Si verificano situazioni incredibili quando ci si rifiuta di mettere in imbarazzo il proprio avversario

Autrice
Anne Hewitt

Il principio di non-umiliazione non solo aiuta i propri oppositori ad acquisire una prospettiva più ampia – è efficace.

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Frederik de Klerk e Nelson Mandela si stringono la mano all’incontro annuale del Forum economico mondiale tenutosi a Davos nel gennaio 1992 (Wikimedia / Forum economico mondiale)

Vincere fa sentire bene, così bene che per un momento è facile dimenticarsi quanto male si sentano le persone che hanno perso. Perdere è particolarmente doloroso in un conflitto in cui ci si è particolarmente coinvolti, specialmente quando “la propria pelle” è coinvolta “nel gioco”. Approfondendo la metafora, perdere è paragonato al perdere la propria pelle, la propria più intima e immediata protezione contro il mondo.

Il principio di “non-umiliazione” – non implica mai nessun meccanismo che potrebbe causare la lesione della dignità altrui e neppure il raggiungere un compromesso da soli – è un valore di base nel principio della nonviolenza e si riferisce in maniera diretta allo stato di fragilità appena descritto del perdente. Il principio della nonviolenza ci ricorda di rispettare la dignità di tutti gli esseri umani, anche quelli con cui siamo in profondo disaccordo. E’ il rispetto per la dignità di tutti/e e l’impegno continuo di non compromettere quella dignità che richiede un re orientamento del concetto tradizionale di lotta/conflitto.

Coloro che praticano il principio della nonviolenza non hanno come obiettivo il raggiungimento della vittoria per sé, piuttosto tentano la ricerca della verità, che non risiede unicamente in una delle parti coinvolte nella disputa. Questo accade poiché il conflitto, come spiegato dal professor Michael Nagger, necessita di non essere costruito come una lotta per il potere. Piuttosto può diventare una conversazione, un tentativo congiunto di avvicinarsi alla verità. Essa, come l’amore e la pace, è abbondante.

Ognuno può, dovrebbe condividere all’interno di essa. Aderire al principio del non-imbarazzamento non solo è positivo per i motivi sopracitati ma anche perché permette agli oppositori di guadagnare una più ampia prospettiva (auspicabilmente permettendogli di comprendere meglio e muoversi insieme), ma è anche efficace. Un avversario che è fatto sentire in imbarazzo è spesso confuso e distratto, sicuramente non predisposto all’ascolto, neanche in grado di articolare la sua posizione chiaramente.

Diversamente, un partner volto al dialogo può aiutarci a scoprire una maggiore chiarezza e comprensione- inoltre ci può liberare dalla distruttiva lotta di potere relativa all’elezione di vinti e vincitori. Nel momento in cui possiamo discutere ed essere in disaccordo con rispetto, riconosciamo la dignità l’uno dell’altro, siamo in una posizione da cui creare nuovi spazi di compromesso e crescita.


Annie Hewitt

Annie Hewitt ha conseguito il dottorato di ricerca presso il Government Department della London School of Economics e ha insegnato teoria politica a Londra, New York e Roma.


Questo articolo è stato prodotto dal “Metta Center for Nonviolence”.
Fonte: Waging Nonviolence, Metta Center for Nonviolence  2 dicembre, 2020

Traduzione di Elsa Tranquillo per il Centro Studi Sereno Regis

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