I rifugiati politici e i titolari di protezione internazionale dei due stabili occupati di Torino

Il Coordinamento di Associazioni, che ora include trenta associazioni del Piemonte*, è nato a novembre 2008 ponendosi il problema di come i rifugiati politici e titolari di protezione internazionale vivessero nei due stabili occupati di Torino, quello di Corso Peschiera e quello di Via Paganini. Il Coordinamento si propose di aiutare queste persone, anche facendo pressioni sulle Istituzioni, per arrivare ad una proposta dignitosa e condivisa, che portasse ad una reale integrazione sociale e lavorativa per i rifugiati dei due stabili.

I rifugiati presenti nei due stabili occupati sono tutti rifugiati politici o titolari di protezione internazionale, persone cioè che sono passate al vaglio di una delle dieci commissioni territoriali italiane, a cui è stato riconosciuto questo status e relativo permesso di soggiorno, e dunque anche i diritti contemplati dalla legislazione italiana e internazionale.
In Via Paganini si trovano circa 50 persone perlopiù Sudanesi, in Corso Peschiera ci sono circa 250 persone, tra uomini e donne, in maggioranza Somale, ma anche Eritree, Etiopi e Sudanesi.

Queste persone sono dovute fuggire dal loro Paese a causa di guerre e persecuzioni, hanno fatto viaggi spesso al limite della sopravvivenza in ostaggio delle diverse mafie che ormai gestiscono le rotte della disperazione per poi confrontarsi con il nostro Paese che a parole garantisce una serie di diritti – perlomeno ai rifugiati politici e ai titolari di protezione internazionale – ma ha un programma nazionale di accoglienza decentrata in grado di rispondere solo ad un quarto delle richieste effettive.
A chi ne resta escluso, spesso si offre un riparo nei dormitori e il cibo delle mense dei poveri: condizioni base che rendono difficile una reale integrazione sociale e lavorativa.

La vita nei due stabili occupati è stata difficile: si è dovuto far fronte ad un inverno davvero freddo in condizioni abitative precarie, senza luce, acqua calda e gas. I rifugiati sono sopravvissuti prima grazie all’appoggio e alla solidarietà del Comitato di Solidarietà con i rifugiati e le rifugiate a cui si sono poi affiancati alcuni abitanti dei quartieri dove si trovavano gli stabili e il Coordinamento di Associazioni. Nonostante ciò, le condizioni di vita rimangono tuttora molto precarie.
Si è quindi elaborato un progetto che prospettasse una soluzione non solo emergenziale e transitoria a questa situazione di mancanza di diritti e di dignità.

Presentazione del Progetto “Piemonte: Non solo Asilo” che il Coordinamento di Associazioni sta portando avanti con i rifugiati e con le Istituzioni
È stato creato un Tavolo di co-progettazione formato da rappresentanti del Coordinamento di Associazioni e da rappresentanti del Comune di Torino, della Provincia di Torino, della Regione Piemonte e della Prefettura di Torino.
Tra gli obiettivi che il progetto si è posto, ci sono i seguenti:

creazione di una rete di accoglienza e accompagnamento all’inserimento sociale e lavorativo dei rifugiati politici e titolari di protezione umanitaria su tutto il territorio della Regione Piemonte.

? accompagnamento e inserimento lavorativo di 150 rifugiati politici e titolari di protezione umanitaria sul territorio della Regione Piemonte;

? accompagnamento e inserimento lavorativo di 80 rifugiati politici e titolari di protezione umanitaria sul territorio della Città di Torino;

? identificazione e ristrutturazione di uno stabile che rimarrà di accoglienza per i richiedenti asilo, i rifugiati politici e i titolari di protezione umanitaria a Torino, anche dopo la fine del progetto (capienza per circa 80 persone).

Si cerca soprattutto di mantenere un rapporto quanto più possibile costante e trasparente con i rifugiati politici e titolari di protezione internazionale, partendo, nell’elaborazione delle proposte di accoglienza, dalle loro capacità e dai loro desideri e tenendo conto del percorso di studi e delle esperienze lavorative di ciascuno.

Il progetto è partito a metà febbraio e in questo primo trimestre ha portato ad un censimento dei desideri e delle capacità dei rifugiati politici e titolari di protezione internazionale, nonché all’identificazione e all’inserimento delle prime trenta persone in situazioni di accoglienza e accompagnamento lavorativo sul territorio della Regione Piemonte.
A metà maggio sono state inserite 2 persone ad Avigliana, 3 a Condove, 2 a San Mauro, 6 a Rivoli, 6 ad Ivrea, 5 a Biella e 3 a Torino.

Che cosa possono fare le cittadine e i cittadini che desiderano aiutare i rifugiati?
Possono organizzare raccolte di cibo (generi di prima necessità non deperibili) e materiale igienico oppure di denaro. Nel caso della raccolta di cibo e di materiale igienico si può contattare Giorgio all’indirizzo [email protected] mentre, nel caso di un versamento, si può usare il cc intestato a Manocchi Michele e Moro Giorgio IBAN IT32S0883301001000150101243. Possono inoltre andare ad incontrare direttamente i rifugiati e le rifugiate così da capire meglio sia le condizioni in cui vivono, sia le storie di cui sono portatori e portatrici.

* ACLI, ACMOS, Amnesty International Piemonte-Valle D’Aosta, Architettura senza Frontiere ONLUS, ASGI, Associazione Alma Terra, Associazione Opportunanda, Associazione Sole, Associazione Soomaaliya, Camminare Insieme, Cantieri di Pace, CGIL Torino, CISL Torino, Comitato di Solidarietà con i rifugiati e le rifugiate, Comitato Sankara XX Torino, Cooperativa Alice, Cooperativa il Ponte, Cooperativa Parella, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza-Piemonte, Gruppo Abele, Gruppo Arco, Gruppo Emergency Torino, Mani Tese Torino, Marypoppins Cooperativa Sociale, Mosaico-Azioni per i Rifugiati, Cooperativa Orso, Progetto Tenda, Servizi per i rifugiati-Chiesa Evangelica Valdese, Società San Vincenzo de Paoli Torino, Ufficio Pastorale Migranti.

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