A proposito dell’Inno di Mameli | Enrico Peyretti

Diciamo la verità. Sono dispiaciuto e anche umiliato, come italiano che ama l’Italia nella pace e giustizia entro la famiglia di tutti i popoli, che l’inno di Mameli sia diventato inno nazionale ufficiale. Non solo le prime due strofe, ma tutte sei (come dice La Stampa, 15 novembre), anche se sono note negli stadi solo le prime due.

E’ un inno orrendo, non certo per il linguaggio arcaico, ma:

– per i concetti guerreschi e non civili, culturali, morali, dell’unità italiana;

– per il richiamo (tipico del fascismo) dell’impero romano;

– per la glorificazione della vittoria bellica che, si sa da tutta la storia, non porta mai né pace, né giustizia, ma accresce la distruttività degli armamenti che minacciano genocidi (come dal 1945). (Tra l’altro, la vittoria del 1918, che stiamo per ricordare, fu la madre del fascismo);

– per la pretesa – espressa tre volte nell’inno! – di un favore divino al nostro paese più che agli altri (ciò che offende la fede autentica);

– per il molto ambiguo richiamo del Balilla 1746, già abusato dal fascismo;

– per la conservata inimicizia verso l’Austria.

Inoltre, nell’inno di Mameli, data la sua vecchiezza, non c’è nulla della Costituzione del 1948, che è la vera anima della Repubblica democratica italiana. Non per nulla, è un inno amato e rievocato, anche nel nome, dai fascisti di oggi. Il tutto rende ridicola e penosa questa decisione di far cantare l’Italia con l’inno di Mameli.

Di seguito una riscrittura in termini costituzionali dello stesso inno, conservandone l’antico andamento canoro. (a sinistra il testo originale)

Inno di Mameli (1847), riscritto il 14-6-2002, nello stesso (brutto) stile.

Fratelli d’Italia
l’Italia s’è desta
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la vittoria?
le porga la chioma
ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamoci a coorte
siam pronti alla morte
Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
calpesti e derisi
perché non siam popolo
perché siam divisi
raccolgaci un’unica
bandiera, una speme;
di fonderci insieme
già l’ora suonò.

Stringiamoci a coorte
siam pronti alla morte
Italia chiamò.
Uniamoci, uniamoci;
l’unione e l’amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore;
giuriamo far libero
il suolo natio;
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?

Stringiamoci a coorte
siam pronti alla morte
Italia chiamò.
Dall’Alpe a Sicilia
dovunque è Legnano;
ogni uom di Ferruccio
ha il core, ha la mano;
i bimbi d’Italia
si chiaman Balilla [1746];
il suon d’ogni squilla
i Vespri sonò.

Stringiamoci a coorte
siam pronti alla morte
Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
le spade vendute;
già l’aquila d’Austria
le penne ha perdute;
il sangue d’Italia
bevé, col cosacco,
il sangue polacco,
ma il cor le bruciò.

Stringiamoci a coorte
siam pronti alla morte
Italia chiamò.

Fratelli d’Italia
l’Italia s’è desta
dell’onta fascista
s’è tolta la macchia.
Con la Resistenza
e la Costituzione
ha vinto la lotta
per la dignità.

Stringiamoci insieme
in pace e giustizia:
l’Italia vivrà.
Noi siamo da secoli
un popol geniale
ma se siam divisi
da ingiuste realtà
furbizia e prontezza
a nulla ci vale.
Di viver da giusti
già l’ora suonò.

Stringiamoci insieme
in pace e giustizia:
l’Italia vivrà.
Parliamo, votiamo
in gran libertà
e pur l’avversario
davver rispettiamo
ché tutti un valore
portiamo all’insieme
se agli altri pensiamo
e non solo a sé.

Stringiamoci insieme
in pace e giustizia:
l’Italia vivrà.
Dall’Alpe a Sicilia
dovunque è l’Italia:
da antichi dolori
di guerre e tiranni
saremo ormai liberi
se insieme sapremo
da liberi e uguali
salvar libertà.

Stringiamoci insieme
in pace e giustizia:
l’Italia vivrà.
L’Italia ripudia
la guerra assassina
e vuole la pace
dei Popoli Uniti,
la pace che solo
giustizia produce,
e toglier la fame
e la schiavitù.

Stringiamoci insieme
in pace e giustizia:
l’Italia vivrà.

 

Nel vecchio inno qualcuno pone anche la seguente strofa, un tantino truculenta, ma in stile col resto:

Nel nome di Satana
nemico al Signore,
che adorano i preti,
dei preti terrore,Itaòlia
Fratelli d’Italia
si indìca la guerra
ai neri vampiri
che infestan la terra.

L’amico Gianni L. che me la segnala, però, ha l’impressione che non sia originale di Mameli, ma inserita dagli anticlericali risorgimentali. L’ha trovata in un libro di Vittorio Gorresio, Risorgimento scomunicato, Editori Riuniti, anni 50.

 

Una replica a “A proposito dell’Inno di Mameli | Enrico Peyretti”

  1. Senza contraddire l'accertata inattualità del testo getterei acqua sul fuoco per lasciare l'attuale inno agli stadi, ai podi olimpici e alle marcette militari che ancora ci affliggono nelle residue festività civili.
    Il testo è figlio del suo tempo e non gli si possono rimproverare eventi successivi, se in esso compaiono Legnano e la lega lombarda, G.B. Perasso, i Vespri siciliani e Roma imperiale è perfettamente comprensibile, sicuramente non è apologia di fascismo o di secessionismo padano.
    Pronti alla morte lo siamo stati ben poche volte mentre il "calpesti e derisi" è sempre attuale, non solo nel football.
    Ci resta sempre la possibilità di consolarci con gli inni altrui: la marsigliese, plagio di uno spartito di Giovan Battista Viotti, l'inno olandese che inneggia e promette sottomissione al re di Spagna e l'inno del Maryland tal quale a "0 Tannenbaum", a dirsi l'inno a Babbo Natale.

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