I papi, la Chiesa e la pace – Recensione di Cinzia Picchioni

Roberto Di Giovan Paolo, Piero Fabretti, I papi, la Chiesa e la pace, Iacobelli, Albano Laziale 2009, pp. 280, € 16,00

No, non ho fatto in tempo a leggerlo tutto (come cerco di fare quando devo scrivere una recensione), e allora, come faccio spesso se non posso leggere tutto un libro, sono andata a guardare in fondo… e ho trovato una bella sorpresa: tutte le indicazioni su come è stato fatto – materialmente – il libro; il tipo di carattere, il tipo di carta per l’interno e per la copertina. Così ho scoperto che tutte le carte sono dotate di certificazione ambientale e che gli inchiostri sono a base di oli vegetali e materie prime naturali rinnovabili.

Ma un’altra piacevole sorpresa mi attendeva una pagina più in là: il «Documento per l’VIII centenario della nascita di San Francesco, redatto dai ministri generali dei quattro ordini francescani. Il documento – a p. 273 – si intitola «Distruggere gli arsenali» è datato 4 ottobre 1982 e richiama l’attenzione sull’impegno a lavorare per la pace, e particolarmente per il disarmo nucleare. Mi sono venuti i brividi poi leggendo «Basti ricordare le innumerevoli forme di coinvolgimento di gran numero in Giappone (…)» …

Il documento chiede che sia considerato immorale tutto quel che riguarda la ricerca, la produzione, la sperimentazione e l’installazione di tutte le armi nucleari. Era il 1982…

Detto questo, il libro è una raccolta di documenti della Chiesa sullo sfondo degli eventi del XX secolo – da Pio XII a Benedetto XVI – in materia di pace. Fra le sue pagine troviamo la famosa definizione conciliare della «Gaudium et Spes»: «La pace non è la semplice assenza di guerra […]», sviluppata e visitata da altri contributi (discorsi di papi, encicliche, messaggi, lettere a Saddam Hussein e George Bush); si delinea un’evoluzione che parte da Pio XII e arriva a Benedetto XVI, attraversando le guerre mondiali, il Concilio Vaticano II, la Guerra Fredda, Wojtyla e la caduta del muro. Un racconto documentato, questa è la migliore definizione che ho trovato, coniata da Pio Cerocchi, che ha curato la Prefazione (p. 11).

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