Daci Stefancich

Torino, 5 novembre 2015

Questa notte Daci Stefancich, compagna di una vita e moglie di Nanni Salio, presidente del Centro Studi Sereno Regis ci ha lasciati.

Per chi voglia ricordare Daci, su suo esplicito desiderio, non fiori ma contributi per il Centro Studi Sereno Regis.

Venerdì 6 novembre dalle ore 10,30 alle 17 si può vedere la salma alla camera mortuaria dell’ospedale Gradenigo, in corso Regina Margherita 8.

Sabato dalle 8,30 alle 11 continua la visita alla salma, alle 11.45 partenza per il Tempio Crematorio del Cimitero Monumentale di corso Novara, dove la cerimonia inizierà alle ore 12,15.

Martedì 10 novembre alle ore 11,20 nella Sala della Memoria presso l’ingresso del Cimitero Monumentale avverrà la cerimonia di consegna dell’urna con le ceneri di Daci Stefancich e la successiva dispersione nel Roseto della Rimembranza.


Le ceneri di Daci

Carissima Dacina,

le tue ceneri stanno per rientare nel grande ciclo della vita e della morte, che per noi umani è avvolto nel mistero.

Possano esse contribuire ad alimentare la crescita di una cultura della nonviolenza, che ti apparteneva, per trasformare e trascendere questa fragile, debole e rissosa umanità di cui facciamo parte.

L’acqua alla quale le affidiamo rientrerà anch’essa gradualmente nel vasto oceano che ha ospitato le ceneri di Gandhi e Panikkar, disperse nel mitico Gange, sulle cui rive abbiamo camminato insieme.

Siamo polvere di stelle dell’immenso universo nel quale ritorniamo con le nostre ceneri.

La morte non è la nostra fine,

Perchè più grande di noi

È il nostro desiderio, che raggiunge

Quello dell’Inizio,

Desiderio di Vita.

La morte non è la nostra fine,

Ma rende unico tutto quaggiù:

Quelle rugiade che schiudono i fiori del giorno,

Quel colpo di sole che sublima il paesaggio,

Quella folgorazione di uno sguardo incrociato,

E il fiammeggiare di un autunno tardivo,

Quel profumo che assale e scompare, non colto,

Quei mormorii che resuscitano le parole native,

Quelle ore irradiate di evviva, di alleluia,

Quelle ore invase da silenzio, d’assenza,

Quella sete che mai sarà placata,

E la fame che per termine ha solo l’infinito…

Fedele compagna, la morte ci costringe

A scavare in noi senza tregua

Per accogliervi sogno e memoria,

A scavare sempre in noi

Il tunnel che conduce all’aria aperta.

Essa non è la nostra fine.

Fissando il limite,

Ci indica l’estrema

Esigenza della vita,

Quella che dona, eleva,

Eccede e va oltre.

(da: François Cheng, Cinque meditazioni sulla morte, ovvero sulla vita, Bollati Boringhieri, Torino 2014, pp. 101-102)

Forse un giorno, quando sarà giunta l’ora, qualche frammento delle mie ceneri si unirà alle tue, nel grande Tutto verso cui aneliamo e che non riusciamo a raggiungere consapevolmente.

om mani padme hum

salve gioiello nel fiore di loto

Nanni


In morte di Daci
di Enrico Peyretti

Abbracciamo Daci che scompare dalla nostra vista, e abbracciamo Nanni nel suo dolore. Si sono dati a vicenda l’affetto e la forza del bene, quella forza che sorregge l’impegno condiviso con gli amici. Insieme, hanno dato a noi la forza dell’amicizia, della collaborazione, e noi vorremmo ora saper dare a loro la stessa forza.

Il cuore di Daci ora è silenzioso, è andato nel regno del silenzio, del mistero che ci circonda e ci abbraccia.

Noi vorremmo che Nanni, nel suo dolore, sentisse di ricevere da noi quel balsamo di ogni ferita che è l’amicizia, la gratitudine, la compagnia, l’apertura del cuore ad accogliere quel che non comprendiamo.

Nel nostro lavoro insieme, la vita ci ha dato energie di bene, di amore, di pace, perché noi le condividiamo, nella buona e nella cattiva sorte, nei giorni e nelle notti della vita.

“Ri-cordare” vuol dire tenere in cuore, e tenere ancora e sempre, in cuore.

Il ricordo di Daci vive in noi con tutta la sua vitalità, la sua prontezza nel rapporto con ciascuno, e noi la ringraziamo profondamente, dal cuore.

Le vogliamo bene perché l’abbiamo sempre vista piena di vita e di vivacità, di accoglienza, nelle relazioni con tutti. E l’abbiamo vista soffrire la malattia con spirito alto e forte.

Vogliamo ricordare alcuni momenti belli, come le tombole di capodanno, animate da lei, che preparava premi semplici e felici per i vincitori, ed eravamo tutti vincitori, perché nessuno perdeva. Sono queste le vittorie che ci piacciono, le vittorie dell’amicizia e della letizia sopra le misere discordie della vita e della storia.

Daci ha portato con sé il filo e l’uncinetto, simbolo bello della piccola paziente tenace trama che tiene insieme la vita e la bellezza.

Il nostro tempo di vita è limitato, ma la grande Vita, che in mille forme si manifesta e fermenta, che tribola e cresce, che si evolve nonostante le forze avverse, ci tiene sempre in braccio, non ci perde, non ci separa, in modi che non conosciamo, non immaginiamo, ma possiamo intuire, o almeno desiderare, perché nessuno vuol perdere il volto, la presenza anche silenziosa, dell’amico, della persona cara.

Con diverse visioni e concezioni, fedi o persuasioni, davanti alla morte di una persona cara e amica, sentiamo di nuovo, insieme, l’impegno a difendere e custodire la vita, a permettere che in tutti la vita sia libera e crescente, e perciò anzitutto nelle tante vittime delle tante violenze.

Tra noi, chi è più forte e chi è più debole, chi ha più speranza e chi meno, chi è vecchio e chi giovane, chi persuaso e chi perplesso, ma ora, in questo commiato da Daci, sentiamo insieme venire di nuovo da lei, dal suo silenzio ancora operoso, un appello a difendere, curare, liberare, dilatare, amare la vita e tutti i suoi valori, un appello a vivere quel desiderio, quel bisogno, quel diritto di tutti, di chi vive e di chi muore, del mondo umano e di tutte le vite e di tutta la natura, che è la pace. Sentiamo l’ appello a costruire e vivere la pace.

Ciao, Daci, che la grande pace ti abbracci.

(7 novembre 2015)


In ricordo di Daci

Credo di aver conosciuto Daci più profondamente, in questi suoi mesi di malattia, che in tutti gli anni precedenti.

Ho ammirato la sua forza e la sua coraggiosa ma non rassegnata consapevolezza del male che l’aveva colpita; la sua determinazione a vivere al meglio, come aveva sempre fatto, anche questi giorni; la sua decisa volontà di lasciare tutto “a posto”, la casa in ordine, i muri imbiancati;

il suo impegno quotidiano, anche durante la malattia, a rendere piena la vita con le sue ricette, le sue torte, i suoi lavori all’uncinetto…

Conserverò il diagramma di flusso che scherzosamente disegnò sull’etichetta di un vaso di marmellata donatomi in cambio delle mele che le avevo portato da Neive, a fine estate.

Solo una volta ho sentito una preoccupazione angosciata nella sua voce, e non era per sé…

Grazie Daci per questo esempio di forza, per questa volontà di resistere con dignità, unita alla lucida accettazione dell’inevitabile…

Ti ricordo allegra e ironica, sia nei momenti più “seri” come i campi estivi a Barbiana, sia in quelli più conviviali come le cene di capodanno , che poi sono diventate le tombole al Centro.

Mi avevi promesso che mi avresti insegnato a fare la pasta sfoglia : non c’è più stato tempo…

Ciao, Daci

Angela

2 Risposte a “Daci Stefancich”

  1. un caldo abbraccio a Nanni, che ci ha insegnato tante cose fra cui anche il "convivere con l'incertezza" di fronte a cui purtroppo ogni vita prima o poi è posta.
    Pier Borsotti, Villadossola

  2. Non conoscevo Daci ma il professor Nanni Salio, mio docente di Fisica all'Università. Persona buona ed esempio di vita.
    Ora comprendo il "segreto" della sua armonia interiore: una compagna che ha condiviso con lui la fatica e la gioia di vivere!
    Grazie ad entrambi per aver cercato, giorno dopo giorno, con la Vostra testimonianza, di diminuire l"'Entropia" del Mondo.

    Laura Somà

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