L’Islam oggi | Johan Galtung


CoranoGuardando al Cristianesimo e a quasi un secolo di conflitti tra cristiani fondamentalisti e cristiani ritualisti, a loro volta in conflitto con la secolarità, tutto considerato può essere plausibile per l’Islam un medesimo procedere fondamentalismo>ritualismo>secolarità? Le similitudini tra l’uno e l’altro fanno “dell’Islam oggi” una ripetizione del Cristianesimo; le loro differenze gridano, Fate Attenzione! Vediamo dove tutto questo ci porta.

I Cristiani evangelici fondamentalisti propensi alla violenza sono ancora al vertice degli USA e di alcuni paesi nord-europei; ma molto meno nel Cristianesimo cattolico-ortodosso ritualista, il che vuol dire di gran lunga la maggior parte dell’Europa. La bellezza del culto, la psicologia della confessione, meno verbalismo; tutto serve.

La secolarità comporta che per molti la fede sia così metaforica da ridurre il Cristianesimo a essere solo un rituale per Natale-Pasqua, battesimo-matrimonio-funerale (se non ci sono alternative secolari). Risultato: chiese vuote.

La nostra epoca secolare rende difficile l’esistenza della fede autentica nei dogmi, e ciò crea nella fede delle lacerazioni. Ma questo è il punto dove si evidenziano due importanti differenze:

  • L’Islam è molto meno dogmatico, c’è molto meno che può essere lacerato, soltanto la shahada, fede in un solo Alla’h e nel suo profeta Muhammad, facile da accettare;

  • Se quella fede diventa simbolica, il mondo musulmano può ricorrere agli altri quattro pilastri dell’Islam: la preghiera in comune, la condivisione, il digiuno, il pellegrinaggio, ogni giorno, per un intero mese ogni anno, una volta nella vita.

Nell’Islam il punto di gravità si sposta più facilmente dalla fede alla pratica; e lì si può fermare. C’è molta pratica esteriore innata che sopravviverà a un declino della fede interiore. Risultato: moschee piene.

Per di più, i quattro pilastri sono compatibili con fondamentali valori secolari:

  • pregare insieme: una cultura con più noi-, meno io- e meno solitudine;

  • condivisione: con più altruismo, meno egoismo;

  • digiuno: con più solidarietà verso chi è in miseria e autocontrollo;

  • pellegrinaggio: con la condivisione di qualcosa di sacro, al di sopra di noi.

Un “buon Musulmano” mette in pratica tutto questo; che cosa fa un “buon Cristiano”? Andare a messa e al confessionale sono risposte ecclesiali, non sociali. La chiara risposta sociale è ordini monastici, abbigliamento di monaci e suore, vivendo separati dagli altri, facendo un lavoro da buon Samaritano. Gli altri sono invitati a fare lo stesso, ma dove-quando-come? Più semplice lasciar fare allo stato.

L’Occidente dovrebbe smetterla di parlare di jihad e jihadismo come di una “guerra santa”, termini abusati anche da parte di alcuni Musulmani, e provare a capire [i]. Jihad significa “sforzarsi, dare il meglio di sé lungo la via di Dio” [ii]. Ci sono quattro aspetti: interiore, il più grande jihad, che combatte il male esistente in noi stessi; la diffusione dell’Islam attraverso la parola; la diffusione tramite il giusto agire, per esempio esercitando onestamente la propria attività; e infine il jihad difensivo, nel caso l’Islam sia trattato in modo oltraggioso, che prevede che sia applicata una punizione ragionevole. Nessuna aggressione: “Combattete nel disegno di Dio contro chi vi combatte, ma non siate voi a iniziare le ostilità. Attenti! A Dio non piace l’aggressione.” (Qur’an 2:190).

Secondo il jihad condurre i propri affari onestamente è un dovere religioso. Come per il popolo eletto, la terra promessa nel Giudaismo fa sì che la lotta per un Israele che si estende dal Nilo all’Eufrate sia per la religione un dovere. Come la guerra a protezione dell’Occidente è un dovere cristiano, per Dio, per il Re e per la Madrepatria.

Dio è divino, il Re è semi-divino in quanto rex gratia dei, la Madrepatria nulla di tutto questo. Il divario tra la Cristianità e la Madrepatria secolare è stato colmato dando alla guerra preventiva il valore di un sacramento [iii]; neppure considerata una guerra di reazione contro un attacco. Nella UE tuttavia esiste una mescolanza di Madrepatrie senza un Re e senza un Dio. Di qui Br-exit per poter continuare a Dominare i Mari, in nome di Dio o anche no.

Immaginate se i Musulmani violassero una parola che è sacra nel mondo occidentale, democrazia, e chiamassero le guerre occidentali “democratismo”. Avrebbero ragione, perché i popoli che si dicono democratici spesso entrano in guerra. E avrebbero torto, in quanto non coglierebbero il significato di democrazia nella sua interezza. Come nel caso del “jihadismo”, il “democratismo” darebbe la responsabilità di una guerra all’altra parte e non alla relazione tra le due parti; rendendo in tal modo la relazione anche peggiore invece di comprenderne la profondità.

I Cristiani danno a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio, e aprono alla secolarità. L’Islam no, ma il passaggio da una genuina fede fondamentalista a una genuina pratica ritualistica è compatibile con la secolarità. E’ la forma di democrazia presente in Egitto e in Turchia, musulmani; un Islam che adotta “tutti uguali sotto la legge” come se fosse un caso particolare di “tutti uguali sotto Alla’h”. Agli USA non è piaciuto e hanno preferito un colpo di stato dei militari. Per Washington, evangelista nazionale, “vera” democrazia vuol dire democrazia “favorevole agli USA”.

E a proposito dell’IS, è più I che sta per fede Islamica, o più S come Stato, con le sue istituzioni che tengono in considerazione i quattro pilastri? Potrebbe essere entrambi, e così agevolare la transizione da genuini credenti a genuini praticanti del rituale. La parola controversa non è “Islamico” bensì “Stato”. In competizione con gli Usa e con l’UE, l’IS potrebbe fare proprie le loro prerogative; dopo Brexit più USA che UE.

La cronistoria è impressionante e di lunga durata, e comprende:

  • Espansione dell’Islam da Est a Ovest fino alla penisola iberica 711-1492, pure verso Nord ma sconfitto a Tours (732), Lepanto (1571), Vienna (1683); fermato nei Balcani;

  • Crociate dei Cristiani Cattolici 1095-1291 contro i Musulmani ma anche contro i Cristiani Ortodossi e gli Ebrei;

  • Per tre secoli da una parte all’altra del Mediterraneo per raggiungere Barcellona-Genova-Napoli e procurarsi schiavi da destinare al pesante lavoro di costruzione di strade [iv];

  • Colonizzazione dell’Islam (Iran escluso) da parte dell’Occidente 1830-1960, iniziata con l’Algeria;

  • Massiccia coalizione guidata dagli USA all’attacco in Afghanistan dal 2001 e in Iraq dal 2003, adducendo l’11 Settembre quale pretesto, uccidendo e costringendo milioni di persone a sfollare;

  • IS, con una piccola quota di uccisioni, si prende ora la vendetta con moderazione [v].

Sei casi di violenza, tre per ciascuno. I primi quattro sono durati secoli, cattivo presagio per gli ultimi due. Ma fate una seconda considerazione. Nei primi due casi hanno avuto una parte importante le due religioni; negli ultimi due il sistema statale, gli Stati Uniti contro lo Stato Islamico [vi]. Le guerre tra stati sono più brevi; decenni, non secoli. Rimane tuttavia argomento di dibattito la sensatezza di sfidare l’IS come se fosse uno stato islamico piuttosto che un’invincibile ummah (comunità) che occupa alcune province [vii].

Abbiamo motivato le ragioni per cui l’Islam continuerà a sussistere più facilmente che il Cristianesimo nonostante la laicizzazione in corso, avendo molte alternative a cui ricorrere; e per quanto riguarda l’IS contro gli USA?

Potremmo argomentare che perderanno entrambi, perché il sistema statale stesso si sta piegando al regionalismo e al localismo. L’Islam è pronto, con un regionalismo di ummah e un localismo di imam. Invece il Cristianesimo è diviso tra Latino- e Anglo-America, USA e UE, Europa Cattolica, Protestante e Ortodossa – molto più di quel che capita tra Sunniti e Sciiti e tra Arabi e non-Arabi. E le chiese locali si occupano più delle questioni spirituali, non anche degli affari mondani [viii].

Al di sopra di tutto questo: il mondo, anche gli USA, è stanco di guerre interminabili. Si metta fine alla disputa con l’Islam. L’Occidente e il Cristianesimo hanno un lavoro urgente da portare a termine.

NOTE:

[i]. Gary Willis, il famoso editorialista, si prese la briga di capire: “Il mio problema con il Corano”, NYRB, 24 Marzo 2016. Il suo problema con il Corano era che non sapeva niente: “–per cominciare noi Cristiani abbiamo una conoscenza seriamente limitata, mentre chi conosce il Corano conosce piuttosto bene anche la Torà e il Vangelo, poiché Allah fece arrivare sulla terra questi due prima di inviare il Corano. – noi Occidentali neppure ci ricordiamo che esiste, a meno che non impariamo qualcosa sul Corano. E’ora che lo facciamo”. Proprio così.

[ii]. Professor Mohammad Hashim Kamali, presidente dell’Istituto Internazionale di Studi Islamici Avanzati in Malesia, durante una conferenza e in alcuni articoli, come per esempio “Il concetto di ‘jihad’ frainteso”, New Straits Times 14 Luglio 2014.

[iii]. Guardate chi partecipa ai funerali dei soldati norvegesi con licenza di uccidere in Afghanistan: il Re, i vescovi più altolocati.

[iv]. Robert Davis, Schiavi Cristiani, Padroni Musulmani. Schiavitù Bianca nel Mediterraneo, la Costa dei Berberi, e l’Italia, 1500-1800, Palgrave Macmillan.

[v]. Sarah Birke, “Come Governa l’ISIS”, NYRB, 5 Febbraio 2015: poiché era difficile organizzare una difesa armata, l’alternativa dall’interno era una resistenza silenziosa, o migrare. Oppure quello che abbiamo adesso, una guerra in atto USA/IS.

[vi]. Ma il discorso religioso non viene meno, qui facciamo due esempi:

  • George Bush 10 Febbraio 2003, su un possibile attacco all’Iraq: “La libertà è un dono di Dio a ogni essere umano al mondo”. (Washington Post, 10 Febbraio 2003);

  • Osama bin Laden 11 Febbraio 2003: “La vittoria viene solo da Dio, tutto quello che ci resta da fare è di prepararci e di trovare la motivazione per il jihad”. Messaggio audio, trasmesso da [email protected]

[vii]. Per una profonda analisi della situazione presente, vedi Abbas Aroua, “Il panorama della situazione salafita come conseguenza della primavera araba”, www.cordoue.ch.

[viii]. In un’opera teatrale, Maria og Magdalena; Lidelseshistorien og kristen=dommen [Maria e la Maddalena;] (la Storia della Passione e il Cristianesimo) Oslo: Kolofon 2016, l’autore, mosso da coscienza e compassione, cerca di affrancare Cristo dalla Chiesa, non quindi figlio di Dio generato dallo Spirito Santo bensì figlio di Maria – una fonte di ispirazione per tutti noi.


Nº 445 – Johan Galtung, 5 Settembre 2016
Titolo originale: Islam Right Now

Traduzione di Franco Lovisolo per il Centro Studi Sereno Regis

2 Risposte a “L’Islam oggi | Johan Galtung”

  1. Galtung è molto approssimativo, e prende anche qualche cantonata, quando parla di religione cristiana, di dogmi, di riti, ma – come quasi sempre – le sue analisi delle dinamiche globali e delle loro interazioni sono interesanti e istruttive.
    Enrico Peyretti

  2. credo anchio che Galtung sia approsimativo, nell'era di Internet il ruolo delle religioni è spesso falsato da opinionisti o uffici stampa di musulmani che pur condannando il terrorismo, propongono viaggi alla città Santa della MECCA per pochi giorni (il più recente dal 9 al 15 settembre 2016 con un percorso fatto di viaggi e soste, circoambulazioni e corse, sacralizzazione e sacrifici, preghiere e LAPIDAZIONI.
    ufficio stampa della COREIS di Milano, i più moderati musulmani d'Italia, che ieri partecipando alla festa degli ebrei, si sono proposti come esempio per un vero dialogo, non solo religioso ma anche Istituzionale partendo da Milano con buone pratiche
    spero non sia inclusa la LAPIDAZIONE

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