L'idea di occidente sopravviverà alla guerra

L’idea di occidente sopravviverà alla guerra russo-ucraina?

Ramzy Baroud

L'”Occidente” non è solo un termine, ma anche un concetto che acquisisce nuovi significati nel tempo. Per i suoi sostenitori, esso può essere assimilato alla civiltà e al potere benevolo; per i suoi detrattori, per lo più a “Est” e a “Sud”, è associato al colonialismo, alla violenza sfrenata e alla ricchezza non sfruttata. Tuttavia, gli attuali cambiamenti radicali negli affari mondiali – in particolare la guerra tra Russia e Ucraina e il conflitto in corso nello Stretto di Taiwan – ci costringono a riesaminare l'”Occidente”, non solo come concetto storico, ma anche come idea attuale e futura. L’idea di occidente sopravviverà alla guerra russo-ucraina?

All’antico storico e geografo greco Erodoto viene spesso attribuito il merito di aver coniato il termine “Occidente” nel V secolo a.C.. Le cause di tale coniazione potrebbero essere state principalmente di natura geografica. Tuttavia, nell’XI secolo, la divisione tra Occidente e Oriente divenne decisamente geopolitica, quando il centro di potere della Chiesa cattolica iniziò a spostarsi verso est, da Roma a Bisanzio. Mentre la Chiesa cattolica rappresentava l’Occidente, la Chiesa ortodossa incarnava l’Oriente.

Naturalmente, le realtà storiche non sono mai così semplici. La storia e le sue interpretazioni sono scritte da individui, con i loro pregiudizi religiosi, nazionalistici e regionali. Coloro che vivevano in “Oriente” non avevano ovviamente alcuna possibilità di scelta, così come coloro che vivono nell’odierno “Medio Oriente”. Ad esempio, non si consultarono quasi mai prima che le potenze coloniali occidentali modificassero la geografia del mondo per rappresentare le “regioni di influenza” e la vicinanza di queste regioni ai centri degli imperi occidentali – Londra, Parigi, Madrid e così via.

Nel “Sud globale”, l’Occidente non è una geografia, ma un’idea e, spesso, una cattiva idea. Per il Sud, l’Occidente significa sfruttamento economico, ingerenza politica e, a volte, interventi militari. Le intelligenze del Sud sono spesso divise tra la necessità di “occidentalizzarsi” e la loro giustificata paura dell'”occidentalizzazione”. In Paesi come la Nigeria, la “discussione” prende spesso pieghe violente. Il nome del gruppo militante Boko Haram si traduce in qualcosa come “l’educazione occidentale è proibita”.

Naturalmente, l’Occidente è molto più vasto della geografia. A volte, la connotazione sembra puramente politica. L’Australia e la Nuova Zelanda, ad esempio, sono “Paesi occidentali”, anche se si trovano nella regione geografica dell’Oceania.

In passato, Washington ha persino spostato il significato stesso di Occidente per soddisfare i propri interessi militari. Nel gennaio 2003, l’allora Segretario alla Difesa statunitense Donald Rumsfeld usò il termine “Vecchia Europa” in contrapposizione a “Nuova Europa”, in riferimento ai nuovi membri della NATO dell’Europa orientale che avevano opportunamente sostenuto l’invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan da parte del suo Paese.

A volte, gli Stati Uniti cancellavano l’idea stessa di Occidente. Hanno delimitato linee geopolitiche completamente nuove. Nel 2009, il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush dichiarò davanti al Congresso: “O siete con noi, o siete con i terroristi”. In questo modo si era allontanato, anche se temporaneamente, dall’Occidente per raggiungere nuovi territori geopolitici inesplorati.

Questa designazione non è durata a lungo. La “guerra al terrorismo” è passata in secondo piano rispetto a minacce presumibilmente più imminenti, l’ascesa economica della Cina e la crescente potenza militare della Russia. Per Washington, “Occidente” ora significa semplicemente NATO e nient’altro.

L’impazienza del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden era palpabile il 9 agosto, quando ha ratificato la decisione del governo statunitense di approvare le richieste di adesione alla NATO di Finlandia e Svezia. “La nostra alleanza è più vicina che mai. È più unita che mai e… saremo più forti che mai”, ha dichiarato Biden. Ironia della sorte, solo quattro anni fa sembrava che fosse Washington a condurre una guerra politica contro la NATO, con l’allora Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che avvertiva gli alleati americani di “gravi conseguenze” se non avessero aumentato la loro spesa e minacciava che gli Stati Uniti avrebbero potuto “andare per la loro strada”.

Nonostante l’eccessiva enfasi sulla vicinanza, l’unità e la forza degli Stati Uniti, non tutti i membri occidentali della NATO partecipano all’euforia americana. Le crepe della disunione tra i Paesi europei – sia occidentali che orientali – continuano a fare notizia ogni giorno. Da un lato i produttori di armi e gli esportatori di energia degli Stati Uniti stanno realizzando profitti spropositati come risultato diretto della guerra in Ucraina. Dall’altro altre economie occidentali stanno soffrendo.

La Germania, ad esempio, si sta avviando verso una recessione, poiché si prevede che la sua economia si ridurrà di circa l’1% nel 2023. In Italia, la crisi energetica si è aggravata. I prezzi del gasolio e di altri carburanti sono saliti alle stelle, colpendo importanti settori dell’economia italiana. Altri Paesi, soprattutto nell’Europa orientale e centrale, come ad esempio l’Estonia e la Lituania, si troveranno ad affrontare un destino peggiore rispetto alle loro controparti occidentali e più ricche.

È ovvio che non tutti i Paesi occidentali condividono il peso della guerra o i suoi astronomici profitti, una realtà che potenzialmente potrebbe ridefinire completamente la geopolitica dell’Occidente. Tuttavia, a prescindere dalla direzione dell’Occidente, non c’è dubbio che l’Oriente stia finalmente risorgendo, un evento storico epocale che potrebbe rafforzare un’intera nuova geografia politica e probabilmente anche le alleanze. Potrebbe anche essere l’occasione per il Sud di sfuggire finalmente all’Occidente e alla sua inflessibile egemonia.


Fonte MintPress News, 22 agosto 2022 | L’idea di “occidente” sopravviverà alla guerra russo-ucraina?

Traduzione di Enzo Gargano per il Centro Studi Sereno Regis

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