E’ l’economia, stupido! – Johan Galtung

Supponiamo che sia così. Che cosa ne consegue? Vediamo.
Il denaro serve per la produzione di beni e servizi mediante le aziende esistenti e per crearne di nuove (investimenti) al fine di produrre più beni e servizi. Talvolta il denaro è anche necessario per comprare e consumare tali beni e servizi da parte degli attuali consumatori e di quelli nuovi che si aggiungono con il crescere netto della popolazione. Primo: acquistare i beni necessari a  tutti, per soddisfare i bisogni fondamentali di sicurezza e benessere, cibo, vestiti e casa, sanità e istruzione, trasporto e comunicazione. Secondo: acquistare beni considerati di consumo “abituale”, che oggigiorno comprendono un’automobile per il trasporto e un cellulare /computer per le comunicazioni. Terzo, per acquistare oggetti di lusso, né necessari né normali, per una minoranza.
Questo per quanto riguarda l’economia reale, che termina con  un consumo finale.    E cosa dire dell’economia finanziaria, con prodotti finanziari per la compravendita, non per il consumo, come i derivati – futures, options e swaps? Per esempio, si compra un’ipoteca, non da consumare, ma la si usa per comprare una casa, per il consumo. Si rende disponibile il credito, per la produzione, per l’investimento, per il consumo. L’economia finanziaria è al servizio dell’economia reale. L’assunto base è un credo, una fede, una fiducia, che il debitore possa pagare e che il creditore fornisca il prodotto al suo valore.
Ma a un certo punto si attraversa un confine oltre il quale l’economia finanziaria è al servizio di se stessa, con rapidi cambiamenti di valore dei prodotti stimolati dall’offerta e/o dalla domanda. Come azioni e obbligazioni in vendita a breve termine così che il prezzo scenda, per poi ricomprarle facendo risalire il prezzo, lasciandosi dietro cadaveri, anche nell’economia reale.
Come si fa a mettere in moto un’economia USA da 14.4 trilioni di $, attualmente con una crescita negativa del 4%, che decresce di circa 50 miliardi di $ al mese, con una quantità di prodotti finanziari il cui valore tende a zero?
La terapia dipende dalla diagnosi: così la “stretta creditizia” di Bush implica salvare gli istituti di credito e riavere il flusso di liquidità. Data l’alta proporzione di consulenti finanziari piuttosto che di economia reale, anche Obama manterrà questa linea. E poi? Come fa notare Hyman Minsky (Stabilizing an Unstable Economy, Stabilizzare un’economia instabile) gli speculatori si riprenderanno dallo shock psicologico della crisi per riprodurre la prossima. Gli USA sono disposti o capaci a regolare il mercato finanziario limitando il credito, diciamo, a 12 volte (quanto è cresciuto fino al 2004) o a 4 volte il capitale proprio, per non parlare del 30% richiesto dalle banche islamiche regolate dalla shari’a? Sarà ben difficile, basta osservare come siano stati costretti a discussioni molto dure i grossi produttori d’auto, mentre gli speculatori finanziari ne sono stati risparmiati.
Si è parlato spesso di Casino Capitalism (Susan Strange; tr. it.: Capitalismo d’azzardo, Laterza, Bari 1988, NdT), ovvero capitalismo da casinò. Sbagliato. A Monte Carlo i giocatori perdono il proprio denaro, e talvolta si possono sentire degli spari nella notte. Questi assassini che uccidono su larga scala creando violenza strutturale mandano in fumo i soldi altrui, per le pensioni, la sanità, e se la cavano senza alcun danno. Occasionalmente, uno di questi giovani MBA (Master of Business Administration) ventenni o poco più (vedi: Michael Lewis, Liar’s Poker, Poker del bugiardo) viene strigliato per aver perso i soldi della banca. Ma da dove provenivano quei soldi? Niente suicidi di decenza. E, Norimberga, dove sei quando ci servi?
Nulla servirà salvo una robusta regolamentazione che favorisca le banche con titoli solidi su entrambi i lati della relazione debitore-creditore, alla vecchia maniera. Ci sarebbero cali più drastici nell’indice Dow Jones e correlati, dagli 11.000 agli 8.000 e giù ai 5.000. Male? Bene nell’insieme, anzi, supponendo che la radice della crisi non sia la stretta creditizia ma l’accoppiamento troppo blando per non dire nullo fra l’economia reale e quella finanziaria. Come una frizione d’auto logora o del tutto giù: un distacco. Hai voglia a pigiare sull’acceleratore: giri motore impressionanti senza che l’auto si sposti. E può durare per un bel po’, finché c’è benzina.
Se l’economia finanziaria ha bisogno di un’economia reale come controparte, una crescita veloce nella prima e nulla nella seconda equivale a una produzione-bolla. Ma la cultura profonda USA “più è meglio” fa sembrare la sincronia contro-intuitiva e il calo del Dow Jones e assimilati catastrofico.
Tuttavia il credito tornerà a scorrere, per la produzione e il consumo. E poi? L’economia USA consiste in larga misura nell’aprire enormi container dalla Cina per rendere disponibili prodotti incredibilmente economici da Wal-Mart, stimolando le economie di Wal-Mart e della Cina. Il credito al consumo di merci importate avrebbe l’effetto moltiplicatore più basso. Poi vengono i prodotti nazionali, poi gli investimenti nella nuova produzione nazionale. E poi due altri ostacoli, due prove.
Per competere, se il libero scambio rimane più o meno assiomatico, gli USA devono produrre qualità migliore a prezzi più bassi per qualunque prodotto. Gli operai USA, mal pagati, privi d’orgoglio, produrranno alta qualità? E cosa dire a proposito del livello di elaborazione, dividendo cultura e natura, in un paese de-industrializzato? Gli USA fanno questo come principale esportatore di armi al mondo; solo che le armi sono irrilevanti contro una resistenza popolare di massa, in Vietnam, Iraq, Afghanistan e nel campo di battaglia scelto da Obama, il Pakistan.
Conclusione: è probabile che gli USA si becchino altre bolle finanziarie, stimolino economie straniere piuttosto che la propria, e producano altri conflitti nel mondo per vendere armi sempre più irrilevanti ai propri alleati come recentemente alla stupida Norvegia.
Poi, salvataggio delle banche e pacchetti di stimolanti costano soldi, e da dove vengono quelli? Dalla massiccia immissione di Fort Knox (la zecca USA, NdT) e da un debito enorme. Previsione: non abbiamo ancora visto nulla, aspettiamo che scoppi quella bolla, aggiungendosi all’inflazione di base orientata ai bisogni di cibo-carburante-abitazione. E, per servire il debito nominalmente, il $ sarà probabilmente svalutato pesantemente. Per vendere prodotti industriali non-competitivi? O prodotti/servizi finanziari bacati?
L’alternativa è mantenere gli istituti di credito con vincoli, stimolare la produzione nazionale, sovvenzionare i generi di necessità, tassare i lussi e soprattutto lavori pubblici per energia verde a basso costo, migliorie a infrastrutture, scuole e ospedali. Tanto meglio se gli operai assunti all’uopo sono fra i più mal messi: i salari copriranno i loro bisogni fondamentali e aumenti anche minuscoli nel potere d’acquisto della vasta maggioranza della popolazione contribuiranno alla crescita dell’economia reale. Inoltre, i servizi a sostegno dei bisogni fondamentali si migliorano mediante la selezione dei progetti: imparare dall’approccio cinese del Guanxi (indica un sistema di relazioni molto profonde, una trama di rapporti sociali, interpersonali che si forma sin dalla scuola, applicato anche nel mondo delle relazioni commerciali, NdT) imparare dall’islam, da Keynes. E imparare l’economia da persone bisognose e normali, non da economisti orientati alla “crescita” del sistema.
L’economia USA non è mai stata un libero mercato; ma sempre basata su consistenti sovvenzioni governative a grosse aziende dell’economia reale o finanziaria, prendendo ai poveri per dare ai ricchi; lasciando che questi trattengano i profitti quando va bene, sovvenzionandoli quando va male. Un sistema marcio, bisognoso di una radicale revisione, che peraltro non arriverà nel futuro prevedibile.
A meno che accada il miracolo di una trasformazione della rabbia diffusa in tutto il paese in consapevolezza, organizzazione e lotta. Per esempio, inondare Wall Street di contestatori che esigano che i giocatori d’azzardo escano per un dialogo. Oppure: circondare ogni persona pignorata con una barriera protettiva di migliaia di persone; organizzare banche cooperative locali, boicottando le peggiori; usare il rapporto salariale fra amministratore delegato e operaio di un’azienda come criterio guida per determinare chi patrocinare e chi boicottare: da 42 volte nel 1980, questo rapporto è salito a 525 nel 2000.
E per quanto riguarda gli altri paesi: mettere in quarantena l’economia USA, prenderne le distanze e fare come ha detto recentemente il premier cinese Wen: imparare dai successi USA, e dai fallimenti USA.

New York, 08.12.08
Titolo originale: IT’S THE ECONOMY, STUPID!
http://www.transcend.org/tms/article_detail.php?article_id=501
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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