Beata semplicità – Recensione di Cinzia Picchioni

cop_Raimon PanikkarRaimon Panikkar, Beata semplicità, Cittadella Editrice, Assisi 2007, pp. 304, € 19,90

Non nuovo, ma eterno

Eterno perché tratta di un tema – il monachesimo – che avrà sempre bisogno di riflessione (e sempre ne ha avuto). Un libro di teologia, ma anche di filosofia, di spiritualità contemporanea, di liturgia. A proposito di quest’ultimo «argomento» c’è un intero capitolo, al fondo, che propone alcune Liturgie, quelle che si sono tenute durante il convegno riportato in questo libro. Nel 1980, negli Stati Uniti, si è tenuto un Convegno – organizzato dal North American Board for East-West Dialogue – presieduto da Panikkar stesso.  I partecipanti furono circa 80 tra monache e monaci di diverse confessioni religiose, che ne hanno fatto «un incontro memorabile». Durante i cinque giorni del convegno furono proposti appunto alcuni momenti liturgici che ritroviamo nel libro, dalla p. 261.

Fin dalla copertina il libro ci racconta di «monachesimo»: sembra un saio, sia per il colore sia per la semplicità dell’impaginazione. E l’autore stesso ci spiega perché ha scelto l’esempio del monaco come archetipo. Nella iv di copertina scopriamo che:

La tesi di questo libro è semplice. La spiritualità contemporanea non può accontentarsi di imitare modelli antichi, come quello del monaco. […] Il nuovo monaco non è un’imitazione del monaco istituzionalizzato nelle diverse tradizioni, ma deve imparare dall’esperienza monastica per lanciarsi nei nuovi spazi della vita contemporanea. Questo libro non vuole presentare la spiritualità contemporanea; vuole solo approfondire i fondamenti perché possa stare al passo e affrontare le responsabilità della vita attuale.

Quasi «ultime parole»

Questo libro è una nuova edizione del libro La sfida di scoprirsi monaco, uscito nel 1991, e Panikkar – nella nuova Introduzione ci informa delle novità rispetto alla sua opera del ’91:

«si è fatto a meno di qualsiasi nota erudita, sono stati semplificati i dialoghi e sono stati soppressi gli altri contributi. In cambio, sono state aggiunte alcune nuove pagine ed è stata riscritta l’introduzione (ispirata all’edizione catalana, di modo che il testo attuale è un nuovo libro. In queste edizioni successive, l’autore ha sofferto ogni volta il “trauma di voler “migliorare” il testo senza deformarne l’unità. Anche questa volta gli sarebbe piaciuto scrivere un altro libro. Ma ha appreso dal Maestro Kung (Confucio):

Meng Sun ha già appreso il Tao.

È andato oltre la saggezza.

Ha reso semplice la sua vita

(Chuang Tzu, vi, 5).

Di questa semplicità vuole trattare il presente libro. (pp. 17-18)

L’Introduzione che si chiude con queste parole è stata scritta da Raimon Panikkar a Tavertet (dove si era ritirato ultimamente), il 15 agosto 2006, e dopo la data l’autore ha aggiunto «Festa della femminilità e della glorificazione del corpo umano». Quattro anni dopo il grande teologo-filosofo sarebbe morto, e il suo scritto assume tutto un altro significato (e provoca un po’ di brividi…).

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