A proposito di TAV… «ci penserà la termodinamica!» | Angela Dogliotti

Le iniziative legate alla manifestazione NO TAV dell’8 dicembre, in particolare la tavola rotonda alla GAM e la conferenza stampa presso il Centro Studi Sereno Regis hanno offerto contributi importanti per delineare una chiara alternativa alla attuale confusione politica e alle derive nazional-populiste e securitarie della destra. I contributi sono stati molto ricchi e  vorrei qui provare a sintetizzare alcuni aspetti che, insieme,  mi pare possano rappresentare dei punti fermi essenziali per proporre una diversa visione e una prospettiva di futuro concreto e percorribile, da far crescere nella consapevolezza di tanti, senza chiusure e settarismi.

  • L’epoca in cui viviamo è unica nella storia della specie perché ci pone di fronte ad un bivio: da un lato la prosecuzione del modello di sviluppo neoliberista del finanzcapitalismo, centrato sul profitto, insostenibile dal punto di vista sociale per la crescita delle diseguaglianze che produce, e dal punto di vista ambientale perché basato sulla crescita infinita, impossibile in un mondo finito; dall’altro la scelta consapevole di un cambio di direzione verso un modello di sviluppo equilibrato e sostenibile sia nei rapporti economico-sociali, sia nei confronti della natura.
  • Ciò comporta l’abbandono delle grandi opere inutili e dannose, come il TAV: inutili perché progettate secondo criteri di sviluppo del traffico delle merci non più percorribili oggi, a quasi trent’anni dal progetto iniziale, in uno scenario del tutto diverso e reso più precario dalle crisi ambientali (rifiuti, inquinamenti, dissesti idrogeologici…), di cui il riscaldamento globale è il frutto più evidente e impattante sulla vita quotidiana di milioni di persone, a tutte le latitudini; dannose perché contribuiscono ad aumentare le emissioni di CO2 nel periodo di costruzione, proprio quando sarebbe urgente, invece, cominciare a ridurle drasticamente, e drenano risorse preziose sottraendole alla salute, all’istruzione, alla messa in sicurezza del territorio, a quelle che sono, cioè, le tutele dei diritti e dei bisogni di tutti.
  • Se le risorse destinate a progetti ad alta intensità di capitali e di energia e bassa intensità di lavoro, come sono tutte le grandi opere, fossero invece indirizzate su progetti di recupero economico-sociale e ambientale delle città, del sistema dei servizi ( trasporti, sanità, istruzione…), del territorio e dell’agricoltura, si potrebbe avviare un grande piano di sviluppo del lavoro, centrato sulla piccola e media impresa e su un impiego della manodopera sul proprio territorio, in modo stabile e permanente.
  • Tale modello di sviluppo alternativo, nella misura in cui garantisce la sicurezza di un lavoro stabile e dignitoso, tutela meglio i diritti di tutti e i beni comuni; nella misura in cui riduce le diseguaglianze, aiuta e promuove la solidarietà verso i più deboli, anziché scatenare una guerra tra poveri e alimentare le paure tipiche delle condizioni di precarietà e di crisi.
  • In questa prospettiva, i conflitti sociali sono il lievito di una democrazia partecipativa e contribuiscono a rendere una società più civile e giusta, più rispettosa dei diritti di tutti; più capace di informarsi, di discernere, di scegliere nell’interesse collettivo e non solo sulla base del profitto individuale.
  • Contro la crisi della soggettività nell’epoca del risentimento e del rancore, contro il “sovranismo psichico” denunciato dall’ultimo rapporto del Censis, che porta a vedere nei migranti il capro espiatorio su cui scaricare le responsabilità delle crisi personali e collettive, servirebbe una politica di più ampio respiro, uno sguardo che sapesse vedere oltre il piccolo interesse elettoralistico e fosse capace di coniugare una attenta analisi delle condizioni attuali e dei bisogni con una prospettiva di futuro equo e sostenibile per tutti.

Altrimenti, come ha detto l’altra sera Luca Mercalli,  se non sarà capace la politica di governare i cambiamenti drammatici che ci attendono, “ ci penserà la termodinamica”.

 

Una replica a “A proposito di TAV… «ci penserà la termodinamica!» | Angela Dogliotti”

  1. eravamo presenti alla GAM e concordiamo totalmente su quanto espresso dai relatori. Sono state espresse ampiamente le critiche all'attuale modello di sviluppo basato sulla crescita infinita e sono state ribadite le alternative già disponibili per un modello nuovo basato sul minore consumo di materie prime, sull'uso dell'esistente ed in generale quelle che toccano anche il grande argomento della mancanza di giustizia sociale. Maria Luisa ed amici

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