4. Brahmacharya. Tu cosa fai per il pianeta? | Cinzia Picchioni

print

Cappello

2020, o anche vénti-vènti di novità, con una nuova Serie.

No! Che avete capito? Non l’ennesima Serie televisiva, ma una sequela di articoli-riflessioni sui temi ultimamente tanto di moda: clima, riscaldamento globale, fridays for future, scioglimento dei ghiacci…

Faccio l’insegnante di yoga dal 1987, e studiando i testi ho scoperto da tempo che i Maestri dell’antica disciplina hanno parlato, scritto, vissuto da oltre duemila anni i temi di cui oggi si urla nelle piazze. Criteri per uno stile di vita più «lieve» e sostenibile per il Pianeta racchiusi in 8 «passi» – tra i quali, ovviamente, ci sono anche le posizioni e le tecniche dello yoga, ma al terzo posto; i primi 2 riguardano proprio il modo di vivere, e contengono 10 indicazioni, anche molto pratiche, su come comportarsi, su quanto accontentarsi, su perché occorra praticare anche la giustizia (oltreché la posizione del loto, altrimenti non servirà!!!).

Articolo dopo articolo le stiamo conoscendo.

C’era una volta…
…e Greta Thunberg non era nemmeno nata
di Cinzia Picchioni

Tu cosa fai per il pianeta?

Cerco di applicare yama/niyama, mi verrebbe da rispondere. Tutte le 10 indicazioni di condotta – verso noi stessi e verso gli altri – sono rivolte alla Terra degli uomini – e non solo, sono universali in realtà – per ribadire il concetto che insieme alle marce nelle piazze ci vuole il cammino dentro di noi; tutta l’umanità – e le sue azioni – è composta da singoli individui, perciò ognuno, cambiando e migliorando, può cambiare e migliorare l’intero mondo. Vorrei dire – con un po’ di presunzione forse – che è l’unica strada che potrà davvero avere successo: non a caso Gandhi recitava «Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».

Tutto per introdurre brahmacharya, [1] che può tradursi con «essere come Brahma, andare verso Brahma, uniformarsi a Brahma». Brahma è – nel pantheon induista – uno dei tre dèi più importanti, il Creatore (gli altri due sono Vishnu, colui che mantiene, e Shiva, il distruttore che permette di ri-creare). Che cosa fa una divinità? Che cosa fa qualcuno/qualcosa di più grande di noi e che possiamo imitare? Che cosa fa la Natura? Come vive e si comporta? Vediamolo.

Il più controverso

Anche nelle scuole di formazione per chi voglia diventare un/un’insegnante di yoga quando si affronta questo yama si aprono infinite discussioni. In effetti brahmacharya è un’indicazione un po’ ostica, trattando della sessualità e più in generale della condotta sessuale. Nella tradizione yogica si affronta perché spesso il sesso è un ostacolo alla pace mentale, ed è anche un ostacolo nel cammino spirituale – se uno lo intraprende.

Facciamo così: copio qualche riga dal mio già citato libro per tentare di spiegare (e poi semmai aspettiamo i commenti).

«Nelle antiche tradizioni c’era un periodo dedicato al celibato, per permettere ai giovani di studiare senza essere disturbati. Più o meno un quarto della vita (dalla nascita a 20-25 anni) era dedicato al celibato e il giovane studiava e praticava esercizi spirituali.

L’aspetto essenziale del brahmacharya è quello di ottenere un controllo su quei processi di pensiero relativi all’attività sessuale che disturbano la mente.

Un ritorno alla verginità e alla castità? Non proprio, però restituire a questo aspetto della vita il suo posto (che non è il primo, come accade attualmente), che sia soprattutto un posto che non interferisca continuamente (come adesso) con tutti gli altri aspetti della vita.

In fin dei conti brahmacharya significacomprendere il sesso e collocarlo nella sua giusta dimensione, cioè in uno stile di vita continuamente fissato sull’obiettivo [che ci siamo prefissati]», p. 22.

C’è un tempo per ogni cosa

Si potrebbe anche tradurre così, il brahmacharya, un tempo giusto per studiare e formarsi al mestiere/lavoro che andremo a fare, senza distrarci, momentaneamente. Poi, come accade in molte culture, ci sarà il tempo del matrimonio e del metter su famiglia, ma finché siamo studenti saremo più efficaci se riusciremo a pensare solo allo studio; è un po’ questo il concetto che si cela dietro al brahmacharya, che nella cultura indiana è proprio un periodo dedicato alla preparazione, allo studio, alla formazione, e tutte le energie sono convogliate in quella direzione.

Fare una cosa alla volta è più intelligente del sopravvalutato multitasking, soprattutto in campi complessi e in azioni impegnative. Ricordate? Se guidi non bere/Se bevi non guidare. In fondo brahmacharya è anche qui. Fare bene solo una cosa, e una cosa per volta. Un dio – e Brahma lo è – agisce così. In modo perfetto perché tutta la sua energia e tutta la sua attenzione sono rivolte solo a quella cosa, finché non l’ha realizzata.


[1] Brahmacarya (condotta in armonia con il Brahman) è – nell’induismo – la prima delle 4 fasi (srama) in cui è divisa la vita, in base all’età: studente, padre di famiglia, ritirato e rinunciante.