Bando delle armi nucleari: percorsi praticabili

Villar Focchiardo, 25-26 settembre 2015

ESIGIAMO! IL DISARMO NUCLEARE TOTALE

Disarmo-Nucleare-600x300

La comunità internazionale non riesce a proibire le armi “fine di mondo”

?Le persone di buona volontà di tutto il mondo – inclusi parlamentari, organizzazioni della società civile, diplomatici – sono riusciti a far adottare una serie trattati internazionali che vietano l’uso di armi mortali: mine antiuomo, armi laser accecanti, munizioni a grappolo, e armi chimiche e biologiche.

?Ma l’arma più distruttiva di tutte, quella nucleare, continua a sfuggire a un trattato che ne vieti la produzione ed il dispiegamento.

?Forse è improprio definire “armi” dei dispositivi che provocano conseguenze catastrofiche.

?Nè si può parlare di “guerra” se viene a determinarsi un evento cataclismatico che non lascerebbe né vincitori né vinti.

?Alla tecnologia nucleare, che rappresenta un salto epocale, si applicano le stesse categorie della diplomazia ordinaria: di qui la retorica corrente della “necessità” del disarmo, mentre bisognerebbe parlare di “dovere”!

?Tanto più che è molto probabile che un conflitto nucleare potrebbe scoppiare “per incidente, per caso o per errore”!

Una guerra nucleare locale determinerebbe una catastrofe globale

La non proliferazione è certamente necessaria, perché un far west nucleare sarebbe una situazione pericolosissima ed ingestibile. La più piccola e limitata guerra nucleare locale potrebbe provocare miliardi di morti!
Le Scienze di marzo 2010 hanno pubblicato un articolo sul rischio di inverno nucleare : “Guerra nucleare locale, catastrofe globale”, di Alan Robock e Owen Brian.
La simulazione di un conflitto limitato a India e Pakistan (con scambio di missili per 50 Hiroshime a testa) produrrebbe da subito 20 milioni di morti; inoltre, con le polveri e il fumo sollevati che farebbero da scudo ai raggi solari, la temperatura media diminuirebbe di oltre 1°C : ne seguirebbe una crisi agricola su ampia scala con 1 miliardo di morti per fame in soli due decenni.
(India e Pakistan, sia detto per inciso, sono già stati a due dita dallo scatenarsi una guerra nucleare nel 2002/2003).

La brama di potere delle potenze nucleari si fa forte delle insufficienze della cultura giuridica e tecnica

Se il disarmo nucleare non si fa è perché chi ha le armi nucleari ritiene di avere in mano un decisivo strumento di potere e di condizionamento nell’agone internazionale.
Non possiamo delegare alle potenze nucleari e meno che mai alle superpotenze nucleari. Basta una “crisi Ukraina” a fare impantanare gli START tra USA e Russia e a fare saltare la commissione congiunta per evitate la guerra nucleare per errore!
D’altro canto il non disarmo spinge verso una proliferazione alla lunga incontrollabile: il far west nucleare è dietro l’angolo.
Il Trattato di non proliferazione – TNP è una diga illusoria, proprio perché pretende di fissare un equilibrio “iniquo” ed è di fatto la base giuridica di legittimazione e legalizzazione della “deterrenza nucleare” come preteso monopolio di pochi.
Il castello culturale del TNP cade se l’”equilibrio del terrore” viene riconosciuto per quello che è realmente: il “terrore dell’equilibrio”, meglio squilibrio (di potenza).
Il disarmo nucleare è un diritto da esigere!

Se la “deterrenza” è il “terrore dello squilibrio” di potenza che ci condanna al cataclisma nucleare, ne deriva che dobbiamo pensare al disarmo nucleare non come ad una semplice necessità ma ad un imperativo categorico, ad un dovere assoluto.
Il disarmo nucleare non si chiede, ma, come ci ricordano Stéphane Hessel ed Albert Jacquard, si esige perché è un diritto di tutta l’umanità disporre della facoltà di pensare alla propria vita futura senza la spada di Damocle dell’estinzione!

L’umanità questa (quasi) sconosciuta del diritto internazionale

Questa categoria del diritto dell’intera umanità a vivere, a continuare a vivere, non è contemplata nel diritto internazionale.
Lo osservava già nel 1955 il Manifesto Russel-Einstein, che è molto difficile parlare di “umanità”: appare un concetto astratto dal punto di vista sostanziale e poco gestibile dal punto di vista della tecnica giuridica.
Ma se fosse stato focalizzato questo punto: “il diritto di autodifesa dei singoli Stati non può mettere a rischio il più fondamentale, basilare diritto alla sopravvivenza dell’umanità”, certamente la Corte internazionale non avrebbe potuto emettere la sua ambigua e contraddittoria sentenza del 1996.

L’umanità fa comunque capolino nelle categorie giuridiche del diritto internazionale (e tanto basta)

Nei documenti dell’ONU si scrive spesso di “famiglia umana”.
Si parla di “diritto umanitario” internazionale.
Si riconoscono diritti umani delle persone e dei popoli e si perseguono “crimini contro l’umanità”.
Sono sufficienti tuttavia questi pallidi ed incerti, a mio parere, riferimenti a fondare i percorsi praticabili verso il bando delle armi nucleari di cui andrò a trattare.
Perché
A) pongono un limite – potenziale ma spesso anche pratico – alla sovranità assoluta degli Stati
B) riconoscono come centro di tutto il rispetto della vita e della sua dignità, nelle persone, nei popoli, nella comunità umana nella sua interezza.

Da Parigi – COP 21 – una Carta per i diritti dell’Umanità (dicembre 2015)

Il presidente francese Francois Hollande ha molto di recente richiesto a Corinne Lapage, ex-ministro dell’ecologia, una “Dichiarazione universale dei diritti dell’umanità”. Questa dichiarazione avrebbe come obiettivo quello di completare la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata dalle Nazioni Unite nel 1948. L’idea sarebbe di discutere (ed eventualmente adottare) questa dichiarazione in occasione della conferenza sul clima che si terrà a Parigi alla fine dell’anno (COP21).
Scrive su MICROMEGA il prof. Yves Charles Zarka, della Sorbona:
“(La dichiarazione comporta) la presa d’atto che vi sono oggi delle questioni che riguardano non soltanto questo o quel paese, questa o quella regione, questo o quel popolo, ma l’umanità tutta. Se quest’ultima è coinvolta nel suo complesso, è perché vi è un destino comune a definirla. Questo destino comune consiste nel suo rapporto con la Terra.

(Si rende necessario chiarire il concetto stesso di umanità). L’umanità non è una cosa astratta; è il principio per cui ogni essere umano è identico a tutti gli altri. Ma bisogna ben comprendere di che identità si tratti. “Ogni uomo”, diceva Montaigne, “porta in sé l’intera forma della condizione umana”. Tale forma, tuttavia, è individuale: ciò significa che l’identità umana, lungi dall’opporsi alla diversità e alla differenza, è di per se stessa diversità.
(Si tratta infine) di prendere coscienza a livello politico di una dimensione che oltrepassa la sfera politica, che sarebbe quindi meta-politica, dunque cosmopolitica. I rischi comuni all’insieme dell’umanità sono divenuti tali che la politica è costretta a superare prospettive locali, regionali o nazionali per stabilire al di là di queste una dimensione più elevata: la dimensione cosmopolitica. In poche parole, al di sopra della sovranità dei popoli, vi è la sovranità dell’Umanità.

PRINCIPI COSMOPOLITICI FONDAMENTALI DELLA CARTA DEI DIRITTI DELL’UMANITA’

1 – Non siamo proprietari, come esseri umani ed insieme della famiglia umana, della Terra, ma suoi “custodi”. La Terra-suolo non ci appartiene: siamo noi che apparteniamo a lei. Quindi la Terra-suolo è inappropriabile: è un bene comune.
2 – Siamo, singoli, collettivi, popoli, Stati, responsabili nei confronti dell’intera umanità. In base a questo principio, agendo noi ci impegniamo anche in qualità di CITTADINI DEL MONDO nei confronti dell’umanità intera, e quindi nei confronti del mondo vivente nel suo complesso.
3- Quel che manca di essere sottolineato nel ragionamento del prof. Zarka (che ho esposto già in modo, ritengo, migliorativo) è che tale responsabilità è primariamente nei confronti della vita dell’intera umanità che oggi è minacciata dalla deterrenza nucleare e dal ciclo produttivo della tecnologia atomica. La possibilità del suicidio “atomico” è più immediata e generale dell’agonia da inquinamento di CO2.
Bisogna perciò dare priorità a ciò che può uccidere tutti subito, anche in questo stesso momento (mentre di solito – la cosa è impressionante – è ciò che sempre mettiamo all’ultimo posto)!
Ovviamente priorità non significa esclusività di interesse e di impegno: già 2000 anni fa Terenzio diceva: “Homo sum humani nihil a me alieno puto”.

I riferimenti all’umanità definiscono i percorsi praticabili verso il disarmo nucleare

Il diritto internazionale umanitario è alla base del “percorso umanitario” verso il disarmo nucleare, diventato “Impegno umanitario” alla ultima revisione del TNP (New York, aprile-maggio 2015). L’Humanitarian Pledge, dietro la capofila Austria, raccoglie, al giugno 2015, 108 Stati, quindi ha già la maggioranza dei membri ONU.
Il diritto alla vita ed alla pace è alla base del percorso all’interno della Conferenza per il disarmo dell’ONU (che dovrebbe sfociare in una Convenzione per l’abolizione delle armi nucleari)
La legalità internazionale, da cui sorgono TNP e Corte di Giustizia, fonda le NWFZ – Nuclear weapons Free Zones – che possono estendersi (e unificarsi).

 

Trattato o Convenzione?
Lo sbocco conseguenziale dell’Impegno umanitario, dopo il fallimento della mediazione a New York (il tentativo era istituire una commissione per il disarmo nucleare all’interno del TNP), è un Trattato “con chi ci sta”.
Se il Giappone fosse coerente, dovrebbe essere il primo a proporre un tale trattato, ancor più dell’Austria: il premier Abe ha annunciato, nel 70esimo delle commemorazioni di Hiroshima e Nagasaki (forse anche per controbilanciare il “ripudio” della costituzione pacifista), che introdurrà un progetto di risoluzione per bandire totalmente le armi nucleari nella prossima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Cuba insiste nel percorso indicato dalla risoluzione dell’Assemblea Generale del 2013 dove si richiedeva che venisse indetta, al più tardi entro il 2018, una conferenza internazionale Onu ad alto livello sul disarmo nucleare con l’obiettivo di arrivare ad una Convenzione per l’abolizione delle armi nucleari. E’ importante essere a conoscenza del fatto che un “Modello di convenzione sulle armi nucleari” diffuso da un gruppo internazionale di legali, scienziati ed esperti per il disarmo è stato adottato ufficialmente dall’Onu nel 1997 e successivamente modificato nel 2007. Esso costituisce una utile base per affrontare le sfide tecniche e legali del percorso negoziale internazionale per l’abolizione del nucleare militare.

Zone libere da armi nucleari

 

La Risoluzione 3472 (XXX) del 1975, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, definisce “zona libera da armi nucleari” qualsiasi zona, riconosciuta come tale dall’Assemblea Generale, per la quale un gruppo di Stati, nel pieno esercizio della propria sovranità e in virtù di un trattato o di una convenzione internazionale, abbia definito: a) uno statuto che ne sancisca la totale assenza di armi nucleari; b) un sistema di verifiche e controlli internazionali per garantire l’osservanza degli obblighi derivanti da tale statuto. Il primo trattato regionale che istituisce una zona libera da armi nucleari in un’area popolata del mondo è il Trattato per la proibizione delle armi nucleari in America Latina e Carabi (Trattato di Tlatelolco), del 1967. In seguito, sono state istituite altre 4 zone: Pacifico del Sud (Trattato di Rarotonga) nel 1985; Sud-Est asiatico (Trattato di Bangkok) nel 1995; Africa (Trattato di Pelindaba) nel 1996; e Asia centrale (Trattato sulla zona libera da armi nucleari dell’Asia centrale), nel 2006. Sono state inoltre proposte, ma mai realizzate, zone libere da armi nucleari anche in Europa centrale, Asia meridionale a Medio Oriente. Infine, il principio per cui un singolo Stato possa dichiararsi zona libera da armi nucleari è stato ufficialmente riconosciuto dalla Comunità internazionale nel 1999, quando l’Assemblea Generale ha accolto favorevolmente la dichiarazione della Mongolia in tal senso (Risoluzione 53/77).

Il TNP del 2015 (la sessione di revisione) è ufficialmente fallito sulle controversie per la zona denuclearizata del Medio Oriente che aveva approvato all’unanimità nella sessione del 2010.
Ma si potrebbe tentare di unificare in un unico Trattato le NWFZ esistenti, che coprirebbero l’emisfero Sud del mondo.

L’appello di Stéphane Hessel ed Albert Jacquard alla base del nostro impegno

Non possiamo accettare di abitare in un mondo-polveriera pronto a saltare in aria in qualsiasi momento!
Non possiamo continuare a fare, in 7 miliardi, da ostaggio per un piccolo gruppo di dirigenti impegnati in anacronistici giochi di potenza!
Dal 1945, in media ogni 6 anni il mondo ha sfiorato una guerra nucleare: per quanto tempo ancora disporremo di una fortuna così straordinaria di sopravvivenza ?
Perciò, raccogliamo e diffondiamo l’appello dei partigiani francesi :

ESIGETE ! un disarmo nucleare totale
(di Stéphane Hessel e Albert Jacquard, Ed. Ediesse 2014)

 

L’impegno di ESIGIAMO! il disarmo nucleare totale

In Italia abbiamo lanciato due petizioni telematiche, collegate ad una iniziativa politica ampia.
www.petizioni24.com/esigiamo
www.petizioni24.com/dirittoaldisarmonucleare
Quest’ultima è particolarmente interessante perchè coinvolge un impegno giovanile: il MUN del Liceo Linguistico Manzoni di Milano. Una delegazione potrebbe riuscire ad incontrare Ban Ki-Moon all’EXPO di Milano (il 16 ottobre pv).
Possiamo studiare una internazionalizzazione delle petizioni.
Vorremmo contribuire a qualificare il movimento internazionale per l’abolizione delle armi nucleari con l’aggiunta di un contributo culturale “latino”.
Una iniziativa potrebbe essere un appello internazionale per la revoca delle sanzioni alla Russia: non perché si vuole sostenere il regime di Putin ma perché non crediamo sia il caso di ritrovarsi in una seconda Guerra Fredda.
Ma l’apporto più importante sarebbe fornire argomenti culturali non aggirabili per giustificare la condanna del possesso in sé delle armi nucleari: a questo serve il concetto di “diritto alla sopravvivenza dell’umanità” cui si rifà il documento di seguito esposto.

Dichiarazione per il “diritto alla sopravvivenza dell’Umanità”

?Noi, donne e uomini, partecipanti all’incontro di Villar Focchiardo del 25 settembre 2015, cittadine e cittadini del mondo appartenenti alla famiglia umana, responsabili della custodia della Madre Terra , l’unico pianeta che abbiamo, che abitiamo e che amiamo
Riaffermando che il principale scopo delle Nazioni Unite è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale,
Ricordando i principi fondamentali della legge internazionale definiti nella Carta delle Nazioni Unite,
Esprimendo la volontà e l’aspirazione di tutti i popoli a sradicare la guerra dalla vita dell’umanità e, soprattutto, ad evitare una catastrofe nucleare mondiale, che può scatenarsi persino per incidente, per caso e per errore;
Riconoscendo che il mantenimento di una vita pacifica per i popoli è sacro dovere di ogni Stato, e che la sua sovranità è legittima nella misura in cui protegge la vita e la dignità della vita promuovendo i diritti umani, individuali, collettivi e dell’umanità intera;
Consapevoli che il mantenimento in vita dell’umanità costituisce il prerequisito internazionale assoluto per il benessere materiale, lo sviluppo e il progresso dei paesi, e per la piena attuazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali proclamate dalle Nazioni Unite,
1. ci assumiamo il compito di annunciare una verità che a noi appare evidente ed inoppugnabile: la difesa del diritto alla sopravvivenza dell’intera umanità e la promozione della sua attuazione costituiscono un obbligo fondamentale per ogni Stato e per la comunità organizzata degli Stati;
2. indichiamo agli Stati, a tutti gli Stati, il dovere di assicurare la sopravvivenza dell’umanità, oltre che attraverso politiche di salvaguardia dell’ecosistema globale, soprattutto mediante l’urgente e prioritaria eliminazione della minaccia di guerra, in particolare della guerra nucleare, che esige l’immediato disarmo nucleare totale collegato all’abolizione giuridica degli armamenti nucleari;
3. sottolineiamo che la deterrenza nucleare rappresenta una minaccia permanente di guerra e di sterminio universali che inquina il carattere stesso della civiltà umana; ne consegue che al di là dello stesso possesso di armi nucleari, il solo predisporle andrà condannato e perseguito, da un ordine giuridico internazionale giusto, come “crimine contro la pace” e “crimine contro l’umanità”.
Per concludere citiamo il Manifesto Russel-Einstein del 1955, di cui condividiamo spirito e contenuti: “Si apre di fronte a noi, se lo vogliamo, un continuo progresso in felicità, conoscenza e saggezza. Sceglieremo invece la morte, perché non sappiamo dimenticare le nostre contese? Ci appelliamo, come esseri umani, ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità, e dimenticate il resto”.

Dove presentare la proposta per il diritto umano alla sopravvivenza di tutte/i

?Occorre indirizzare la proposta al “Gruppo di lavoro intergovernativo” del Consiglio Diritti Umani, organo delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra.

?L’occasione della COP 21 a Parigi potrebbe essere un utile momento di chiarificazione e di intervento.

?Per migliorare, emendare, integrare il testo: [email protected]

Di Alfonso Navarra
Direttore di Difesa-ambiente
Obiettore alle spese militari e nucleari
www.osmdpn.it
www.energiafelice.ita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *