Per il clima non stiamo facendo abbastanza!

Autore
John Scales Avery


La curva Keeling continua a salire costantemente. Il che vuol dire che per il clima non stiamo facendo abbastanza!


Misure sul contenuto di anidride carbonica dell’atmosfera terrestre come funzione temporale si fanno dal 1958 all’Osservatorio di Mauna Loa nelle Hawaii. Il grafico risultante si chiama “Curva Keeling”, in onore di Charles David Keeling, che iniziò il monitoraggio e lo continuò fino alla morte nel 2005.

Nonostante promesse fatte alla Conferenza di Parigi del 2015, nonostante la preoccupazione globale per la minaccia di cambiamento catastrofico del clima, nonostante massicce proteste mondiali di Greta Thunberg e del suo movimento Fridays For (The) Future, nonostante le emissioni ridotte risultanti dal lockdown COVID-19, la Curva Keeling continua a salire costantemente, come il contenuto di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre, anzi con un tasso crescente. Dobbiamo concluderne che nonostante tutte le promesse di azione, per il clima non stiamo facendo abbastanza.

Due scale temporali

Una ragione importante per la difficoltà di mobilitare la volontà politica necessaria per un’azione efficace è il contrasto fra due scale temporali. È essenziale azione immediata per evitare circuiti retroattivi e il superamento di punti in bilico che renderebbero inutili gli sforzi umani d’evitare un catastrofico cambiamento climatico, i cui effetti più gravi, d’altro canto, si manifesteranno in un lontano futuro. Noi vediamo ciò che ci è vicino; tendiamo a limitare la nostra attenzione a problemi a portata di mano.

Decisioni basate sulla dottrina economica

Gli economisti tendono ad essere miopi, anzi, per essere più precisi, lo sono deliberatamente. Una interminabile crescita economica su un pianeta finito è un’impossibilità logica. Gli economisti evitano di confrontarsi con tale impossibilità rifiutando di guardare oltre un decennio o due più in là. Ma con la minaccia di una catastrofe climatica, è appunto il futuro a lungo termine che deve preoccuparci. Perciò non possiamo fidarci degli economisti, né di chi sia da loro influenzato, per prendere decisioni corrette riguardo all’emergenza climatica.

Avvenimenti recenti

Due avvenimenti recenti hanno contribuito a farci render conto dell’urgenza della crisi climatica. Il primo è il trapelare di un rapporto di 4.000 pagine del Comitato Internazionale sul Cambiamento Climatico (IPCC). La pubblicazione del rapporto non era prevista fino al febbraio 2022, ma l’Agence France-Presse ne ha “contrabbandata” una copia. Il rapporto chiede una trasformazione totale del nostro modo di vivere se vogliamo evitare la catastrofe. Asserisce che “Abbiamo bisogno di mutamenti trasformativi che agiscano sui processi e i comportamenti a tutti i livelli: individuali, comunitari, aziendali, istituzionali e governativi. Dobbiamo ridefinire il nostro modo di vivere e consumare”.



Il secondo recente avvenimento che ha contribuito a svegliarci alla gravità dell’emergenza climatica è stato un’ondata senza precedenti di calura estrema nella parte occidentale degli Stati Uniti e in Sudovest-Canada. Si sono registrate temperature inaudite, è morto circa un miliardo di animali costieri dipendenti dalle maree e son avvenute anche molte morti umane collegate alla calura.




Uno dei peggiori scenari

Supponiamo che i nostri sforzi collettivi per evitare un cambiamento climatico catastrofico falliscano. E poi? La società umana come la conosciamo sparirà? La [razza>>] specie umana si estinguerà?

Mi permetto di condividere le mie opinioni in merito. Penso che se non sarà evitato un cambiamento climatico catastrofico moltissime specie di piante e animali si estingueranno. Tale estinzione di massa è di fatto già cominciata: stiamo perdendo specie a un tasso circa mille volte quello naturale di fondo. E gli umani? Ovviamente, sappiamo dai reperti (paleo) geologici che ogni specie alla fine si estingue, ma se consideriamo solo alcuni millenni prossimi, non credo che gli umani dovranno affrontare l’estinzione.

Credo piuttosto che avverrà qualcosa come: gran parte della superficie terrestre diverrà inabitabile, cominciando dalle regioni tropicali e quelle destinate ad essere sommerse a causa dell’aumento del livello delle acque marine, il che causerà una massiccia crisi di profughi, peraltro, come la [sesta] estinzione di massa, già iniziata. 

Resteranno tuttavia alcune regioni abitabili, per esempio quelle artiche e le antartiche e quelle d’alta montagna, piccole però in confronto a quelle attualmente abitabili, e pertanto la popolazione globale che vi troverà sostentamento sarà proporzionalmente ridotta.

Forse questo scenario, tra i peggiori ipotizzabili, potrà motivarci ad agire con una visione perspicace e risoluta adesso, con ancora una pur modesta finestra di opportunità.


Altri articoli e libri

Altri articoli e libri sui gravi problemi di fronte al mondo odierno si possono trovare qui:

http://eacpe.org/about-john-scales-avery/
https://wsimag.com/authors/716-john-scales-avery


John Scales Avery

John Scales Avery, Ph.D., partecipe a un gruppo che condivise il Premio Nobel per la Pace del 1995 per la loro opera organizzativa della Conferenza Pugwash su Scienza e Affari Mondiali, è membro della Rete TRANSCEND ed è professore emerito associato all’istituto H.C.Ørsted dell’Università di Copenhagen, Danimarca. Presiede sia il Gruppo nazionale Pugwash danese sia l’Accademia Danese per la Pace e ha conseguito la sua formazione in fisica teoretica e chimica teoretica presso l’M.I.T., l’Università di Chicago e l’Università di Londra. È autore di numerosi libri sia su argomenti sia su più vaste questioni sociali. I suoi libri più recenti sono Information Theory and Evolution e Civilization’s Crisis in the 21st Century (pdf). Sito web:https://www.johnavery.info/


TRANSCEND MEMBERS, 19 Jul 2021 | John Scales Avery – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


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