Curare il diabete senza farmaci – Recensione di Paola D’Altoè

cop_Neal D. Barnard, Curare il diabete senza farmaciNeal D. Barnard, Curare il diabete senza farmaci, Sonda, Casale Monferrato 2015, pp. 332, € 18,00

Il genere della manualistica è di fatto pervasivo e socialmente imprescindibile nell’attuale epoca, densa di incertezze; a fronte delle fragilità personali e collettive, nulla di meglio di sagge istruzioni per l’uso della vita, dalla salute, al cibo, alle pulizie di casa, alla filosofia dell’animale domestico. Io sono (stata) una buona lettrice di manuali, in particolare di quelli che mi sembra(va) potessero illuminarmi sul mio diabete 1, insulinodipendente. Ammetto di aver appreso molto e non mi vergogno affatto di confessare che spesso ho riposto speranze in istruzioni che confondevo entusiasticamente per bacchette magiche. Reduce dunque da mille consulti, consiglierei questa ennesima opera a chi, già affetto o timoroso di contrarre tale patologia, desidera affrontarne alcuni aspetti senza troppa retorica. Riconosco infatti all’autore onestà e chiarezza, il che non è poco.

Onestà: non viene promesso nulla di miracoloso a partire dal titolo che non millanta di guarigione bensì suggerisce una cura, cioè una strategia a lungo termine che implica mutamenti di prospettive non da poco.

Chiarezza: le spiegazioni sono comprensibili, essenziali, esposte con un linguaggio professionale ma tradotte in modo realmente accessibile. Perplessità. Mi riservo dei dubbi circa i destinatari di questo e di altri analoghi scritti, confezionati per lo più negli Stati Uniti e quindi per un pubblico per lo più statunitense. Qui, per esempio, l’invito è di lavorare prevalentemente sull’alimentazione e si suggerisce di virare decisamente sul vegano. Certo è un ottimo consiglio e immagino lo sconcerto del normale frequentatore del tipico cibo nord americano; mi sembra assolutamente plausibile che la forma fisica migliori passando dai trigliceridi impanati e colorati al porridge di avena che, tra l’altro, l’autore adora, tanto che lo infila ovunque! Però consiglierei (e vale per ogni manuale) di non affidarsi troppo. I suggerimenti andrebbero innanzitutto calibrati secondo una prospettiva sud europea; molto di quanto si dice è parte integrante della tradizione mediterranea che ancora ci appartiene. In secondo luogo la cucina vegana è splendida ma ricchissima di farine, quindi amidi, quindi zuccheri. Meglio di una generosa porzione di patate candite, però…

Insomma tocca rassegnarsi all’idea che, pur apprezzando ogni minimo spunto e ogni preziosa informazione, alla fine occorre affrontare i percorsi in prima persona, provando, sbagliando, magari riuscendo e, come peraltro viene più volte sottolineato dall’autore stesso, senza annegare in inutili e dolorosi sensi di colpa.

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