Dalla sofferenza alla gioia – Recensione di Cinzia Picchioni

cop_dalla-sofferenza-alla-gioia-libro-72909Mario Thanavaro, Dalla sofferenza alla gioia, Magnanelli, Torino 2013, pp. 192, € 11,00

Di che origine è questo strano cognome? Mi sono chiesta. L’autore è originario di Cividale del Friùli, ho scoperto leggendo le brevi note biografiche, e il cognome non mi sembrava di quelle parti. Ma poi, leggendo il libro, ho scoperto a un certo punto che il suo maestro zen gli ha conferito un nome spirituale, Thanavaro appunto, che significa «Fondazione eccellente».

Abbiamo presentato questo prezioso libretto (libretto solo per via del formato, tascabile, per portarselo sempre dietro) poco tempo fa, nella Sala Gandhi del Centro Studi Sereno Regis di Torino. Nella città era in pieno svolgimento il Salone Internazionale del Libro e perciò le persone intervenute non sono state molte, ma questo ha permesso una serata molto familiare e intima e anche una piccola meditazione finale verso la gioia, guidata dall’autore. Egli è stato infatti anche monaco buddhista (nella tradizione theravâda) e ora – tornato laico – insegna meditazione di consapevolezza e ha fondato (con Enzina Luce Franzese) l’associazione Amita LuceInfinita per la crescita olistica nella spiritualità. La serata perciò non è stata la «classica» presentazione di un libro, assomigliava più a una chiacchierata nel salotto di Mario Thanavaro, con persone interessate a un cammino interiore di consapevolezza, sulla scia del Buddha.

Perché un libro di meditazione?

«Come guarire dal dolore del mondo», il sottotitolo, è stato uno dei motivi della presentazione al Centro Studi Sereno Regis; nel libro si tratta di evoluzione interiore, di soluzioni pacifiche per guarire dal dolore del mondo che, prima o poi, toccherà tutti e tutte noi. Allora, abbiamo imparato quella sera, si tratta di cambiare noi stessi per affrontare con docilità le avversità che – inevitabilmente – ci verranno incontro nel corso della vita. Sull’importanza della presenza mentale leggiamo con attenzione le parole di Thich Naht Hahn alle pp. 124-5, dove si insiste sull’importanza della meditazione, anche per un’azione e una militanza efficaci, come più avanti ci  indica Thanavaro:

«La presa di coscienza ci rende audaci: se lasciamo andare la paura di soffrire, invecchiare, ammalarci, morire e perdere persone a noi care, possiamo avere lapresenza mentale necessaria per essere pronti quando la vita ci chiede di far ricorso a tutte le nostre risorse, e poiché nella vita tutti saremo prima o poi chiamati a farlo, è bene allenarci a non fermarci davanti al dolore, trovando un equilibrio anche nelle esperienze più disagevoli», p. 129.

Proseguendo nella lettura ho scovato molte parole di cui si legge e si parla continuamente al Centro Studi Sereno Regis, e le ho usate come sottotitoli…

Nonviolenza, pace, conflitto, guerra

«Non creare altra sofferenza» (una specie di frase koan ripetuta dall’autore) può essere una delle traduzioni per la parola sanscrita «ahimsa» – nonviolenza – che a volte si trova tradotta anche con «non nuocere»:

«[…] se togliamo carburante al motore della sofferenza, che alimenta il conflitto e ci porta a fare la guerra dentro e fuori di noi, probabilmente troveremo il modo di vivere bene, felici di dialogare, di parlare, di comprenderci e magari di cambiare la visione l’uno dell’altro. Se invece alimentiamo il motore della sofferenza, di cui la guerra è il nefasto effetto, non possiamo fare del bene a noi stessi né agli altri. Anche se non abbiamo responsabilità dirette per i mali del mondo, se non ne siamo i diretti responsabili come i burattinai che tirano le fila del potere, abbiamo comunque una responsabilità che riguarda soprattutto la nostra persona», p. 43.

Verità

Per chi «mastica» già un po’ di buddhismo c’è l’insegnamento delle Quattro Nobili Verità (pp. 111-20), nel «Grande discorso sui fondamenti della presenza mentale» (Mahâsatipatthâna Sutta).

Armi, riconciliazione, solidarietà

«[…] viviamo in un mondo violento e amorale, martoriato dalle guerre, e non vogliamo superare le nostre diversità attraverso il dialogo, il perdono, il rispetto e la riconciliazione. Se potessimo combattere con cuscini di piume invece che con le armi […] non ci sarebbero tanti orrori e morti; invece, abbiamo sviluppato una tecnologia che promuove la cultura della morte. Proprio perché la temiamo rispondiamo a ogni minaccia con violenza. […] Il rispetto delle leggi e del diritto internazionale dovrebbe aiutarci a promuovere la cooperazione, la solidarietà e la pace, a comprendere che siamo tutti sulla stessa barca e sotto uno stesso cielo», pp. 144-5.

«Sotto uno stesso cielo», ecco, proprio questa frase mi fa venire voglia di trascrivere quest’altro pezzettino di dialogo con Mario Thanavaro, così «affine» alle tematiche di cui il Centro Studi Sereno Regis si occupa da oltre 30 anni: «È evidente che il mondo è in crisi e che viviamo una profonda sindrome di insicurezza, tuttavia dobbiamo guardare avanti con fede e fiducia per ripartire prendendo come base del nostro sviluppo la comprensione della nostra interdipendenza», p. 37.

Azione o medit-azione?

Intanto bisognerebbe rispondere che occorre cercare di non usare «o … o», ma sempre «e … e» così si creano meno contrapposizioni. Poi, a chi volesse dire che non c’è tempo per meditare, che dobbiamo lottare, scendere in piazza, entrare in politica ecco qua un parere (quello dell’autore) cui si unisce quello di chi scrive (per ciò che può valere…):

«La pratica spirituale non ci allontana dai problemi del mondo, ma intende risolverli promuovendo la semplificazione dei bisogni, il consumo consapevole, l’ecosistema, l’uguaglianza sociale e una decrescita felice […] il risveglio di una consapevolezza globale fondata sulla ridistribuzione delle ricchezze, il riconoscimento del capitale umano e il rispetto universale dei diritti di tutti gli esseri senzienti», p. 36.

E a chi volesse dire che siamo troppo piccoli per fare la differenza, che il resto del mondo è più potente e ragiona diversamente e noi non abbiamo armi sufficienti e che in fin dei conti la nostra piccola battaglia individuale non conta nulla, ecco qua un proverbio tibetano, tratto dal libro, ovviamente: «Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova a dormire con una zanzara».

Medit-azione e azione

Se pensiamo che non si può perdere tempo a stare seduti con la schiena diritta mentre fuori il mondo va a rotoli eccovi alcuni consigli forniti dall’autore (un maestro di meditazione):

«Potremmo per esempio iniziare a liberarci del superfluo, invertendo così un’economia di mercato infettata da fenomeni speculativi finanziari e basata sul controllo delle multinazionali, improntata sullo smisurato guadagno di pochi. Questo mercato senza regole, che calpesta i diritti degli stessi lavoratori, soffre di un liberismo sfrenato e di una corsa produttiva non più sostenibile che ha alimentato il fuoco dei desideri e ci ha resi tutti consumatori insaziabili. Occorre imparare a lavorare per il bene comune introducendo norme di vigilanza sulla finanza selvaggia per uscire dal circolo vizioso e folle dell’avidità e della rapacità del capitalismo bancario e dei mercati», p. 36.

Infine – come potrebbe mancare – il cinema!

Quiddità. Avete mai sentito questa parola? Bellissima a mio parere (oltre a ricordarmi la saga di Harry Potter e le partite di quiddich… che avessero qualcosa in comune? Bisognerebbe chiederlo alla Rowlings…), la leggiamo a p. 153 e ha a che fare con il cogliere l’attimo fuggente (che mi porta naturalmente a un altro ricordo cinematografico, inutile dire quale), viverlo con intensità per smettere di stare nel passato: «[…] la pratica della presenza mentale è fondamentale, perché ci permette di vivere nella pienezza […] se il nostro pensiero corre a qualcosa di diverso rispetto a quello che stiamo facendo, diventa impossibile vivere il presente pienamente e chiaramente o capire le potenzialità di realizzazione che racchiude», pp. 153-4.

Piena-mente e chiara-mente: pienezza mentale (mente piena di presenza) e mente chiara, cioè non intorbidata, non offuscata, nitida, pulita, che se ne può vedere il fondo…

2 Risposte a “Dalla sofferenza alla gioia – Recensione di Cinzia Picchioni”

  1. Vi ringrazio per la calorosa accoglienza e l'ospitalità. E' stata una bellissima serata! Auguro al Sereno Regis e a tutti voi una lunga vita, serena, e pro-attiva/meditativa per un mondo migliore. Che la Pace Regni sulla Terra!

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