio di ricerca e poi in un impianto di purificazione e imbottigliamento d’acqua.

Ci risultò chiaro che gran parte dei successi a Gaviotas non erano il risultato di una brillante programmazione ma di un processo di prova ed errore con tanto di svolte e percorsi sbagliati.

Gaviotas ci mostrava che non c’è una marcia predeterminata verso un prodotto finito—c’è solo il processo, l’evoluzione imprevedibile di strategie e idee.

Il flusso d’idee

Di ritorno a Bogotá, cercammo altri indicatori del successo di Gaviotas incontrando Jorge Zapp, lo scienziato 67enne che funse da direttore tecnico ufficioso di Gaviotas negli anni 1970 e 1980.

Dopo essersene andato da Gaviotas, Zapp passò anni come valutatore tecnico per il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, e gli domandammo come Gaviotas avesse influenzato i progetti di sviluppo internazionale altrove nel mondo.

Zapp disse che Gaviotas non ebbe mai un piano formale di disseminazione delle soluzioni e della tecnologia, ma le idee sono fluite dentro e fuori la comunità per “diffusione naturale”. Snocciolò un elenco di tecnologie appropriate iniziate a Gaviotas e adottate in progetti “dalla Patagonia al Maine”. C’era la pompa idrica a doppia azione, una tecnica costruttiva semplificata a cemento e filo da pollaio, e un lavoro pionieristico nell’idroponica a basso costo. Gli scalda-acqua solari di Gaviotas sono stati installati su edifici in tutta la Colombia. Una pressa da mattoni—non inventata a Gaviotas ma dimostratasi valida quando venne usata per costruire la fabbrica, l’ospedale e le abitazioni—è diventata uno strumento chiave nella ricostruzione delle città latino americane distrutte da disastri naturali.

Ma le vere lezioni di Gaviotas non riguardano la tecnologia. “Quel che è stato diffuso in gran parte”, disse Zapp, “è il fatto che le persone hanno imparato a credere nelle proprie capacità”.

Gaviotas ha dimostrato al mondo quanto sia efficace coinvolgere gente comune nella creazione delle proprie tecnologie e nella soluzione dei propri problemi.

Un esempio a proposito: un funzionario del governo peruviano visitò Gaviotas nei primi anni 1980 annotando il programma nutritivo del villaggio, che forniva a ogni bambino un bicchiere al giorno di latte arricchito. Il funzionario riportò a Lima sia l’idea sia l’approccio collaborativo di Gaviotas. Invece di elaborare un programma governativo dall’alto, aiutò a mobilitare le madri povere perché preparassero e distribuissero il latte da sé. In definitiva il programma emancipò migliaia di donne mediante il movimento popolare noto come Vaso de Leche (bicchiere di latte). La pratica nutritiva si diffuse, e insieme a quella l’enfasi gaviotana sulla partecipazione comunitaria.

L’esperienza di Zapp a Gaviotas portò a una svolta nel proprio lavoro. Smise quella che chiama la condizione di “sacerdote della scienza”, nella quale gli esperti consegnano la conoscenza alle “masse”, e impegnò la sua vita ad aiutare la gente a sviluppare le proprie soluzioni. Secondo la definizione di Zapp, sviluppo vuol dire rinnovare la propria fede nell’intelligenza collettiva degli esseri umani.

Fare spazio alla creatività

Tornammo dalla nostra visita in Colombia con una nuova comprensione di cosa significa occuparsi di problemi ambientali e sociali in un modo sostenibile, inclusivo.

Lugari chiarì che Gaviotas non è qualcosa che si possa replicare. Aveva visitato organizzazioni e città ecologiche in giro per il mondo. Ma nessuna combinava tutti gli ingredienti essenziali che lui crede necessari alla sostenibilità. Preoccupazioni per la sicurezza, politiche nazionali mutevoli, e restrizioni finanziarie hanno impedito gli sforzi per creare versioni più ampie di Gaviotas altrove nella savana.

Parlammo con Alan Weisman, che confermò la valutazione di Lugari. Weisman ha ricevuto migliaia di richieste d’informazione su Gaviotas da professori, esperti d’energia, scuole superiori, ONG internazionali, e perfino una compagnia di ballo in Oregon. “La gente mi racconta costantemente”, dice Weisman, “che il luogo dà loro speranza” . Tuttavia Weisman non sa di nessuno che abbia iniziato una replica di Gaviotas.

Lugari non fu mai dell’idea che Gaviotas dovesse servire da bozza progettuale per lo sviluppo sostenibile, e neppure da centro di documentazione per tecnologie appropriate. Voleva invece mostrare al mondo che era possibile vivere in modo sostenibile attingendo a risorse locali, ossia, come la descrive lui, vivere entro “l’economia del vicino”. E l’aveva fatto restando fedele a due princìpi: dare spazio all’adattamento e alla creatività, e fare in modo che ognuno, non solo gli “esperti”, sia coinvolto e riacquisti il proprio potere personale.

Per realizzare la nostra visione nel New Mexico, dovremo applicare i principi di Lugari e ridurre la preoccupazione sui programmi. Stiamo ora esplorando le modalità per collaborare con altri ed espandere la nostra scuola estiva in una “scuola” annuale. Pensiamo a un luogo dove i giovani lavorino con membri della comunità e creino le proprie nuove strategie e tecnologie, cercando le “sorprese” creative di cui il nostro angolino nel New Mexico ha così disperatamente bisogno.

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Seth Biderman e Christian Casillas hanno scritto questo articolo per America: The Remix, ediz. Primavera 2010 di «YYES! Magazine». Sono nati e cresciuti a Santa Fe, New Mexico. Biderman è insegnante e scrittore, con sede attuale in Colombia. La sua opera è apparsa sul New Mexico Magazine, il Santa Fe Reporter e il New York Times. Casillas è laureando all’Università di California-Berkeley – Gruppo Energia & Risorse.

«Yes! Magazine»

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: GAVIOTAS: VILLAGE OF HOPE

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