Novità libri – Manlio Piva – Il coccodrillo luminoso e altre storie – Recensione di Dario Cambiano

Manlio Piva, “Il coccodrillo luminoso e altre storie. Teoria e pratica dell’audiovisivo a scuola”, Cinemazero, Pordenone 2009, p. 170

Avvicino sempre con sospetto i libri di cinema: la produzione saggistica in questo campo è smodata, eccessiva, strabordante e quindi spesso inessenziale.
Tuttavia, il libro di Manlio Piva, edito da una piccola casa editrice di Pordenone, Cinemazero, costituisce una sorprendente eccezione.
Lo confesso, ero partito prevenuto, e il formato A4 orizzontale, la carta patinata, le troppe pagine “ludiche” iniziali non mi avevano reso simpatico il libro. Un libro rivolto alla didattica dell’audiovisivo, rivolto ai docenti, edito come un libro per bambini, mi aveva insospettito. Tuttavia i contenuti sono interessanti, originali, a tratti sorprendenti. Manlio Piva si dimostra un formatore preparato e interessante.
La composizione del libro è classica, i capitoli sono divisi partendo dal supporto, per poi parlare di inquadratura, di illuminazione, di montaggio; molto bello è, nel capitolo sulle inquadrature, la parte riguardante la prospettiva e l’uso che se ne fece nella pittura rinascimentale, con esempi che riconducono alla lezione che ne trassero i primi cineasti.
Lo studio tra inquadrature e distanza emotiva, uno dei caposaldi della cinematografia, è trattato forse un po’ velocemente, ma è comunque raccontato, e a margine sono segnalati vari libri su cui approfondire i temi trattati, come questo, velocemente.
Lo stile espositivo di Piva è fluente, spigliato, non paludato: ne risultano capitoli vivaci in cui le tecniche cinematografiche sono spiegate senza banalizzarle.
Il capitolo sul montaggio, il più esteso (del resto ci sono ampie scuole di pensiero che considerano il montaggio il vero nucleo che caratterizza il cinema come arte), è denso di spunti didattici. Spunti didattici che vanno oltre l’audiovisivo, come quelli che, partendo da un film di successo come “Train de vie” o da uno cortometraggio di Eisestein, “La centrifuga”, offrono al formatore più attivo gli strumenti per un approccio multidisciplinare. Dal film alla storia, dal film all’educazione civica, dal film perfino all’educazione sessuale, come ci spiega Piva.
Un libro, tra i mille che si pubblicano, che senza voler considerarsi esaustivo ed enciclopedico, offre più di uno stimolo all’educatore attento e volenteroso. L’esperienza di Manlio Piva come educatore, i suoi racconti di esperienze vissute, possono essere di grande utilità a chi volesse insegnare, in questi tempi di cultura dell’immagine, a maneggiare il visivo con consapevolezza.

Dario Cambiano

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