Primo Mazzolari, Diario 1945-1950 | Recensione di Pietro Polito

Primo Mazzolari, Diario 1945-1950, vol. 5, EDB, Bologna 2015, pp. 448, € 30,00

Un fronte umano

Il Diario (25 aprile 1945 – 31 dicembre 1950), di Primo Mazzolari (1890-1959), curato da Giorgio Vecchio, prosegue quelli curati, in quattro volumi, da padre Aldo Bergamaschi: 1. (1905-1915); 2. (1916-1926); 3. tomo primo (1927-1933) e tomo secondo (1934-1937); 4. (1938-25 aprile 1945). Segnalo che è in preparazione un prossimo volume.

In realtà, più che di un diario, solo poche pagine sono nate come tali, si tratta di «un genere letterario ibrido». Il curatore, così come già aveva fatto padre Bergamaschi per i volumi precedenti, con scelte a volte anche forzate, mescola con intelligenza lettere, appunti, manoscritti, discorsi, prediche, articoli. Ne nasce un immenso inventario ragionato che pone le fondamenta «per poter costruire domani una biografia scientifica e aggiornata, priva di incrostature inutilmente apologetiche o di stancanti ripetizioni».

Il criterio adottato nella selezione dei materiali è di carattere prevalentemente religioso e pastorale. Resta sullo sfondo ai margini, diciamo così, il Mazzolari politico sia quando dà il suo sostegno alla Democrazia cristiana oppure la contesta sia quando dialoga con i comunisti. Mentre emerge in primo piano il Mazzolari parroco di Bozzolo, il prete vicino ai poveri, ai lontani, agli ultimi, il pastore che segue e consiglia i fedeli, mostrandosi molto attento a realtà diverse come il carcere, l’esperienza di Nomadelfia, il sentimento religioso degli italiani.

Questo volume, unitamente ai precedenti e al successivo in preparazione, rappresenta una fonte preziosa per lo studio della cultura cattolica nella prima metà del Novecento e soprattutto per capire chi è stato Primo Mazzolari. Tra le numerose pagine che impreziosiscono il libro, ne propongo alcune che restituiscono il carattere dell’uomo che non s’intende se non alla luce della sua fede.

Bozzolo. Siamo all’indomani della Liberazione, avvenuta il 25 aprile 1945. Mazzolari nei mesi precedenti non è stato inerte. Ispiratore e organizzatore delle Fiamme Verdi nell’area tra Cremona e Mantova, subisce due arresti, l’11 febbraio e il 3 luglio 1944; riesce a sottrarsi a un terzo arresto, fuggendo in bicicletta fino a Gambara, dove rimane nascosto fino al 31 dicembre 1944; tornato a Bozzolo, approfittando di una grande nevicata, dall’1 gennaio 1945 vive da clandestino in casa propria; a volte al mattino presto esce di nascosto e si reca nella cappella delle suore di Bozzolo per celebrare la messa.

Il 9 maggio 1945 Mazzolari scrive all’amico Domenico Allaveno: «Il duro per me, sotto un’altra forma ma per ragioni quasi identiche, continua. Lavoro, parlo, m’oppongo, resisto allo stesso male che si riaffaccia con nomi diversi […] Sono stanco, anche fisicamente, ma non sfiduciato. La fiducia è un impegno legato alla mia fede e al comprendere. Certe tremende malattie non si guariscono in un giorno. Qui, finora, niente di grave e mi pare di scorgere i segni della ripresa dell’uomo. Bisogna fare un fronte umano contro tutto ciò che è disumano».

Il tema dell’umanità e della disumanità torna in alcune riflessioni che Mazzolari sviluppa nel 1947 sulla Resistenza e sui lager. Un ampio testo dedicato a Se questo è un uomo di Primo Levi, che Mazzolari legge nell’edizione proposta da Franco Antonicelli, reca il titolo Se possiamo rimanere uomini e si conclude con l’invito ad «amare gli uomini e portare la sua sofferenza non in vista di questa o quella parziale salvezza che è sempre qualcosa fuori di noi quando non è contro di noi, ma per salvare l’uomo e il suo mistero».

L’uomo e il suo mistero. Il messaggio spirituale di Mazzolari può essere inteso dai laici e dai religiosi che pongono in primo piano il primato della coscienza. Per lui, la vocazione alla pace si persegue attraverso un «apostolato tollerante» contrapposto all’«apostolato intollerante». Il fondamento della reciprocità è la tolleranza.

Penso che il contrasto tra umano e disumano sia permanente ed insito alla natura stessa dell’uomo. Le parole di Mazzolari sono fondate sull’esempio di una vita donata agli ultimi e c’interrogano ancora. Lavorare, parlare, opporsi, resistere al male è l’impegno degli amici della nonviolenza.

Il 20 giugno scorso il Papa si è recato sulle tombe di Primo Mazzolari e di Lorenzo Milani. Luigi Bianchi ha osservato che la «radicalità di scelta è la causa della santità di Mazzolari e Milani». Ebbene quando la radicalità viene assunta dall’Istituzione cessa di essere tale. Un processo analogo è accaduto a Gramsci quando le sue idee eterodosse sono diventate la linea del Partito.

Le minoranze che diventano maggioranze vengono sostituite da altre minoranze e l’eresia perde la sua vitalità se si trasforma in ortodossia.

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