Buona Governance, innovativa: che cos’è? Johan Galtung

Pretoria, Sud Africa, discorso di apertura

La governance è politica, potere: politico-economico-militare-culturale; decisioni-carote-bastoni-idee. La politica riguarda i problemi del realizzare un obiettivo; riguarda i conflitti nel realizzare obiettivi incompatibili. Contraddizione = pericolo+opportunità; l’arte dell’impossibile.

Risposta: BuonaGovernance BG = TCC Trasformazione Creativa del Conflitto.

Ciò comprende una diagnosi, chi sono le parti, quali sono i loro obiettivi e le incompatibilità; una prognosi, dalla frustrazione all’aggressione/apatia, dal pregiudizio-discriminazione a odio-violenza; una terapia, soluzione-trasformazione del conflitto, proposta di visioni creative di una nuova realtà dove gli obiettivi sono compatibili e nuovi conflitti più facili da trattare.

Due esempi di una buona governance creativa dalla Norvegia e dall’Europa.

Il partito laburista norvegese, in uno stato con forti divisioni di classe, profondamente colpito dalla Rivoluzione del 1917, divenne membro dell’Internazionale Comunista. Obiettivo era sollevare le classi inferiori dalla miseria con un intervento attivo dello stato e programmazione; nessuna chance come partito comunista in una Norvegia cristiana-capitalista-democratica. Uscirono allora dall’Internazionale, fecero un’alleanza con i piccoli coltivatori e i pescatori e crearono una nuova realtà dove l’abolizione della miseria era compatibile con la democrazia. Quella nuova realtà ebbe nomi: socialismo, social-democrazia, stato assistenziale. Le origini tedesche furono messe da parte dal nazional- socialismo, nazismo; ma riemersero in seguito come social-capitalismo.

Gli altri paesi nordici erano sulla stessa pista, facendo brillare come fari per altri dei piccoli paesi nel profondo Nord. Oggi però le maggioranze favoriscono meno la distribuzione e lo stato e più la crescita e la privatizzazione. Una contraddizione trascesa; emerge il nuovo. È la storia.

Oggi la Cina combina il meglio del marxismo-comunismo, l’attenzione centrata sui bisogni fondamentali dei più bisognosi, con il meglio del liberalismo-capitalismo, lo spirito imprenditoriale innovativo. Sollevando le sorti delle fasce più misere, forse 400 milioni dal 1991 al 2004, affinché partecipino a un mercato fiorente.

Lo chiamano capit-comunismo, sia-sia, giocando il meglio di tutti e due. L’Occidente arrogante protegge la propria ignoranza accantonando la Cina come autoritaria, sapendo nulla dei suoi 2.500 anni di democrazia della petizione, ossia considerare lo scontento massiccio come perdita del “mandato del cielo”. Frattanto la Cina beneficia del proprio vantaggio comparativo taoista, un’epistemologia basata su olismo-dialettica, non su dualismo-manicheismo.

Il secondo esempio: il conflitto fra punire la Germania e costruire una nuova Europa dopo la seconda guerra mondiale. La formula di Monnet-Schuman ebbe un tocco di genio: “La Germania è stata così atroce che dev’essere un membro della famiglia europea”. L’Europa, piagata da due guerre mondiali nel corso di una generazione, aveva bisogno di coesione; la Germania era indispensabile, rinata in termini egalitari. La formula, ridicolizzata e sospettata, fu accettata e divenne trainante: Fatemi!; cominciando nel 1950 con Francia e Germania; nel 1958 c’era una Comunità Economica Europea a 6 membri, adesso a 28 e con grosse contraddizioni fra la Germania creditrice e molti altri come debitori. Di nuovo storia, e ne arriva altra, in cerca di molta creatività.

Una semplice formula per una trasformazione creativa del conflitto: mappare-legittimare-creare un ponte, per mezzo del dialogo, del cercarsi reciprocamente, porre domande, agire da mediatori con tutte le parti, testa a testa, una alla volta. Chiedere come sarebbe il matrimonio, la scuola, il posto di lavoro, l’Afghanistan, il Medio Oriente dove vorrebbero vivere. Chiedere come giustificano i propri obiettivi, verificare le risposte per una legittimazione secondo la legge, i diritti umani e i bisogni fondamentali; degli umani, per la sopravvivenza, il benessere, la libertà (opzioni), l’identità (vita sensata) e della natura, per la diversità e la simbiosi. Due pilastri sacri, non-negoziabili su cui può crescere una governance valida.

Terzo: unire creativamente, trascendere, individuare gli obiettivi legittimi, costruire un rapporto accettabile basato sul positivo, sul buono che c’è in tutti. I sociologi sono spesso troppo positivisti, col vero vs il falso, per essere creativi; i legali troppo moralisti, la ragione vs il torto. Provare con architetti, ingegneri, validi uomini d’affari-politici, donne dai molteplici compiti, artisti.

Oggi stiamo operando a cinque livelli di governance: municipale, provinciale, statale, macroregionale, globale; troppo territoriale ma necessaria.

Si aggiunga il principio di sussidiarità: risolvere problemi e conflitti al più basso livello possibile e si aggiunga democrazia-parlamentarismo. Ma come?

Non la formula di Westminster uninominale con dibattito, voto, e il vincitore si prende tutto: una cospirazione contro la creatività:

– l’elettorato non è un insieme comunitario organico con una dialettica, bensì un’entità artificiale, propensa alla manipolazione dei collegi elettorali;

– il dibattito è fra posizioni partitiche congelate, non un dialogo di ricerca reciproca di nuove idee accomunanti, eventualmente inclini al consenso generalizzato;

– il voto abbrevia quel procedimento, sacrificando le idee all’aritmetica;

– il vincitore ha già una posizione, una testa di ponte, non un ponte;

– l’opposizione, allorché insediata, distruggerà quella testa di ponte a favore della propria, e viceversa, conducendo a una posizione pendolare bloccata.

Piuttosto la formula svizzera basata su 2.300 comuni e una democrazia diretta, su governi di coalizione con dialettica incorporata, responsabili verso i referendum popolari. Queste sono dimensioni chiave.

Tornando ai quattro tipi di potere. Ci devono essere decisioni ma non basate su carote e bastoni, mazzette e minacce, denaro e bombe. Quelli con molta di quella roba non hanno bisogno di idee creative, accomunanti.

Le ONG hanno solo potere d’idee, e devono basarsi sulla creatività.

Le compagnie transnazionali (TNC) hanno potere di denaro, lo investono creativamente sul mercato, raccolgono crescita e diseguaglianza, violano i bisogni umani e della natura. Cooperative con vendite dirette anziché grosse aziende con catene e collegamenti interminabili che fanno pagare commissioni. Boicottare le TNC con il peggiore rapporto di reddito fra amministratore delegato e lavoratori, disinvestire, sanzionare; esigere tasse sulle transazioni finanziarie.

Sono appena tornato dal Messico a proposito della riduzione della violenza mediante 50 proposte creative; prima di quello, soluzioni creative per i conflitti sulle isole nei mari della Cina; e prima ancora, 150 altre, di cui alcune alquanto riuscite: la creatività funziona. Ma è un lavoro duro, e può richiedere tempo. Benvenuti a transcend.org.

 

9 giugno 2014

  1. Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

  2. Titolo originale:Good, Innovative Governance – What Is That?

https://www.transcend.org/tms/2014/06/good-innovative-governance-what-is-that/

Una replica a “Buona Governance, innovativa: che cos’è? Johan Galtung”

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