Pulire l’aria. La vergogna di volare | Recensione di Cinzia Picchioni

Pulire l’aria. La vergogna di volare, «L’Ecologist», Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2020, pp. 166, € 20,00

Pulire aria vergogna volare

In copertina il bel cielo di Firenze «violato» dalle scie di cherosene bruciato lasciate dagli aerei, che piano-piano si allargano… si allargano… si allargano fino a rendere più grigio tutto il cielo… e non solo sopra Firenze!

Poi c’è la terra. Quaggiù si «vede» di meno, ma ci sono scie di petrolio bruciato lasciate dalle automoto-scooter-autobus-camion-pullman anche sulla terra. Che poi risalgono in cielo, così come quelle del cielo ricadono sulla terra, in un continuo andirivieni che coinvolge anche l’insalata che mangiamo (e/o l’erba che brucano gli animali, se ancora fossimo carnivori!).

Pulire l’aria. La vergogna di volare: Immagine + parole

Dopo questa specie di Introduzione basata sulla foto di copertina, passo al titolo… Pulire l’aria, anzi al  sotto-titolo: La vergogna di volare. «Vergogna» è un sentimento che non ho provato (almeno in questo caso…) perché, a 62 anni, non ho mai volato. Mai. E non intendo farlo, meno che mai per turismo. Per un pezzo della mia esistenza non ho volato senza sceglierlo; era lo stile di vita della mia famiglia d’origine a stabilirlo, erano le condizioni economiche in cui sono cresciuta, non succedeva che si prendesse un aereo!

Da un certo punto in poi però «non volare» è diventata una scelta; più o meno quando ha cominciato a farsi sentire la «coscienza politica» (insieme a quella etica: più o meno alla stessa età, intorno a 18 anni, ho incontrato anche lo yoga) ho iniziato a «scegliere» di non volare. E da allora ho cominciato a oppormi alla troppa facilità con cui si optava per l’aereo (o l’auto) al posto el treno, per il viaggio «lontano» al posto di quello vicino, per la velocità al posto della profondità… grazie Alexander Langer1.

Tornando alle parole del sottotitolo: quando avrete letto questo libro non potrete più dire «non lo sapevo» e vi vergonerete pure voi che – forse non la scorsa estate, grazie al Covid-19! – avete volato per diporto decine se non centinaia di volte. E spero che decidiate di non voler più provare vergogna (di volare), d’ora in avanti, cominciando a contribuire al titolo del libro: Pulire l’aria.

Grazie al Covid-19!

Come forse abbiamo sentito o letto, durante lo scorso confinamento l’inquinamento è diminuito grazie al semplice fatto che tutti si sono mossi di meno! In effetti – come sappiamo o dovremmo sapere – il trasporto incide per il 23% sull’inquinamento (e il conseguente riscaldamento globale) e sulle emissioni di CO2, quasi ¼! Volando si causa anche un’ingiustizia: se chi si muove lo facesse di meno ne guadagnerebbero tutti, perché – dobbiamo ricordarcelo – «solo una minima parte della popolazione mondiale viaggia in aereo, mentre le drammatiche conseguenze del riscaldamento climatico ricadono sull’intera umanità in termini di desertificazione, alluvioni, cicloni, sconvolgimenti gravi, distruzioni e carestie in aree sempre più estese […] di conseguenza i migranti ecologici si sommeranno a chi fugge da guerre e violenze, raggiungendo – nei prossimi 50 anni – un numero compreso tra 200 e 250 milioni di persone!» (p. 34).

Dati e ancora dati

Il libro è anche una raccolta documentatissima di informazioni scientifiche per spiegare il fenomeno «volo». Per raccoglierle sono stati necessari diversi anni, come ci informa l’editore Giannozzo Pucci nella Presentazione. La ricerca – che aveva avuto un pioniere, il libro Pianeta azzurro o pianeta grigio?, pubblicato nel 1992 – include interventi di scienziati e scienziate che illustrano le loro ricerche sui danni causati dal volare.

Si tratta di problemi causati dal rumore2, dall’odore, dalle vibrazioni, conseguenti ai voli aerei. E i danni riguardano il corpo, la mente, lo spirito, il lavoro, le relazioni, i rendimenti di grandi e piccoli abitanti del pianeta Terra.

Vi si trovano specifici Trattati, tabelle, schemi e Note su: dati epidemiologici dell’OMS; inquinamento (anche elettromagnetico e acustico); particolato e malattie; contaminazione delle acque; danni a fauna e flora; problemi cognitivi negli studenti di scuole vicine agli aeroporti3; aeroporto di Milano Malpensa…

Un libro per studiare il fenomeno, sì, ma anche uno scritto propositivo, con la bella ultima Parte dedicata alle esperienze alternative e alla rana che salta fuori dalla pentola prima che l’acqua diventi troppo calda; con il consiglio di riferirsi alla Laudato si’ di Papa Francesco; con l’esempio di Greta Thunberg che non vola e ha provocato «una vergogna di volare che ha ridotto in modo sensibile il traffico aereo passeggeri in Scandinavia» (p. 5); con Gianni Tamino e il suo articolo, Volare senza inquinare (pp. 157 ss.), e l’aereo a pannelli solari; con OMIO, una piattaforma per progettare i viaggi che «ha identificato 25 tratte in Europa dove è preferibile scegliere il treno o l’autobus piuttosto che l’aereo», p. 152 (da consultare prima di pianificare qualunque viaggio: 02 669927-229; [email protected]).

E via così, con informazioni piene (anche) di speranza.

«L’Ecologist» italiano

Il libro presentato qui non è il primo numero della versione italiana di «L’Ecologist»; oltre a Pulire l’aria. La vergogna di volare, ce ne sono altri che mi piace segnalare: La natura come rivelazione; L’alimentazione come ecologia; La salute dell’uomo e della natura, tutti rintracciabili e acquistabili visitando il sito.

Chiudo la segnalazione dell’ennesimo utile e coraggioso numero di «L’Ecologist» italiano con un ringraziamento per l’editore, Giannozzo Pucci, pioniere perenne che anche in questo caso ha avuto il coraggio di dichiarare che volare è una vergogna e che si deve pulire l’aria! (un po’ come indossare una pelliccia, no? Anni fa sarebbe stato impensabile anche solo pensarlo, no?).


Note

1Lanciò il motto “Lentius, profundius, suavius” (più lento, più profondo, più dolce), invece  dell’olimpico “Citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte); il concetto di conversione ecologica fu centrale nel pensiero di Langer, nello stile di vita individuale e nella trasformazione della società. Nel 2015 Marco Boato definì l’ecologismo di Langer come una delle ispirazioni dell’enciclica Laudato si’.

2Se non ci interessano le stelle (e le strisce) nel cielo, ma solo i $ (dollari)… «Uno studio sulle malattie indotte dal rumore nelle vicinanze dell’aeroporto di Francoforte ha stimato che i costi (nel 2013) sono pari a «più di 1,5 miliardi di euro […] 23400 casi di malattie trattate negli ospedali e di 3400 morti», p. 53.

3Uno studio del 2006 ha riguardato 2800 bambini (9-10 anni) di 89 scuole in vicinanza di 3 aeroporti europei (Schiphol, in Olanda; Barajas in Spagna e Heathrow in Inghilterra). Misurando i livelli di inquinamento acustico lo studio ha rilevato che l’esposizione al rumore pregiudica la capacità di leggere correttamente, oltre a peggiorare la qualità di vita e ad aumentare lo stress. Un altro studio del 2012 ha esaminato «719 bambini tra i 9 e i 10 anni frequentanti 22 scuole ubicate in prossimità dell’aeroporto londinese di Heathrow e ha tenuto conto anche dell’inquinamento dell’aria, in particolare della presenza di Nox (Ossidi di Azoto). Le conclusioni confermano i risultati della ricerca precedente circa i disturbi di tipo cognitivo e specificamente circa la capacità di comprensione nella lettura […] (la capacità di lettura e comprensione di un testo è fondamentale nella formazione culturale, scolastica e spirituale).», pp. 54-55.

Una replica a “Pulire l’aria. La vergogna di volare | Recensione di Cinzia Picchioni”

  1. E i voli per esercitazioni militari ??? Io vivo vicino a Ghedi (BS), dove l'aeroporto militare disturba anche per i voli bassi e rumorosissimi, che spaventano bambini e adulti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.